Risparmio gestito – Le insidie della Cina

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Michael Godfrey e Matthew Vaight, co-gestori del fondo M&G Global Emerging Markets, fanno il punto sul mercato cinese.

di Matteo Chiamenti30 agosto 2010 | 12:30

Bisogna fare una distinzione tra crescita economica e mercato azionario,
poiché il primo non è un buon indicatore per il secondo, e viceversa. La
storia ci dice che i Paesi con la crescita economica più elevata hanno
realizzato i rendimenti azionari più bassi – un esito che sembra
controintuitivo ma che poggia su due buone ragioni: in primo luogo, la
crescita non sempre crea valore per gli azionisti e, in secondo luogo, gli
investitori hanno l’abitudine di pagare più del dovuto per la crescita.

Crediamo fondamentalmente che sia la creazione di valore, ovvero i ritorni
in eccesso al costo del capitale di una società, a trainarne la quotazione
del titolo nel lungo termine
. La creazione di valore ha un grande potere
esplicativo, così come la corporate governance è di grande importanza a
questo riguardo. Quest’ultima è davvero importante nei mercati emergenti,
perché una migliore corporate governance porta ad una migliore performance
operativa, che a sua volta genera una migliore performance delle azioni.

Partendo da questa considerazione, possiamo mettere in guardia gli
investitori che tra i mercati emergenti guardano esclusivamente alla Cina.
Questa economia ha realizzato una crescita spettacolare, ma gli standard di
corporate governance sono spesso migliori in altri Paesi, come ad esempio il
Brasile, dove la cultura azionaria è più avanzata e anche la qualità del
management è di elevato livello, come nel resto del mondo
. Possiamo fidarci
di queste società e investire con forte convinzione sul fatto che creeranno
valore per noi azionisti. In Cina, al contrario, manca spesso un
orientamento verso gli azionisti, e questo ci mette in difficoltà nel
trovare società valide per essere candidate all’investimento.

Il nostro approccio d’investimento ha volutamente una visione di lungo
termine. Esiste un divario di base tra l’orizzonte temporale delle aziende
(di lungo termine) e quello di molti investitori nei mercati emergenti (di
breve termine). I mercati emergenti sono molto influenzati dalle congiunture
di breve termine – una situazione che ha spesso come risultato il distacco
del prezzo dei titoli dai fondamentali societari. Queste anomalie offrono
eccellenti opportunità agli stock picker. Nel tempo i fondamentali societari
battono il sentiment del mercato e crediamo che queste inefficienze possano
essere sfruttate al meglio tramite un approccio strutturato di selezione
bottom up. Comprendere i fondamentali e le valutazioni delle società è
assolutamente essenziale.

La recente battuta d’arresto dei mercati azionari non ha modificato la
nostra visione positiva sui mercati emergenti. Siamo investitori di lungo
termine e restiamo fiduciosi che il cambiamento in atto nella cultura
corporate porterà ad una più elevata redditività e ad una maggiore creazione
di valore per gli azionisti. A nostro parere, il miglioramento della
corporate governance è un tema pluri-decennale, che non sarà alterato dai
movimenti di breve termine del mercato o dai capricci dei cicli economici.

Le quotazioni sono interessanti e crediamo che il potenziale di crescita non
sia rispecchiato dal prezzo dei titoli. Osservando l’universo
d’investimento, possiamo trovare numerose società con buoni modelli di
business, un management disciplinato e quotazioni interessanti. Crediamo
fortemente che una selezione bottom-up dei titoli sia il miglior modo per
beneficiare delle inefficienze di mercato, e siamo sicuri che la pazienza
degli investitori sarà premiata nel tempo.

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