Risparmio gestito – Consumi tedeschi

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A cura di Laurence Chieze Devivier, Strategist di AXA Investment Managers.

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti29 novembre 2010 | 10:15

Il crollo del commercio globale nel 2009 ha colpito in pieno la Germania, il cui PIL è sceso del 4,7% per l’anno nel suo complesso, mentre le spese per i consumi sono rimaste generalmente invariate
(-0,1%) e hanno anche registrato un progresso del 2,4% nel 2°T 2010. Si tratta di un importante sviluppo degli eventi, considerando che i consumi privati in Germania sono stati in generale piuttosto modesti durante i cicli precedenti.
La domanda cruciale è se questo risveglio del consumatore tedesco potrà contribuire non soltanto alla crescita tedesca, ma anche al commercio intraeuropeo.

Germania, il consumatore si risveglia

La sorprendente resistenza dei consumi tedeschi nel 2009 è attribuibile al pacchetto di stimoli fiscali attuato dal governo federale che si è sostituito alle imprese affette dal calo dell’attività, estendendo le sovvenzioni in favore della disoccupazione parziale. L’indennità di disoccupazione erogata dallo Stato è salita al 67% del salario dei lavoratori disoccupati, erogabile per un periodo di due anni. Adottata nel 2009, questa misura è stata estesa per altri 18 mesi nel 2010. Al suo picco nell’estate del 2009, il provvedimento ha aiutato 1,4 milioni d’individui, una cifra ora in regressione. Di conseguenza, il calo dell’occupazione tra il 2008 e il 2009 si è limitato a 250 000 (-0,6%) e l’aumento della disoccupazione contenuto a 505 000. Da 18 mesi a questa parte, il numero di disoccupati è in diminuzione al 7,5%, il livello più basso dalla fine del 1992.
Pertanto, dal 2005, la Germania ha raccolto i frutti degli sforzi per aumentare la flessibilità del mercato del lavoro, con l’implementazione di diverse riforme Hartz a partire dal 2003. Questo miglioramento del mercato del lavoro sembra aver favorevolmente influenzato il consumatore tedesco, il cui morale è in miglioramento da due anni.
L’indagine sulle famiglie rivela che la propensione ad acquistare, in costante miglioramento, supera oggi il picco raggiunto appena prima dell’aumento dell’IVA nel gennaio 2007.
In parallelo, il tasso di risparmio, che ha quasi raggiunto il picco storico nel 4°T08, è sceso per tutto il 2009, con l’aumentare delle speranze di un miglioramento della situazione a metà del 2009.

Se il tasso di risparmio si stabilizzasse attorno al suo livello attuale (11,4%) i consumi dovrebbero evolvere con il reddito disponibile. Le speranze sono ora concentrate sul fronte delle imprese e dei possibili aumenti salariali.

La quota di valore aggiunto favorisce i salariati

Durante il decennio appena trascorso il valore aggiunto in Germania è stato orientato a favore delle imprese con i profitti che hanno guadagnato 4 punti nel PIL totale. Il processo di ristrutturazione dell’economia tedesca ha esercitato una pressione al ribasso sui salari reali che hanno praticamente stagnato durante il decennio scorso, comportando una stagnazione dei consumi.

Con la profonda recessione del 2009 e il conseguente calo dei profitti, la quota dei salari è fortemente aumentata e in alcuni casi automaticamente, poiché la spesa per le retribuzioni è meno flessibile del profitto.
Poiché l’economia è ripartita nel 2°trimestre 2009, è stato ripristinato un trend positivo degli utili. Con la crescita del PIL (circa il 3,5% atteso per quest’anno), l’economia tedesca sta ritornando ai livelli di crescita osservati l’ultima volta attorno al 2000. I profitti sono cresciuti del 4,6% nel 2°T dopo essere saliti di quasi il 7% nel 2°S 2009 e ciò ha rialzato il tasso di autofinanziamento nuovamente al di sopra del 100% (120%). Calo della disoccupazione e margini ripristinati hanno poi contribuito a ripartire il valore aggiunto maggiormente in favore dei salari, conformemente al modello di suddivisione dei profitti (come teorizzato da Martin L. Weitzman nel 1986).
Nell’industria siderurgica, IG Metall è riuscita ad ottenere il 3,6% di aumento dei salari per l’anno prossimo (su 13 mesi) e un bonus immediato di 150 euro. Nel 2010, i lavoratori del settore avevano ottenuto un bonus di 320 euro senza aumento di stipendio. Pertanto, dopo diversi anni di quasi-stagnazione sul fronte dei salari, il 2011 sarà probabilmente un buon anno, con un aumento di circa il 3% in termini di stipendio nominale (e di circa l’1,5% al 2% in termini reali). In queste condizioni, riteniamo probabile per il prossimo anno una crescita dei consumi privati nell’ordine dell’1,5%. La combinazione di un aumento dei consumi e del rapido ed ulteriore incremento delle esportazioni potrebbe implicare che la Germania continuerà a superare i propri partner dal punto di vista della performance economica.

Germania, trasmettitore di crescita per i partner europei
Il cambiamento di trend dei consumi privati in Germania rappresenta una buona notizia per tutti i paesi dell’Area Euro e, più in generale, per tutta l’Unione Europea.
Infatti, la Germania rappresenta spesso la destinazione principale dei beni esportati dai suoi partner europei.
Primi tra i quali, i Paesi Bassi, che realizzano il 30% delle loro esportazioni verso la Germania. La Francia convoglia il 13% delle esportazioni totali verso la Germania, mentre per l’Italia la cifra è del 10%. La Germania è inoltre il principale mercato esportatore di diversi paesi dell’Europa dell’Est, a cominciare dalla Polonia.
Per i paesi specializzati in prodotti al consumo o semilavorati, il rimbalzo dei consumi osservato in Germania rappresenta uno stimolo aggiunto alle esportazioni, prendendo almeno in parte il testimone del commercio mondiale in rallentamento. In queste condizioni, l’occupazione e l’investimento saranno supportati dalla buona tenuta del commercio intraeuropeo, almeno per i paesi core dell’Europa, poiché la periferia continua a risentire del drastico consolidamento fiscale che grava sulla loro domanda interna.

Conclusioni

La riforma dell’economia tedesca in opera durante gli anni compresi tra il 1995 e il 2005 ha reso il paese più competitivo. Nello stesso periodo, la suddivisione del valore aggiunto è andata a favore delle imprese.
Oggi, dopo anni di crescita fiacca dei salari e spese deboli per le famiglie, le riforme del mercato del lavoro e la ripresa economica hanno consentito un sensibile miglioramento dell’occupazione, che dovrebbe proseguire.
Il riequilibrio del valore aggiunto più a favore dei salari rappresenta un fattore di sostegno importante
al reddito e ai consumi delle famiglie e condurrà il Paese verso una crescita più equilibrata.

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