Consultinvest: le obbligazioni convertibili, un’asset class alternativa

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Gli investitori, infatti, concentrano le loro “energie intellettuali” principalmente sulle azioni o le obbligazioni, dimenticandosi che questa asset class ha un valore strutturale importante nella costruzione dei portafogli.

Chiara Merico di Chiara Merico7 aprile 2017 | 14:30

UN’ASSET CLASS POCO NOTA – Capita difficilmente di vedere investitori interessati al mondo delle obbligazioni convertibili, spiega una nota di Consultinvest. Gli investitori, infatti, concentrano le loro “energie intellettuali” principalmente sulle azioni o le obbligazioni, dimenticandosi che questa asset class ha un valore strutturale importante nella costruzione dei portafogli. Valore oggi addirittura esaltato dalle condizioni congiunturali presenti nei mercati azionari e obbligazionari. Le convertibili sono un’asset class “di mezzo”,  ovvero che, per usare una terminologia di grande attualità, risentono dei fattori di rischio che sono propri delle azioni e delle obbligazioni e per di più risentono delle dinamiche proprie dei derivati opzionali. Forse è proprio questa loro completezza, scambiata per complessità, che le ha rese uno strumento d’investimento marginale per il grande pubblico degli investitori che tende a dividere l’universo investibile in comparti solo azionari e obbligazionari.

STRUMENTO INTERESSANTE – Tuttavia trattasi di uno strumento d’investimento molto interessante. Come noto l’obbligazione convertibile è pensabile come composta da una obbligazione corporate – generalmente di durata intermedia e flusso cedolare mai troppo elevato – a cui è associata una opzione call sul titolo azionario dell’emittente (esistono peraltro anche convertibili – cd sintetiche – dove la call è scritta su un titolo azionario di terzi), prosegue la nota. Quindi lo strumento non solo ha e risente di tutte le caratteristiche obbligazionarie ma anche della sensitività dell’azione al mercato, con la fondamentale caratteristica di avere una sensitività opzionale che conferisce all’investimento nell’intera obbligazione convertibile livelli di convessità rispetto ai mercati azionari. La convessità deriva dal fatto che se il titolo azionario dovesse perdere e l’opzione scadere senza valore, l’investitore avrà investito in una obbligazione generatrice di un reddito e che avrà restituito il capitale. Mentre nel caso di una buona performance dei mercati azionari la call avrà generato ritorni di tipo azionario. E’ altresì interessante notare che questa duplice natura delle convertibili tra obbligazioni e azioni esercita una funzione di stabilizzazione dei ritorni nell’investimento all’interno dei cicli economici che può essere superiore e più efficiente di quella generata da un portafoglio bilanciato. Quando c’è crescita economica e inflazione i mercati obbligazionari soffrono il rialzo dei tassi d’interesse, mentre quelli azionari generalmente salgono di valore e con essi, attraverso la componente della call, producono nell’obbligazione convertibile una crescente esposizione al mercato azionario (per effetto del delta dell’opzione) che accelera i ritorni positivi dello strumento stesso. Quando c’è recessione, invece, i tassi d’interesse scendono sostenendo i corsi delle obbligazioni mentre i mercati azionari perdono, ma la componente azionaria delle convertibili si riduce progressivamente ed automaticamente grazie all’opzione (effetto del delta) e le relative perdite scemano fino a limitarsi al costo del premio della call implicitamente pagato. Quindi nella costruzione dei portafogli dare spazio alle obbligazioni convertibili – anche e soprattutto con gestioni attive – ha un valore strategico. Ma oggi assume anche un forte valore tattico. Con i mercati azionari e obbligazionari così ben valutati l’allocazione degli investimenti sulle convertibili può contribuire a dare maggiore stabilità al portafoglio e soprattutto conforto agli investitori, prosegue la nota.

BUONE PERFORMANCE – Sappiamo bene come sia difficile guardare con serenità ai prossimi mesi carichi di incognite, con valutazioni obbligazionarie e azionarie ormai piuttosto elevate e numerosi rischi e incertezze di natura politica ed economica. Tuttavia i valori raggiunti dalle volatilità implicita nei mercati azionari – ma anche in quelle delle convertibili – sono storicamente molto bassi, grazie ai QE, e non sembrano scontare tutta questa incertezza futura. Quindi la scelta di dotarsi della convessità delle convertibili consente di affrontare i prossimi mesi con maggiore tranquillità: se i mercati continueranno a salire le convertibili lo faranno con loro, superando in redditività le allocazioni obbligazionarie. Se invece ci sarà una correzione la perdita generata dalle azioni intaccherà solo in modo marginale la redditività generata dai ribassi dei tassi d’interesse. Se poi qualcuno dovesse pensare che le convertibili non costituiscano un valido investimento alcuni numeri possono venire utili per ripensarci: da marzo 2009 – data d’inizio dell’attuale rally azionario – l’indice delle convertibili USA ha prodotto un ritorno del +14,5% per anno con una volatilità annualizzata del 9,34% per un rapporto rendimento / rischio di 1,55. L’S&P 500, invece, ha prodotto un ritorno totale (dividendi inclusi) del +19,23% annuo con una volatilità del 16,5%, ovvero con un rapporto rendimento / rischio di 1,17.Quindi la capacità di produrre ritorni positivi per unità di rischio delle convertibili in questo periodo già molto positivo è stata superiore di 1/3 a quella delle azioni: non male per un investimento “ibrido” e un po’ “negletto”, conclude la nota.


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