Il petrolio fa i suoi commodity

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di Redazione25 febbraio 2011 | 13:00

di Corrado Caironi

Le dinamiche dei mercati finanziari dei paesi emergenti anticipano uno scenario in rapida evoluzione per il settore energetico. L’espansione delle attività economiche e il consistente incremento dei consumi di energia hanno iniziato a impattare in modo significativo sui prezzi delle materie prime di riferimento, in particolare Crude Oil, carbone e gas naturale, che hanno beneficiato di un trend al rialzo proprio negli ultimi mesi. È importante notare che l’aumento dei prezzi delle fonti energetiche favorisce il consolidarsi di timori inflazionistici non solo nelle aree emergenti, ma anche in quelle sviluppate creando un effetto di disturbo al processo monetario espansivo. La domanda di petrolio sta infatti attraversando una fase di shock positivo, nel 2010 per effetto della crescita economica asiatica ed ora per la ripresa in Usa ed Europa. Le stime per il 2011 registrano richieste di oltre 90 milioni di barile al giorno, e una previsione di prezzo del WTI, petrolio negoziato a New York, intorno agli 88 $/b, con un possibile up-side nel prosieguo dell’anno. Nel breve si osservano alcuni fattori che potrebbero frenarne temporaneamente la crescita di prezzo, quali ad esempio la fine della stagione invernale nell’emisfero settentrionale e il proseguimento della politica monetaria restrittiva nelle aree emergenti. Situazione molto diversa per il Brent, petrolio negoziato a Londra, che con l’aumento delle tensioni geopolitiche in Nord Africa e Medio Oriente, ha superato di slancio i 100 dollari al barile. Il differenziale tra i due mercati non è mai stato così ampio, complici i disordini in Egitto e le tensioni tra Israele e Iran che mettono a rischio i rifornimenti di greggio in transito nel Canale di Suez. I paesi produttori appartenenti all’Opec, seppur consapevoli di una domanda in aumento, hanno iniziato con un certo ritardo ad aumentare la produzione lasciando spazio all’emotività del mercato; la loro attenzione rimane focalizzata più sulla domanda reale che su quella “finanziaria” generata dagli eventi politici. In realtà nei portafogli di investimento, a fronte delle attuali tensioni geopolitiche, l’utilizzo del Petrolio come asset finanziario a copertura delle esposizioni ai mercati azionari è ormai “scuola di pensiero” comune. In conclusione è comunque ragionevole pensare che, anche se non a breve, il riequilibrio politico delle aree in rivolta e l’aumento di produzione generino una convergenza di prezzo tra il mercato del Brent e il WTI; in una visione di medio termine, le indicazioni degli analisti segnalano prezzi sensibili alla domanda e pronti a nuovi rialzi. 
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