La crisi ha lanciato forti dubbi su tutte le nostre tipiche concezioni finanziarie. Parimenti ha messo in forse le prospettive per mercati che sembravano in decisa ascesa. Uno di questi è quello degli emergenti, massimamente rappresentati dal poker dei Bric, ovvero Brasile, Russia, India e Cina.
Allianz Global Investors, tra le più grande società di asset management al mondo, ritiene che vi siano ancora solidi presupposti fondamentali per investire nei mercati BRIC, e che tali economie rappresentino un'eccezione nel panorama di generale incertezza.
"Le valutazioni dei mercati emergenti sono a livelli estremamente bassi” afferma Michael Konstantinov, gestore di Allianz RCM BRIC Stars Fund “e stanno già scontando prospettive molto cupe. In un'ottica globale, Brasile, India e Cina sono i mercati che secondo le nostre aspettative
segneranno una crescita nel 2009, attesa tra l'1,5% e il 2% per il Brasile, tra il 5,5% e il 6,5% per l'India e pari all'8% per la Cina. Sebbene i tassi di crescita possano non essere entusiasmanti come in passato, su base relativa i paesi BRIC risultano meno colpiti dal rallentamento congiunturale
globale. Mentre i mercati azionari dei paesi emergenti hanno sofferto a causa del rallentamento globale, nei mercati BRIC i sistemi finanziari stanno effettivamente mostrando una buona capacità di tenuta, liberi dalle difficoltà di investimento che affliggono le banche e gli istituti finanziari del mondo sviluppato (titoli tossici, mercati immobiliari problematici e sovrainvestimenti eccessivi). Naturalmente i mercati dei paesi BRIC risentiranno del rallentamento congiunturale, che avrà effetti negativi sui prestiti in sofferenza, farà rallentare la crescita dei mutui e forse creerà una certa pressione sui margini. Tuttavia non stiamo parlando di capitale azionario a rischio, pertanto riteniamo che in un lasso di tempo relativamente breve questi sistemi finanziari riprenderanno a funzionare e saranno in grado di fornire credito e liquidità alle rispettive economie. Questi paesi hanno inoltre accumulato ingenti riserve, che adesso possono essere impiegate per stimolare le economie interne. A eccezione della Cina, dove le esportazioni rappresentano circa il 35% del PIL, queste economie sono meno dipendenti dalle esportazioni, e la crescita del PIL è trainata dalla domanda interna.” Procediamo ora a una visione specifica delle singole realtà.
Cina: il mercato e l'economia più importante del mondo emergente
"Riteniamo che le misure politiche decisamente aggressive adottate dal governo cinese, che ha stanziato investimenti per 4.000 miliardi di renminbi per il periodo 2009-10 (circa il 6,5% del PIL all'anno), porteranno buoni frutti. Nonostante il netto rallentamento della crescita nel quarto trimestre
del 2008, crediamo che la pronta risposta fornita dalle autorità cinesi stabilizzerà la crescita e porterà la Cina a registrare un tasso di crescita attorno all'8% nel secondo semestre dell'anno. "Elemento chiave del pacchetto di stimoli è l'investimento immediato e significativo nelle infrastrutture. A integrazione del piano di stimolo fiscale, la Cina ha annunciato precisi obiettivi per la politica finanziaria del 2009: il governo allenterà la politica di credito, deregolamentando i tassi di interesse e introducendo il finanziamento sul mercato obbligazionario per sostenere la crescita. Aumenterà
inoltre la flessibilità dei tassi di interesse, e ridurrà ulteriormente gli interessi ipotecari a sostegno del comparto immobiliare. Il governo intende inoltre allentare e rivedere le condizioni di credito e continuare a fornire un supporto creditizio alle imprese in temporanea difficoltà finanziara ma che
vantano prodotti ancora competitivi. Sono inoltre previste maggiori facilitazioni creditizie riservate alle piccole e medie imprese e agli esportatori, allo sviluppo rurale e ai settori dell’auto e dell’edilizia abitativa. Le difficoltà di finanziamento possono avere causato un temporaneo rallentamento, ma gli
ultimi dati sul credito sono molto incoraggianti: la Cina è uno dei pochi paesi al mondo a registrare un aumento della massa di credito disponibile nel sistema economico, e questo dovrebbe senza dubbio stimolare la crescita. "È importante rilevare che la Cina non dispone solo della volontà, bensì anche delle risorse per stimolare l'economia. Stato e famiglie hanno un elevato tasso di risparmio, la bilancia fiscale ha registrato un surplus superiore all'1% rispetto al PIL nel 2008 e il debito pubblico totale si è mantenuto al di sotto del 30% del PIL. Un avanzo delle partite correnti superiore al 10% del PIL e 2.000 miliardi di dollari in riserve estere sono sufficienti per sostenere una valuta stabile, e lasciano ancora spazio per un allentamento della politica monetaria. “Chiaramente la Cina risente del netto rallentamento delle esportazioni, ed è strettamente interconnessa con il commercio globale e l'attività economica mondiale, tuttavia riteniamo che grazie a queste misure interne di stimolo la domanda domestica assumerà un ruolo di maggiore peso, riuscendo in parte a controbilanciare il calo delle esportazioni. Nel complesso, le misure annunciate indicano un forte impegno per contrastare l'impatto della recessione globale sull'economia cinese. Rimaniamo fiduciosi nell'efficacia di queste misure e in una ripresa della crescita del PIL cinese nel secondo semestre del 2009.
Conclusione > Sovrappesiamo la Cina
India: la forte domanda interna e il ciclo ribassista dei tassi di interesse dovrebbero aprire a buone prospettive dopo le elezioni di maggio
"Manteniamo una certa cautela sull'India. In primo luogo, le prossime elezioni stanno alimentando un clima di incertezza sul mercato azionario, e in secondo luogo l'India presenta un disavanzo delle partite correnti e dipende in certa misura dall'afflusso di capitali esteri, che nell'attuale contesto
recessivo ha subito un rallentamento causando il deprezzamento della valuta. Sebbene questi venti contrari continueranno a soffiare nei prossimi mesi, riteniamo tuttavia che l'economia indiana sia in grado di resistere piuttosto bene al rallentamento globale, grazie a un sistema finanziario in buona
salute e a un'economia fortemente orientata al mercato interno. La quota di esportazioni è tra le più basse di tutti i mercati emergenti.
"Nel 2008 i prezzi elevati delle materie prime hanno influito negativamente sulla bilancia commerciale indiana: secondo le stime lo scorso anno il governo ha speso il 2% del PIL in sussidi petroliferi e alimentari. Questi stanziamenti adesso possono essere reindirizzati verso i progetti infrastrutturali,
ambito in cui le politiche del governo e la velocità di attuazione giocano un ruolo fondamentale. La riduzione dei prezzi delle materie prime e l'allentamento della politica monetaria faranno aumentare la liquidità nel sistema bancario e, in ultima analisi, ridurranno i tassi di interesse. In passato, i cicli di riduzione dei tassi duravano in media sei anni e nella fase iniziale fornivano scarsi incentivi ai consumatori. Tuttavia, considerato il rapido susseguirsi di tagli nella fase in corso, ci si potrebbe aspettare che la spesa al consumo aumenti o almeno si mantenga ai livelli attuali. "Sia il governo sia la Banca Centrale Indiana hanno adottato misure controcicliche per stimolare l'economia. Il governo ha già annunciato due round di pacchetti fiscali e ulteriori riduzioni dei tassi, e per tutto il 2009 sono attesi annunci di misure di stimolo, che dovrebbero rilanciare i settori legati ai consumi e quelli sensibili ai tassi di interesse. Le famiglie indiane presentano inoltre un elevato tasso di risparmio, che secondo le attese dovrebbe diminuire leggermente nell'attuale contesto di tassi di interesse in calo.
"Negli ultimi sei anni la crescita degli utili delle società indiane si è mantenuta in media su un tasso nettamente superiore alla crescita nominale del PIL. Nei settori del petrolio e del gas la correzione dei prezzi delle commodity porterà inevitabilmente a una riduzione degli utili delle aziende, esposte inoltre alla pressione causata dalla diminuzione della domanda di beni (ambito in cui il credito rappresenta un problema). Di conseguenza, le stime sugli utili sono già scese al 12-13% dal precedente 30%, tuttavia riteniamo che le stime di crescita siano ancora troppo elevate e dovrebbero scendere al 5%, sebbene le valutazioni siano prossime ai minimi storici (11X P/E / 2.0X P/B) "Rispetto al resto dell'Asia, quella indiana è una delle economie meno aperte: l'incidenza percentuale delle esportazioni sul PIL è pari solo al 14%, rispetto a una media del 52% per la regione asiatica (Giappone escluso). Nondimeno, un rallentamento è inevitabile a causa del calo degli investimenti, il cui finanziamento sta diventando meno accessibile. D'altro canto, finché non ci sarà siccità e la crescita del PIL agricolo si manterrà costante la domanda rurale di beni non durevoli ammortizzerà il calo dei consumi (i beni non durevoli rappresentano circa la metà dei consumi privati totali).
"Una volta archiviate le elezioni, riteniamo che l'imponente economia interna e il ciclo ribassista dei tassi di interesse in atto consentiranno all'economia indiana di iniziare a stabilizzarsi, con prospettive che dovrebbero essere relativamente buone.
Conclusione > Manteniamo la nostra posizione sottopesata in India prima delle elezioni (previste per
maggio/giugno 2009).
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