Consultinvest: la storia degli indici dei mercati finanziari

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La storia degli indici dei mercati finanziari nasce nel 1884, quando Charles Dow pubblicò per la prima volta una media della performance di nove compagnie ferroviarie americane e di due industriali.

Chiara Merico di Chiara Merico12 maggio 2017 | 08:30

UNA STORIA SECOLARE – La storia degli indici dei mercati finanziari nasce nel 1884, quando Charles Dow pubblicò per la prima volta una media della performance di nove compagnie ferroviarie americane e di due industriali, spiega una nota di Consultinvest. Nel 1896 insieme al collega Edward Jones pubblicò per la prima volta la media di trenta aziende industriali, escluse aziende di trasporti e servizi di pubblica utilità, per rappresentare sinteticamente l’andamento del mercato azionario americano, dando vita a uno dei più noti e ancora oggi molto utilizzati indici di mercato azionario. L’altro evento fondamentale per la storia degli indici avviene nel 1968, quando Capital International, una società di gestione ancora oggi presente sul mercato, inizia a calcolare alcuni indici dei mercati azionari non statunitensi. L’anno successivo Morgan Stanley acquista la licenza per l’utilizzo di questi indici, che quindi diventano MSCI (Morgan Stanley Capital International), e poi nel corso degli anni si affermano come una tra le famiglie di indici azionari più utilizzati. Nel 2007 Morgan Stanley quota MSCI sul mercato azionario e in seguito esce dal capitale. In anni più recenti molte altre società hanno iniziato a pubblicare i propri indici (FTSE, JP Morgan, Barclays, Citigroup, Stoxx ecc.), coprendo via via molti altri mercati (es. obbligazionario, valute, ecc.), via via che erano disponibili informazioni e prezzi affidabili.

IDEA SEMPLICE – L’idea alla base di un indice di mercato è molto semplice, in quanto risponde all’esigenza di rappresentare sinteticamente l’andamento di un mercato, sia ai fini informativi per comunicarne l’andamento (stampa, giornali, tv, internet), sia per costituire il riferimento di una gestione o di un fondo che investono in quel mercato. Ogni indice è quindi costituito da un sottoinsieme rappresentativo di un mercato, oppure da tutti i titoli di quel mercato che rispondono a certe caratteristiche o ancora da tutti i titoli quotati su quel mercato. Si potrebbe quindi pensare che gli indici di uno stesso mercato siano più o meno tutti simili. Come vedremo però non è così e ci sono delle caratteristiche non sempre intuitive che possono rendere due indici sullo stesso mercato non confrontabili. La prima grossa distinzione è il metodo con cui vengono pesati i titoli che compongono l’indice. Nel 1896 sia la disponibilità delle informazioni, che i sistemi di calcolo erano ben diversi da quelli attuali, per cui l’indice veniva calcolato sommando i prezzi di chiusura dei trenta titoli dell’indice e dividendo per trenta (cd “price weighted”). Questo criterio ha poco di razionale (perché un titolo con un prezzo più alto deve avere un peso maggiore ?), ma era probabilmente l’unico possibile 120 anni fa. E’ tuttavia interessante che ancora oggi il Dow Jones Industrial venga calcolato così, anche se nel corso del tempo è stata introdotta qualche variazione per tenere conto dei raggruppamenti di azioni, di scissioni e fusioni o di altri eventi sul capitale. Un altro famoso indice price weighted è il Nikkei. Il secondo metodo per pesare i titoli di un indice è in base alla capitalizzazione di borsa. Le società di maggiori dimensioni hanno quindi il peso maggiore nell’indice. In questo caso la motivazione è logica e infatti è il metodo più utilizzato oggi. Infine esistono anche degli indici equi-pesati in cui ogni titolo ha lo stesso peso. Questi indici sono poco diffusi e sono di solito utilizzati per indici composti da un numero limitato di titoli o per strategie di gestione specifiche che tendono a equi-pesare i titoli in portafoglio. Oltre alla regola per pesare ogni titolo, ogni famiglia di indici segue un documento tecnico che disciplina dettagliatamente la metodologia di costruzione e di calcolo, e tutti i casi che ragionevolmente si possono presentare, conclude la nota.

 

 

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