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Risparmio gestito - Ucits IV, la scelta giusta

di Giacomo Nero

Ultimo aggiornamento : 24-06-2009 11:00
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Ecco le osservazioni di Angelo Lazzari, amministratore delegato di arc Asset Management, sull’opportuno passaggio dalla direttiva UCITS III alla nuova UCITS IV.

La volontà del legislatore è quella di permettere anche agli OICVM (o UCITS secondo la denominazione internazionale) di partecipare alle strutture d’investimento cosiddette “Master-Feeder”, che permetteranno a un fondo d’investimento denominato Feeder di poter acquistare un quantitativo importante di un fondo Master (l’ 85% delle attività Feeder). I vantaggi di questa innovazione? Notevoli.

Infatti consentirebbe di: a) creare importanti economie di scala; ad esempio avere un fondo Master domiciliato in un Paese (dove ha sede la società di gestione, probabilmente) e avere tanti fondi Feeder, uno per ogni Paese dove si intenda commercializzarlo; b) accorpare attività di filiali domiciliate in nazioni differenti; c) penetrare in maniera più semplice in nuovi mercati, riducendo allo stesso tempo i costi di gestione e aumentando la massa in gestione; d) costituire un primo passo, verso una fusione transnazionale di fondi d’investimento; e) … altre idee?

L’approvazione di una proposta del genere offrirebbe inoltre un’opportunità di allargamento di attività caratteristica degli OICVM, non solo nell’ambito dell’investment banking, ma anche del private banking. Infatti la pluri-domiciliazione della struttura Master-Feeder, se ben studiata, potrebbe superare la barriera dei vincoli fiscali nazionali, ottimizzandoli con i regimi fiscali più vantaggiosi. CON RAZIONALE OTTIMISMO Tutto ciò con la Direttiva Europea e le leggi nazionali attualmente in vigore non solo non è previsto, ma anche esplicitamente vietato con una serie di limiti sulla asset allocation di portafoglio.

Fortunatamente invece ci si sta rendendo conto che la versatilità della struttura statutaria che può offrire un OICR, se controllata a dovere dalle autorità competenti, può costituire un vantaggio nella creazione di nuovi veicoli finanziari, e non solo limitarne l’uso al campo di applicazione convenzionale. Non siamo che all’inizio: ed è troppo presto anche solo per pronosticare se tale riforma avrà successo. La data attesa per un’eventuale applicazione delle nuove regole è l’estate 2011. La cooperazione volta a rispettare i bisogni di riforma rappresenterà senz’ombra di dubbio un altro importante banco di prova del sentire europeo che ultimamente è sempre di più provato dagli interessi particolaristici. Se questi ultimi prevarranno, si correrà il rischio di creare un effetto contrario. La posta in gioco è alta: ne va della competitività sull’attrazione dei capitali destinati agli investimenti, sia all’interno della UE ma soprattutto per tutti i capitali extra UE. Buona Fortuna, Europa!





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