Garcia Zamora (BNY Mellon): “Puntiamo sul debito emergente in valuta locale”

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L’outlook è molto promettente per il debito emergente in valute locali: ci si attendono ritorni compresi tra l’8% e il 10% grazie sia a fattori domestici sia a fattori esterni, spiega Federico Garcia Zamora.

Chiara Merico di Chiara Merico23 maggio 2017 | 11:41

Il debito emergente in valute locali rappresenta un’asset class molto interessante nell’attuale contesto di mercato. Bluerating.com ne ha discusso con Federico Garcia Zamora, director of Emerging markets di Standish (società di BNY Mellon con 151 miliardi di dollari in gestione) e portfolio manager del fondo BNY Mellon Emerging Markets Debt Local Currency.

Quali sono le prospettive per l’asset class?

L’outlook è molto promettente per il debito emergente in valute locali: ci si attendono ritorni compresi tra l’8% e il 10% grazie sia a fattori domestici sia a fattori esterni. Tra i fattori esterni ci si aspetta che siano fondamentali i tassi globali, come quelli del Bund, l’andamento dei prezzi delle materie prime, in particolare il petrolio e i metalli industriali, e le valute, in particolare il cambio euro/dollaro, importante per l’andamento dei bond emergenti in valuta locale.

Nel dettaglio?

Ci aspettiamo che i tassi globali restino stabili perché i mercati hanno già adeguato i prezzi alle aspettative su quello che farà la Federal Reserve negli Usa. Ci aspettiamo 2 rialzi dei tassi per quest’anno e probabilmente due o tre rialzi il prossimo anno: i mercati sono quasi completamente allineati con le valutazioni a queste aspettative, quindi i tassi negli Usa resteranno stabili. Il secondo driver esterno che ho menzionato sono i prezzi delle commodity. Molti dei Paesi in cui investiamo sono produttori di materie prime, quindi l’andamento dei prezzi ha un impatto importante sia sulle partite fiscali sia sulle partite commerciali. Il prezzo del petrolio è uno delle più importanti variabili per quanto riguarda l’influenza sui mercati emergenti, se non altro perché è un input nella produzione di altre materie prime: se ‘è bisogno ad esempio di produrre rame serve l’energia per farlo e quindi serve il petrolio. Negli ultimi anni il prezzo dell’oro nero è collassato, per poi tornare su quota 50 dollari. Per il prossimo futuro prevediamo un maggior equilibrio tra domanda e offerta: il calo del prezzo ha permesso ai produttori tradizionali, la Russia e l’Opec, di riguadagnare un controllo sul mercato e questo permette di tenere i prezzi stabili. Per quanto riguarda il terzo driver, il prezzo del dollaro Usa, crediamo che il dollaro debba indebolirsi perché il current account deficit degli Stati Uniti si riduca. Questo è sicuramente molto rilevante con l’amministrazione Trump, che ha più volte dichiarato di non essere soddisfatta dell’attuale livello di deficit e pertanto è probabile che una valuta più debole sia tra i suoi obiettivi.

E per quanto riguarda i fattori interni?

Ci sono inoltre dei fattori domestici che sono in miglioramento per quanto riguarda l’asset class del debito emergente in valute locali: tra questi ce ne sono due in particolare. Il primo è che l’inflazione si sta normalizzando e il secondo è che i deficit delle partite correnti stanno migliorando. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, il disavanzo si sta contraendo in Paesi come il Brasile, che tre anni fa aveva un deficit del 5% e ora l’ha praticamente azzerato. Ma questo sta accadendo anche in altri Paesi come Cile, Colombia, Indonesia, Perù e India. Questo è importante perché tali Paesi hanno bisogno di finanziamenti dall’estero per crescere, e il fatto che il disavanzo delle partite correnti si riducano implica che c’è un minor bisogno di finanziamenti dall’estero. La ragione per cui i deficit si stanno riducendo è che le valute locali si stanno decisamente deprezzando. Le divise si sono apprezzate tra il 2005 e il 2013, ma poi a partire dal 2015 grosso modo c’è stata una grande svalutazione. L’altro fattore domestico è l’inflazione, che si sta normalizzando in Paesi come Brasile, Russia, Colombia Turchia, Sudafrica, che avevano visto un aumento sostanziale dell’inflazione da un livello del 4-5% prima del 2013, prima del taper tantrum, fino al 10-12%. Mentre l’inflazione saliva a causa del contraccolpo sui tassi di cambio, le banche centrali alzavano i tassi. Adesso la  normalizzazione dell’inflazione sta garantendo alle banche centrali del margine per tagliare i tassi, che a sua volta favorirà la crescita domestica. Brasile, Russia, Colombia e persino il Perù stanno procedendo in questa direzione. Questo aiuterà anche ad attrarre capitali dall’estero.

Quali sono le vostre scelte di asset allocation?

Abbiamo un outlook positivo su questa asset class, quindi il nostro posizionamento è coerente con questa visione. In particolare abbiamo aumentato l’esposizione sulle obbligazioni societarie e semi-sovrane. Il miglioramento dei dati fondamentali e i rendimenti relativamente più elevati rispetto ai Paesi sviluppati rendono il debito emergente particolarmente attraente, pertanto ci aspettiamo che l’asset class sia supportata dagli afflussi di capitale degli investitori. Continueremo a selezionare le migliori opportunità di valore basandoci sulla selezione dei titoli e i temi macroeconomici.

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