I titoli cinesi quotati ad Hong Kong hanno uno sconto medio del 36% rispetto agli identici titoli negoziati a Shanghai e del 33% rispetto alle azioni dello S&P 500.
“I grossi fondi hedge che hanno contribuito all’aumento della volatilità dei mercati azionari, complice la possibilità di effettuare operazioni short sul mercato di Hong Kong, stanno chiedendo al Governatore della Banca Centrale Cinese di inondare le banche di liquidità”, questa l’opinione di Roberto Malnati, direttore a Lugano di Global Opportunity Investments SA, una società di gestione patrimoniale per la quale gestisce il fondo comune di diritto lussemburghese CB Accent Lux Asian Century.
A fine settembre l’indice HSCEI era stato trascinato al ribasso dalle voci riguardanti la vendita delle quote di HSBC in Ping An Insurance Group Co, poi smentite a fine seduta. I dati di raccolta tuttavia mostrano la salute della società e non spiegano il declino di oltre il 50% registrano nel corso dell’ultimo anno.
“Riteniamo che i titoli cinesi quotati ad Hong Kong abbiano un’elevata sottovalutazione estrema”. Il P/E medio degli ultimi 7 anni è stato 15,25. I livelli attuali sono stati misurati solo a fine 2008, in presenza di un fortissimo rallentamento dell’economia cinese. A questo dobbiamo aggiungere che i titoli cinesi quotati ad Hong Kong hanno uno sconto medio del -36,37% rispetto agli identici titoli negoziati a Shanghai.
Anche in questo caso ci troviamo in presenza di una sottovalutazione esagerata che tende, al variare dei flussi di liquidità e del sentiment di mercato a riassorbirsi.
“L’internazionalizzazione dello yuan e l’apertura del mercato di Shanghai agli investitori stranieri spingeranno i titoli cinesi quotati ad Hong Kong a riallineare le quotazioni, la cui divergenza è misurabile soprattutto negli ultimi due mesi di negoziazioni”.
I titoli che mostrano le più elevate divergenze, tra le quotazioni di Shanghai e Hong Kong sono Xinjiang Goldwind Science & Technology C (71%), China Shipping Container Lines Co (68%), HuadianPower International Co (67%), Aluminum Corp of China Ltd (64%), BBMG Corp (64%), Datang International Power Generation Co (63%), Shanghai Electric Group Co Ltd (61%) e JiangxiCopper Co Ltd (61%).
“Sino a ottobre 2010 l’andamento dei titoli cinesi quotati a Hong Kong presentava una correlazione molto elevata con l’indice CRB delle materie prime, poi in presenza dei primi segnali di ripresa dell’inflazione ha proseguito in lateralità sino a inizio Agosto”.
La differenza di crescita delle due economie unita alla tenuta dei prezzi dell’indice CRB “ci ha fatto decidere, poco prima della crisi esplosa ad inizio agosto, di incrementare le posizioni nei titoli cinesi caratterizzati da tasso di crescita almeno doppio" rispetto al tasso di crescita del PIL cinese.
“Siamo ancora fiduciosi negli investimenti in Cina tramite i titoli quotati ad Hong Kong; nel 2007 l’indice HSCEI era oltre i 20'000 punti oggi ha segnato un minimo a 8574. Nel frattempo l’economia cinese ha fatto passi da gigante”.
Il 33% di sottovalutazione rispetto allo S&P 500. “Il 36% di sottovalutazione rispetto alle azioni A quotate a Shanghai; un rapporto prezzo/utili di 7.48 e dividend yield al 3,68%, in crescita per il prossimo anno, potrebbero non essere argomenti sufficienti se la Cina decidesse di penalizzare gli investimenti finanziari, ma la Cina si sta muovendo, con i suoi tempi, per offrire una valida alternativa ai mercati occidentali”.
Il CB-Accent Lux - Asian Century è riuscito a sovraperformare dell’8% l’Hang Seng China Enterprises Index dal febbraio 2010.
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R Scritto da: Anonimo (24-10-2011 21:04)
Ben venga Malnati...