Consultinvest: come scegliere un Etf/1

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Ci sono numerose caratteristiche che rendono questi strumenti, in apparenza tutti uguali, molto diversi tra di loro, spiega una nota della società.

Chiara Merico di Chiara Merico27 aprile 2017 | 09:14

CONSIGLI PER GLI INVESTITORI -Come scegliere un Etf? La risposta a questa domanda sembra molto semplice ma –  come cercheremo di spiegare – ci sono numerose caratteristiche che rendono questi strumenti, in apparenza tutti uguali, molto diversi tra di loro, spiega una nota di Consultinvest. La prima caratteristica da considerare è l’indice che l’ETF si propone di replicare. Non è un aspetto banale perché ad esempio sul mercato americano ci sono degli ETF che replicano l’indice S&P 500, altri che replicano il MSCI USA, altri che replicano il MSCI Nord America (incluso il Canada), e altri ancora che sono a tasso di cambio coperto. Allo stesso modo sugli indici di obbligazioni high yield, ci sono indici con o senza finanziari e indici ampi oppure solo su alcune categorie di rating.

LA TIPOLOGIA DI REPLICA – La seconda caratteristica da valutare è la tipologia di replica che l’ETF adotta. Ci sono tre tipologie fondamentali di replica: fisica, ottimizzata (“stratified sampling”) oppure sintetica (tramite derivati). Nella replica fisica il gestore dell’ETF compra tutti i titoli compresi nell’indice con il relativo peso e ribilancia negli stessi giorni in cui l’indice viene ribilanciato. Nella ottimizzazione il gestore compra solo un certo numero di titoli compresi nell’indice che statisticamente hanno dimostrato di poter riprodurre la performance dell’indice di riferimento, mentre nella replica sintetica il gestore compra un derivato da una banca di investimento che paga la performance dell’indice desiderato. La replica fisica è quella che permette la migliore corrispondenza tra performance dell’indice e performance dell’ETF (ovvero il tracking error più basso), ma può diventare costosa se l’indice è composto da molti titoli, se il ribilanciamento è frequente e se i titoli dell’indice sono poco liquidi. La replica ottimizzata può essere un buon compromesso, ma è ovviamente soggetta al rischio che il sottoinsieme di titoli scelto possa non avere lo stesso andamento dell’indice di riferimento (e quindi un tracking error più elevato). La replica tramite derivato, pur essendo stata molto migliorata rispetto al passato e resa molto più trasparente, presenta due problemi potenziali. Da un lato può esserci un conflitto di interessi se la banca di investimento che vende il derivato all’ETF fa parte dello stesso gruppo della società di gestione dell’ETF, dall’altro potrebbe esserci un rischio di credito se il derivato non viene costantemente collateralizzato (o resettato) man mano che assume valore per l’ETF. Molti ETF oggi impongono alla banca di investimento di pagare il valore di mercato ogni volta che il derivato ha un valore di mercato rispetto al livello di partenza superiore (ad esempio) all’1%, limitando così il teorico rischio di credito all’1% del valore dell’ETF. Non c’è un sistema di replica migliore in assoluto perché dipende dall’indice sottostante. In caso di indici su titoli liquidi e con un numero di titoli limitato (es. Eurostoxx 50) è indubbiamente preferibile una replica fisica, ma in caso di indici molto numerosi (es. MSCI All Country World) o su titoli poco liquidi (es. mercati emergenti, obbligazioni high yield) può essere accettabile o non ci può essere alternativa a una replica ottimizzata o sintetica.

IL PRESTITO TITOLI – Un altro aspetto da valutare è se l’ETF ha scelto di utilizzare il prestito titoli. Il gestore dell’ETF può infatti decidere se prestare ad altri investitori i titoli che detiene in cambio di un tasso di interesse. L’investitore deve quindi chiedersi se è disposto ad assumere un rischio di controparte a fronte di una remunerazione per il servizio di prestito. Infatti nel caso di insolvenza (default) del soggetto che detiene temporaneamente i titoli, potrebbe essere difficoltoso o impossibile rientrare in possesso dei titoli prestati e/o si potrebbero detenere titoli diversi da quelli dell’indice, che erano stati dati come collaterale. Altro aspetto da valutare è se la remunerazione per il prestito titoli viene data all’ETF per compensare in parte i costi di gestione oppure se viene (tutta o in parte) incassata ad integrazione delle commissioni di gestione. Per un investitore al dettaglio è poi importante capire quale è la struttura legale dell’ETF e quale la sua fiscalità. La maggior parte dei fondi è conforme alla normativa UCITS e ha un trattamento fiscale pari agli altri titoli quotati, ma alcuni ETF con strategie particolari (es. a leva o corti) o di particolari emittenti potrebbero non essere UCITS e quindi avere implicazioni regolamentari e fiscali da valutare. E’ necessario poi fare attenzione che gli strumenti che tipicamente investono in valute e in materie prime (a volte collateralizzati dall’investimento fisico in oro, petrolio ecc.), sono spesso sotto forma di ETC o ETN. Questi strumenti, pur essendo molto simili agli ETF, di solito sono delle obbligazioni emesse da un apposito veicolo e non un fondo. E’ quindi importante valutare la solidità creditizia dell’emittente e la natura legale e fiscale dello strumento utilizzato.

VALUTARE LA LIQUIDITA’ – Sempre per un investitore al dettaglio è importante valutare la liquidità dell’ETF, che dipende da molti fattori. Innanzitutto lo spread denaro/lettera in borsa e la profondità delle domande di acquisto/vendita dipendono in prima istanza dalla liquidità dell’indice sottostante. E’ normale che indici meno liquidi abbiano uno spread di quotazione più ampio di indici basati su titoli più liquidi (es. large cap dei mercati sviluppati). Inoltre gli ETF con i patrimoni più elevati tenderanno a scambiare di più in borsa e quindi ad avere spread più contenuti rispetto ad analoghi ETF con patrimoni più ridotti. In caso di ETF molto specializzati c’è poi da considerare che se non raggiungono una dimensione critica o se restano con un patrimonio limitato possono essere delistati da qualche borsa e/o liquidati dall’emittente. Queste considerazioni non valgono per un investitore professionale che può rivolgersi direttamente all’emittente e richiedere l’emissione o il riscatto di quote al NAV del giorno quando raggiunge gli importi previsti dal prospetto, conclude la nota.

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