Gestito – Ciò che si vede, ciò che non si vede

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Il mercato visto da Didier Le Menestrel, presidente e fondatore di Financière de l’Echiquier.

di Redazione27 aprile 2011 | 09:30

« Ciò che si vede, ciò che non si vede ». È a Frédéric Bastiat, economista e uomo politico francese del XIX secolo, che dobbiamo questa formula con la quale amava punteggiare le sue riflessioni economiche. Parlando di imposte, di sovvenzioni dello Stato o di ruolo del credito, era un fervente difensore del non interventismo, accanito liberale dimenticato in Francia, ma citato volentieri da Schumpeter (1).
Poco importa la sensibilità politica di Frédéric Bastiat, non è centrale nel suo racconto della finestra rotta: un ragazzino rompe la finestra di un commerciante, il quale chiama un vetraio che, con 6 franchi, gliela ripara. I 6 franchi che circolano vanno ad aumentare il patrimonio del vetraio, e questo è «ciò che si vede», la punta dell’iceberg, cosicché un vetro rotto fa girare l’economia. Ma la spesa che il commerciante è costretto a sostenere lo priva dell’acquisto di un paio di scarpe nuove. I 6 franchi non finiranno nelle tasche di un altro commerciante, e questo è «ciò che non si vede», la parte sommersa dell’iceberg, cosicché non basta rompere vetri per far girare l’economia.
Inondati da una marea d’immagini dal drammatico terremoto in Giappone, gli operatori del nostro settore si sono buttati a capofitto in una miriade di valutazioni cifrate e di calibrazioni di vario genere. I danni materiali subiti dal Giappone ammontano a 200 miliardi di dollari, il costo della catastrofe per tutti i riassicuratori sarà di 24 miliardi di dollari (2)… Ad ogni crisi, «ciò che si vede» è stimato sempre più rapidamente e con un abbondanza di dettagli sempre maggiore.
Valutare il costo di un sisma fornisce informazioni a breve termine sul crollo del PIL giapponese nei prossimi due trimestri, ma questi dati aiutano poco l’investitore a lungo termine che, come Frédéric Bastiat, deve interessarsi piuttosto a «ciò che non si vede».

Ovvero i 13.700 miliardi di $ (3) di risparmio giapponese che “relativizzano” i 200 miliardi di $(3) distrutti dallo tsunami e che dimostrano che il popolo giapponese, oltre ad un ammirevole coraggio, possiede le risorse necessarie ricostruire il paese. Ciò che non si vede è l’incremento dei prezzi che si ripercuoteranno sui riassicuratori in seguito al terremoto. Rinforzare oggi l’esposizione al settore riassicurativo non significa solo dimostrare uno spirito contrarian, ma anche confermare la rapidità dell’adeguamento dei prezzi in questo settore. Significa concentrarsi su ciò che non si vede oggi, ma che sarà certamente visibile domani.
Questa infatti è la realtà del nostro lavoro: l’evidenza di un caso d’investimento non si rivela di primo acchito. Così, nel 2006, «ciò che si vedeva» delle banche erano bilanci tutto sommato ragionevoli, mentre «ciò che non si vedeva» erano gli enormi fuori bilancio che sarebbero scoppiati nel 2008.
Siamo spesso tentati a concentrarci, a rassicurarci con le cifre immediatamente disponibili, con le informazioni immediatamente accessibili. Un altro esempio, meno recente: di fronte all’abbondanza dei valori tecnologici negli anni 2000, era allettante concentrarsi su quel che si vedeva in rete e acquistare i fornitori di contenuti (AOL o Time Warner…). Dieci anni dopo, non vi è salvezza per loro, i grandi vincitori rimangono, alla fine, i “facilitatori”, come EBAY o GOOGLE, una realtà che all’epoca le cifre disponibili non lasciavano nemmeno intravedere.
Dimenticare un po’ i calcoli immediati che minimizzano sempre la capacità di adattamento dell’uomo, in generale, e dei buoni manager, in particolare, diffidare dei riflessi incondizionati (“accendo la TV e vendo tutto!”), ecco qualche precetto da tener presente in questi periodi tormentati dell’economia. Precetti che potremmo riassumere in un ossimoro: non dimentichiamo di guardare ciò che non si vede.


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