Risparmio gestito – Le nubi d’Irlanda

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A cura di Laurence Chieze-Devivier e Raphaël Gallardo, Strategist di AXA Investment Managers.

di Matteo Chiamenti30 settembre 2010 | 09:00

Durante l’estate sono tornati a crescere i timori per il debito irlandese, tanto che il rating del Paese è stato tagliato prima da Moody’s (Aa2) e poi da S&P (AA-). Le agenzie di rating temono in particolare il colossale supporto fornito dal governo irlandese al settore finanziario, attraverso la NAMA, l’agenzia creata nel 2009 per assorbire i titoli tossici delle banche locali. Nel documento gli strategist Laurence Chieze-Devivier & Raphaël Gallardo analizzano la situazione irlandese e la necessità di risanamento delle finanze pubbliche del Paese.

A partire dal 2008 l’economia irlandese è caduta in una profonda recessione dovuta al collasso della domanda interna. Prima di quel momento, l’Irlanda era quasi riuscita a sorpassare i suoi partner europei in termini di crescita economica, guidata da una vivace accumulazione di capitale nel real estate e da flussi positivi di immigrazione.

Dall’inizio della recessione al 2009, l’attività reale del Paese si è ridotta di oltre il 14%. Nello stesso periodo, il reddito nazionale si è contratto del 16%. L’economia irlandese sta attraversando una rapida correzione: i prezzi delle case sono scesi del 40% dai massimi raggiunti nel ciclo, il tasso di disoccupazione è arrivato al 13,5% e la domanda interna è crollata e i salari sono in discesa.
Per questi motivi crediamo che il 2010 si concluderà a crescita zero per l’Irlanda e che, in sostanza l’Irlanda non potrà arrivare a una crescita potenziale del 2,5% prima del 2013-’14. A pesare sulla crescita sarà soprattutto il piano di risanamento delle finanze pubbliche che nel medio termine continuerà a limitare la domanda interna.

Anche se gli anni della Tigre Celtica hanno permesso al Paese di ridurre il debito pubblico al 25% del PIL, quando il bilancio statale è finito in rosso, il dato si è gonfiato rapidamente salendo al 66% (fine 2009) e si prevede che, alla fine del 2010, il debito sarà vicino al 90% del PIL, riflettendo  il doppio impatto di un deficit vicino al 12% e di una ricapitalizzazione delle banche uguale al 7.5% del PIL. Secondo S&P, la liquidazione della Banca Ango Irlandese costerà 10 miliardi in più nel 2010.  Il governo ha promesso alla Commissione Europea di cancellare il deficit primario entro quattro anni, ma il Fondo Monetario Internazionale considera questo obiettivo troppo ambizioso e basato su stime di crescita fin troppo ottimistiche. Di fatto gli anni a venire vedranno continuare il deterioramento dei tassi di debito, che lascia scarsa libertà di movimento al governo e meno tolleranza riguardo al costo finale della crisi bancaria.

Per concludere, il 2011 rimarrà un anno di alto rischio per l’Irlanda. Per quanto siamo ancora convinti della solvibilità del Paese per i prossimi due anni, la questione della sostenibilità dell’attuale debito pubblico dipenderà dalla stabilità politica nei prossimi due anni e anche dall’abilità dell’Irlanda di reinventare il suo modello di crescita che, tra il 2002 e il 2007, è stato tenuto a galla artificialmente dalla bolla del real estate.

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