Ad Van Tiggelen, senior strategist in ING Investment Management spiega perchè la rinascita dei mercati può essere un "problema" per il risparmiatore.
Pare che la crisi del credito abbia ormai fatto il suo corso: sicuramente una buona notizia per l’economia, ma non proprio per i risparmiatori. I tassi di interesse dei conti di risparmio e di deposito sono crollati, in qualche caso si sono quasi dimezzati nel giro di pochi mesi.
Tornata la fiducia nel sistema bancario, gli alti interessi che dovevano essere pagati per attirare i risparmiatori sono ormai una questione del passato. Questo pone un problema per i risparmiatori, che l’anno scorso potevano parcheggiare la loro liquidità contando su tassi di interesse molto più alti di quelli offerti dai bond governativi a breve termine e confidando sul fatto che la maggior parte dei Governi garantiva fino a 100mila euro. Oggi la garanzia c’è ancora, ma non ci sono più gli interessi! E diciamo la verità: in un mondo dove l’inflazione è a zero, i tassi di interesse su classi prive di rischio dovrebbero essere bassi. Gli alti tassi di interesse dell’anno scorso erano in realtà una sorta di pacchetto regalo abbinato alla crisi, un raro caso di generosità politica.
Molti risparmiatori dovranno fare i conti con questa nuova realtà nella seconda metà dell’anno, quando i depositi con scadenza a un anno dovranno essere rinnovati. Parte di loro li rinnoverà comunque, anche con interessi bassi. Dopo tutto, un rendimento con percentuali basse è ragionevole finchè l’inflazione è a zero. Altri avranno difficoltà con questa mentalità “giapponese” e cominceranno a cercare opportunità più vantaggiose. La buona notizia è che le azioni e i corporate bond offrono ancora rendimenti interessanti, quella cattiva è che c’è una ragione se i rendimenti sono così elevati. I mercati dei capitali sono piuttosto efficienti e gli investitori stanno scontando il fatto che le incertezze relative allo scenario economico globale sono insolitamente elevate.
Gli ottimisti si aspettano un deciso rimbalzo nel 2010 e in particolare nel 2011, guidato dal basso costo del denaro e dai mercati emergenti. In ogni caso, la possibilità di una ripresa lenta e prolungata caratterizzata da livelli di inflazione bassi o nulli è altrettanto alta. In questo scenario è probabile che la crescita dei ricavi delle aziende rimanga contenuta e il loro potere di stabilire i prezzi limitato, lasciando davvero poco spazio alla crescita dei profitti. Dato che entrambi gli scenari sono probabili, non si dovrebbe puntare tutto su uno dei due in particolare.
Per chi vuole far crescere i propri guadagni trasferendo i soldi dai conti di risparmio a forme di investimento più remunerative, i bond e le azioni di società solide appaiono ancora attraenti. Sorprendentemente, in alcuni settori europei, (oil, utilities, telecom e healthcare) i dividendi vanno dal 5 al 7%, esattamente come i rendimenti offerti dai bond di quelle stesse società. Questa è un’anomalia storica, dato che i dividendi normalmente tendono a essere molto più bassi dei rendimenti dei bond. D’altronde, si suppone che i dividendi crescano nel corso del tempo, mentre la cedola di un bond rimane invariata. Quindi, perchè questi dividendi sono così alti? Davvero gli investitori pensano che le aziende non saranno in grado di garantire gli stessi flussi in futuro? Noi riteniamo che saranno in grado di farlo, dal momento che si tratta di società di settori non ciclici con bilanci discreti.
Una spiegazione più plausibile è che gli investitori non si aspettino un aumento dei dividendi da parte delle società nei prossimi mesi a causa dello scenario economico incerto che potrebbero dover affrontare in futuro. Quindi, per chi sta cercando un guadagno soddisfacente, le obbligazioni societarie di buona qualità e le azioni ad alto dividendo offrono un’alternativa attraente rispetto ai meno remunerativi conti di risparmio. Nonostante ciò, non va dimenticato che dopo il recente rally i corporate bond e le azioni non sono più sottoprezzati e che i loro alti rendimenti riflettono, di conseguenza, le aspettative degli investitori di uno scenario economico difficoltoso, caratterizzato da una continua e turbolenta corsa agli asset rischiosi.
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