Risparmio gestito – La view di East Capital

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Commento di Marcus Svedberg, Capo Economista di East Capital, società di gestione indipendente, specializzata e leader nei mercati finanziari dell’Est Europa.

di Redazione30 giugno 2011 | 10:30

In Europa dell’Est prosegue la tendenza generale: la ripresa economica continua sorprendentemente a salire, mentre i mercati azionari hanno risentito di problematiche esterne. Sia la BERS sia l’FMI nel mese di maggio hanno rivisto al rialzo le previsioni di crescita, anche se in misura ridotta rispetto alle stime precedenti, ma continuano a suggerire cautela per il rischio di ribasso collegato all’inflazione e a fattori esterni, in generale e nell’Area Euro in particolare.

L’FMI ha rivisto le prospettive di crescita per i paesi emergenti in Europa al 4,3% per il 2011 e il 2012, in leggero rialzo dal 4,2% del 2010, mentre secondo la BERS la crescita nei prossimi due anni sarà intorno al 4,5%. I criteri adottati non sono uguali, ma la differenza principale sta nel fatto che la BERS include le economie dell’Asia centrale in rapida crescita e propone stime molto più alte (e probabilmente più corrette) per i paesi baltici e la Turchia. In ogni caso si può concludere dicendo che la regione abbia ripreso a crescere e la situazione si sta normalizzando. Questo perché la crescita è più vicino al potenziale e la domanda locale sta diventando un fattore di crescita più importante.

La preoccupazione principale per il mercato è l’inflazione ed entrambe le istituzioni riconoscono il problema derivante dall’aumento dei prezzi al consumo.

Ma lo scenario principale è di un’inflazione costante per quest’anno (misurata alla fine del periodo) e in calo sui minimi storici per il prossimo anno. Le prospettive degli altri indicatori macroeconomici sono ugualmente positive; i deficit di bilancio continueranno prevedibilmente a scendere, stabilizzandosi sul 2,5%, il debito pubblico resta costantemente intorno al 30% mentre il debito complessivo diminuisce lentamente. L’unico indicatore che, secondo le previsioni, peggiorerà sono le partite correnti, ma è difficile essere preoccupati con un deficit medio dell’1%.

 

È quasi una conquista se consideriamo che la crescita probabilmente accelererà e si stabilizzerà su livelli vicino al potenziale.

Naturalmente ci sono differenze rilevanti tra paesi, anche se la divergenza sostanziale che ha caratterizzato la regione durante gli ultimi due anni sta diminuendo. Tuttavia è importante anche valutare i rischi, considerata l’incertezza dell’economia globale e il suo impatto sui mercati azionari della regione.

 

Rischi

I rischi principali per le prospettive restano di tipo esterno. La crisi del debito nell’Area Euro e i problemi fiscali negli Stati Uniti, con la fine della seconda fase del quantitative easing questa estate, potrebbero esercitare nuove pressioni sui mercati finanziari in generale e sui mercati emergenti in particolare, dato che la liquidità diminuirà e il costo del capitale aumenterà. L’Europa dell’est si è dimostrata resistente in termini di rating (gli spread sui CDS sono rimasti bassi o persino in calo), ma non in termini di sentiment del mercato. Le economie più vulnerabili sono quelle che fanno maggiore affidamento su fonti di finanziamento esterne. Questi fattori di vulnerabilità si esprimono in modi diversi.

 

Innanzitutto, diversi paesi nella regione presentano ancora livelli troppo alti di debito in valuta estera: oltre il 30% del Pil in Ucraina, Serbia e Ungheria, oltre il 40% in Bulgaria e Lituania, oltre il 50% in Croazia e l’80% in Lettonia. Secondo, il debito estero complessivo è oltre il 100% del Pil in Croazia, Estonia, Ungheria, Lettonia, Slovenia, Bulgaria e Montenegro. Si distinguono Turchia e Russia, con una percentuale rispettivamente del 40% e del 30% circa. Terzo, il deficit delle partite correnti preoccupa in Albania, Montenegro, Armenia, Bielorussia, Moldavia e Mongolia, essendo oltre il 10% del Pil. È sempre più problematico anche in Turchia e Serbia, oltre il 7% e in aumento. Quarto, le attività delle banche di proprietà estera in percentuale del Pil sono oltre il 100% in Croazia, Estonia e Lettonia e questo potrebbe rappresentare un problema se le controllanti nell’Area Euro venissero colpite dalla ristrutturazione del debito nell’Europa del Sud. Il dato è alto anche in Ungheria (95%), Lituania (84%), Slovacchia (77%) e Bulgaria (87%), mentre in Russia e Turchia è inferiore al 15%.

 

Ci sono anche numerosi rischi interni collegati al mondo politico. Ultimamente la scena politica in Bosnia, Bielorussia, Albania e Azerbaijan è stata piuttosto volatile e ciò potrebbe avere implicazioni negative sui  mercati azionari in caso di un ulteriore deterioramento. Nessuno di questi paesi presenta comunque un mercato azionario vasto. La difficile situazione politica in Ucraina e il riemergere della questione curda in Turchia sono fattori potenzialmente più preoccupanti da un punto di vista dei mercati.

 

Conclusioni

Le prospettive per l’Europa dell’est non sono cambiate molto negli ultimi mesi. I fattori positivi sono gli stessi, ripresa economica e consolidamento fiscale, mentre le preoccupazioni principali sono ancora collegate al contesto esterno. I rinnovati timori sulla situazione del debito nell’Area Euro e le incertezze sull’inizio del processo di consolidamento fiscale negli Stati Uniti non sorprendono, tuttavia restano fattori problematici. Anche se non prevediamo che questi problemi si diffondano nell’Europa dell’est, la regione risente del sentiment e potrebbe risentire di un eventuale calo della liquidità e di un aumento del costo del capitale. La Russia e gli altri esportatori di materie prime sono naturalmente vulnerabili alle oscillazioni dei prezzi. Resta da vedere fino a che punto questi timori sono già stati scontati durante la correzione di maggio.

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