Indagine Ernst & Young: il 53% degli intervistati si dichiara incline a considerare positivamente le dismissioni alla luce dell’attuale contesto economico.
Secondo l’indagine condotta da Ernst & Young “Divesting in turbulent times – Achieving value in a buyer’s market”, per affrontare più adeguatamente l’attuale clima di volatilità economica si rivela necessario per le aziende abbandonare le tradizionali forme di disinvestimento. In un contesto di tempistiche scarsamente controllabili ed influenzabili, per garantire il pieno successo delle operazioni straordinarie risulta vincente agire con maggiore creatività, decisione e flessibilità.
L’indagine realizzata da Ernst & Young, la prima ad affrontare questo tema a livello mondiale, prende in esame le modalità di gestione delle operazioni di disinvestimento in periodi economici particolarmente turbolenti. La ricerca ha coinvolto 360 executive di imprese operanti in tutto il mondo ed aventi un giro di affari superiore al miliardo di dollari.
Dall’analisi emerge come più della metà dei soggetti coinvolti (53%) sia maggiormente incline a considerare possibili disinvestimenti alla luce dell’attuale contesto economico. Gli intervistati, in generale, si aspettano trattative molto più complesse in termini di processo e struttura, con richieste solitamente più articolate da parte degli acquirenti. Una minoranza significativa (23%) è alla ricerca di liquidità - per risanare bilanci, finanziare acquisizioni o ripianare debiti – mentre la metà circa degli intervistati (48%) si è detta più propensa a valutare strutture dell’operazione più innovative, in un periodo nel quale la cessione di un asset difficilmente conduce al pagamento del 100% del valore in contanti.
Franz Schütz, Partner Ernst & Young, Responsabile Corporate Finance, ha così commentato: “Fino a qualche anno fa le cessioni di aziende avevano luogo, nella maggior parte dei casi, con pagamento in contanti. Oggi non è più così. Se da un lato una percentuale molto elevata di aziende prende in considerazione il disinvestimento, dall'altro la crisi del mercato del credito impone la necessità di valutare alternative alla vendita in contanti e di creare accordi strutturati in maniera più innovativa”.
“I venditori stanno inoltre prendendo coscienza della necessità di perseguire simultaneamente differenti opzioni di disinvestimento, al fine di raggiungere con maggiori probabilità gli obiettivi prefissati. In generale, per garantire la massimizzazione del valore, le imprese dovranno perfezionare le tecniche di analisi della gestione del portafoglio, già da tempo utilizzate nel settore del private equity”.
Chi sono gli acquirenti? Mercati emergenti, fondi sovrani ed enti governativi
Ci troviamo senza dubbio di fronte ad un mercato in espansione, ove i possibili acquirenti comprendono ora anche le aziende di mercati emergenti, i fondi sovrani e gli enti governativi. Le necessità di tali acquirenti si sono tuttavia sensibilmente diversificate, generando una maggiore complessità nella gestione delle transazioni.
“Gli acquirenti che dispongono di liquidità possono sfruttare l’opportunità unica di acquisire aziende che non sarebbero altrimenti oggetto di cessione alle attuali condizioni di mercato”, ha proseguito Schütz. “Le imprese con una situazione finanziaria solida, in particolare, hanno ottime probabilità di aggiudicarsi deal interessanti. Affinché le trattative abbiano successo, tuttavia, è necessario che acquirenti e venditori collaborino più strettamente per la chiusura della transazione. In questo momento sono certamente i compratori a trovarsi in una posizione di vantaggio; per tale ragione ai venditori converrà focalizzarsi su differenti proposte - eventualmente personalizzando l’offerta di vendita rispetto ai singoli buyer - superando così le possibili perplessità degli investitori sull’opportunità di proseguire nelle trattative”.
L’essere preparati produce valore
Solo un terzo circa (36%) degli intervistati ritiene che gli interventi di dismissione condotti di recente abbiano prodotto i risultati attesi. Il 62% ha indicato la "mancanza di tempo" per prepararsi al disinvestimento come l’ostacolo maggiore al successo dell’operazione. Due terzi ritengono necessari almeno sei mesi per portare a termine con successo una trattativa – un lasso di tempo che non risulta sempre disponibile, specie alla luce dell'attuale scenario economico. In circostanze eccezionali le aziende dispongono solitamente di opzioni limitate, tra cui quella di vendere rapidamente e a valori contenuti.
“Avere il tempo per preparare adeguatamente una trattativa di vendita è un aspetto di vitale importanza, anche se il clima economico porta le aziende a intraprendere processi di disinvestimento accelerati. È necessario che esse mantengano un‘elevata capacità di reazione e che siano preparate a uscire da tutte o parte delle loro attività con limitato preavviso. Le aziende più vulnerabili devono, in talune circostanze, essere pronte a reagire nell'arco di meno di dieci giorni”, ha aggiunto Schütz. “Che si tratti di acquirenti o venditori, una gestione proattiva del portafoglio, basata su informazioni il più possibile complete, sarà fonte di maggiore flessibilità. I disinvestimenti difficilmente saranno in grado di generare il valore che erano in grado di produrre in passato, ma un’adeguata preparazione è la migliore difesa nei confronti di questo mutamento”.
Altre considerazioni emerse dallo studio
- Nel settore dei servizi finanziari, il 61% degli intervistati ha asserito che le condizioni del mercato li rendono più inclini a optare per i disinvestimenti; il 55% ha affermato di essere disposto a prendere in considerazione, nell'attuale scenario, molteplici opzioni di disinvestimento – entrambe queste percentuali risultano superiori rispetto alla media del sondaggio. Con dimensioni significativamente maggiori rispetto alla media, le transazioni tipiche del settore finanziario sono spesso difficilmente perfezionabili a fronte del pagamento in contanti.
- Secondo il 23% degli intervistati, nei prossimi due anni, gli acquirenti dei mercati emergenti saranno i principali compratori (rispetto all’11% dei due anni precedenti).
- Solo il 2% ha citato i fondi sovrani tra i principali acquirenti nell'ultimo biennio, con il 7% che ritiene che lo saranno nei due anni a venire. Per contro, il 12% ritiene che i compratori dei prossimi due anni proverranno dal settore del private equity (rispetto al 16% del biennio appena concluso).
L’indagine Ernst & Young Global Divestment Survey 2009
L’indagine Ernst & Young Global Divestment Survey 2009 si basa su sondaggi realizzati con senior executive di grandi aziende e su una serie di interviste personalizzate. La ricerca è stata condotta nei mesi di novembre e dicembre 2008, contattando un totale di 360 senior vice president e top executive di aziende con oltre un miliardo di dollari di fatturato. La ricerca ha riguardato numerosi settori (il 33% dei quali rappresentati dal settore dei servizi finanziari).
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