Pictet Am: l’insostenibile leggerezza della ripresa economica

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Un commento sullo scenario macro di Andrea Delitala e Marco Piersimoni, manager e strategist della società di gestione elvetica

Andrea Telara di Andrea Telara18 maggio 2017 | 09:28

Si seguito l’ estratto di un commento a cura di Andrea Delitala, head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management e Marco Piersimoni, senior portfolio manager della stessa società. I due esperti mettono in evidenza diversi punti deboli del ciclo economico attuale.

La ripresa che tutti vedono all’orizzonte deve ancora dimostrare la sua sostenibilità: una ripresa degli investimenti sembra plausibile ma, in un’ottica globale, sono i consumi a doversi far carico di prolungare la vita del ciclo economico. L’attuale contraddizione tra dati previsivi, molto positivi, e dati reali, nuovamente in flessione, desta qualche sospetto. Proviamo a delineare il quadro delle prossime evoluzioni macroeconomiche: da un lato Trump – una minaccia più di facciata che reale data la difficile attuazione nell’immediato delle politiche programmate; dall’altro una Fed che confonde il mercato con comunicazioni poco chiare. Infine l’Europa, che deve mantenere la tutela offerta dalla Bce per non frammentarsi finanziariamente, mentre la politica potrebbe ritrovare l’iniziativa per riprendere il processo di integrazione.

IL PIL GLOBALE: ILLUSIONE O REALTÀ? –Dove ci troviamo dal punto di vista della crescita? Secondo Pictet Asset Management gli Usa cresceranno del 2,3%, mentre la crescita mondiale si attesta al 3% divisa tra il 4,4% degli emerging e l’1,9% del mondo sviluppato. La novità è che le economie sviluppate sono abbastanza sincrone e che, per la prima volta da un po’ di tempo, crescono più del potenziale (anche a causa del ridimensionamento di quest’ultimo). Diversa la situazione per le economie emergenti, che sono in recupero ma ancora sotto il potenziale. Il caveat che va posto immediatamente quando si guardano questi dati incoraggianti sulla congiuntura è che, per essere convincente, la ripresa deve colmare la discrepanza tra dati dei sondaggi e dati reali. La produzione industriale ha fatto buoni progressi restando tuttavia distante dal tenore dei sondaggi. Ha inoltre mostrato di recente un assestamento se non una flessione, mentre i dati previsivi rimangono robusti. Si tratta forse di ipnosi? È evidente che ci sia un circolo virtuoso tra dati previsivi, aspettative, legate per esempio alla nuova politica americana, e alcune variabili macro che per un po’ si auto-alimenta. In particolare, per la prima volta dopo diversi anni la ripresa economica sta interessando la crescita degli investimenti.

Tuttavia, che la crescita sia sostenibile a valere sugli investimenti non è un fatto scontato. I capex riprendono quando l’obsolescenza del capitale lo richiede, ma gli investimenti da soli non possono fare da driver principale della ripresa in un’epoca in cui i cicli sono ridotti. La variabile cruciale è rappresentata dalla domanda finale per consumi, senza i quali la ripresa è solo una fiammata destinata a spegnersi. Sulla ripresa dei consumi globali, tuttavia, incombe una minaccia secolare rappresentata dalla (desiderabile ed utile) innovazione tecnologica, globalizzazione e cambiamenti demografici che sollecitano duramente la capacità di pianificazione (recupero sociale della forza lavoro, politiche redistributive che compensino le crescenti disuguaglianze distributive etc.) delle amministrazioni pubbliche, in particolare quelle democratiche che hanno orizzonti politici inferiori a quelli necessari per affrontare questi temi. Prova ne sia la resistenza della propensione al risparmio globale a dispetto degli abbondanti misure volte a stimolare la domanda interna.

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