Galli (Assogestioni): “Ora pensiamo anche alla previdenza”

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Parla il direttore generale di Assogestioni: “Dopo l’introduzione dei Pir puntiamo su un modello europeo per i prodotti pensionistici individuali”

Andrea Telara di Andrea Telara24 aprile 2017 | 08:25

“Una nuova frontiera per l’investimento a lungo termine”. Così Fabio Galli (nella foto), direttore generale di Assogestioni, definisce i Piani individuali di risparmio (Pir) introdotti in Italia a partire da quest’anno.
Tuttavia, benché i Pir possano essere considerati una novità importante da accogliere con favore, per Galli ci sono ancora diverse misure che possono dare nuova linfa all’industria italiana del risparmio gestito.
In questa intervista rilasciata a BLUERATING, il direttore generale di Assogestioni propone alcune soluzioni in campo previdenziale, come il Peep (Pan-european personal pension product) e lo statunitense l’Ira (Individual retirement account). Senza dimenticare la necessità di puntare ancora e con decisione sull’educazione dei risparmiatori italiani e sulla formazione professionale di chi lavora nell’asset management e nella consulenza agli investimenti.

Dottor Galli, l’industria italiana del risparmio gestito è reduce da una lunga stagione di crescita. Cosa possiamo aspettarci per i prossimi anni?
Ci sono valide ragioni per guardare al futuro del settore con ottimismo anche se non è mai facile fare previsioni. Investire in titoli di Stato e immobili, asset un tempo considerati sicuri, continua a presentare rischi rilevanti.
In questo contesto resta più che mai necessario investire in modo molto diversificato e consapevole, quindi la gestione e la consulenza assumono una rilevanza centrale. In più l’industria beneficerà di un nuovo e importante stimolo: i Piani individuali di risparmio. Si tratta di una opportunità per i risparmiatori e allo stesso tempo di una nuova soluzione di finanziamento per le piccole e medie imprese italiane che costituiscono la spina dorsale della nostra economia.
La grande novità di inizio del 2017 è proprio il debutto in Italia dei Pir. Quali sono secondo voi le prospettive di questi strumenti finanziari?
Con i Piani individuali di risparmio il governo ha creato un incentivo fiscale disegnato bene, delineando una nuova frontiera per l’investimento nel lungo termine. Inoltre i Pir incentivano gli italiani a una diversificazione maggiore verso investimenti azionari e obbligazionari che possono offrire rendimenti interessanti con un orizzonte temporale appropriato.Se ben consigliati i risparmiatori sapranno coglierne i molteplici vantaggi che non si limitano solo a una tassazione più vantaggiosa. I primi dati sulle sottoscrizioni di questi strumenti comunicati dalle società che sono già partite ci rendono fiduciosi sulle loro prospettive.

L’introduzione dei Pir va incontro ad alcune istanze che Assogestioni ha portato avanti per molto tempo. Cosa resta ancora da fare, secondo la vostra associazione, per stimolare ulteriormente l’industria del risparmio in Italia nonostante sia già reduce da una lunga fase di crescita?
Uno dei fronti su cui senza dubbio c’è da fare è quello della previdenza complementare. Infatti già lo scorso anno si è intensificato il dibattito sulla possibile creazione di un modello europeo per i prodotti pensionistici individuali.

In cosa consiste?
Guardiamo con molto favore alle soluzioni indicate dalla Commissione Europea in questa direzione. Il Pepp (Pan-european personal pension product n.d.r.) potrebbe essere uno strumento semplice, ben diversificato, con una regolamentazione omogenea a livello europeo e commercializzabile in tutti i Paesi dell’Unione grazie a un passaporto. È interessante inoltre l’ipotesi della definizione anche in Italia di un conto pensionistico individuale ispirato all’Ira statunitense (Individual retirement account, n.d.r.) che assocerebbe un beneficio fiscale all’investimento di lungo termine del risparmio previdenziale. Ci sono però anche altri fronti su cui l’industria deve impegnarsi.

Quali?
Vanno dalla capacità di proporre servizi e prodotti sempre più in linea con le esigenze del risparmiatore, a una formazione continua e molto approfondita per i professionisti, fino all’educazione finanziaria nel senso più ampio del termine, che deve coinvolgere tutti i risparmiatori.

L’industria italiana del risparmio gestito può dirsi già pronta all’arrivo della Direttiva Mifid 2 che debutterà ufficialmente nel 2018?
Il modello italiano è in parte già in linea con la Mifid 2. Infatti in Italia l’industria del risparmio gestito ha intrapreso da tempo un percorso di sviluppo fondato proprio sull’idea di trasparenza verso il cliente finale.
Sono attualmente in corso i lavori per il recepimento della direttiva. In questa fase in particolare l’attenzione è sull’introduzione della product governance. Vogliamo che una normativa complessa e a volte non precisamente delineata si traduca fin dove possibile in una esperienza semplice e vantaggiosa per il risparmiatore.
Qui le criticità che abbiamo già posto all’attenzione dell’Esma sono relative al tema del target market. In primo luogo avvertiamo l’esigenza di standardizzare l’identificazione del target market di Ucits e fondi alternativi. Un’altra questione è quella della valutazione per portafogli o singoli prodotti. L’approccio di portafoglio caratterizza il modello distributivo nazionale ed è conforme all’interesse degli investitori, ma la proposta di Esma limita questa modalità distributiva. Per questo riteniamo che nel target market del produttore dovrebbe essere indicata la modalità di utilizzo dello strumento.Una terza criticità è data dalla classificazione del servizio di gestione individuale di portafogli. Secondo il nostro parere in questo caso le regole di product governance dovrebbero applicarsi al servizio di gestione e non ai singoli strumenti inseriti nella gestione offerta al cliente.

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