Risparmio gestito, l’agenda dei prossimi mesi secondo Ubs

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Per il manager Giovanni Papini, capo dell’asset management in Italia, uno dei temi riguarda i prodotti multi-asset di nuova generazione.

Gianluca Baldini di Gianluca Baldini31 dicembre 2012 | 12:13

IL 2012 DEI FONDI SECONDO UBS – In occasione della chiusura dell’anno, il settimanale soldi&bluerating ha fatto il punto sull’industria del risparmio con tre manager di primo piano. Ecco l’analisi di Giovanni Papini, a.d. di Ubs Global Asset Management (Italia) sgr (vai qui per leggere l’intervista a Marco Carreri, a.d. e d.g. di Anima sgr, e qui per l’intervista ad Alessandro Gandolfi, country head per l’Italia di Pimco)

Papini, com’è andato il mondo dei fondi nel 2012? Ci sono gli ingredienti per una crescita nel 2013?
Nel complesso è stato un anno positivo caratterizzato da un paio di elementi salienti. Da un lato abbiamo riscontrato un mood positivo da parte dei clienti finali in virtù di livelli di performance media di mercato soddisfacenti, seppur contrapposti a una diffusa percezione negativa della situazione macroeconomica. D’altro canto, pur in assenza di appetito verso il tradizionale rischio equity, i clienti hanno cominciato a comprendere la necessità di abbandonare posizioni monetarie e governative per ricercare income sulla scala del rischio di credito e/o dell’ampia delega di gestione. E questi sono buoni presupposti per puntare a un’ulteriore qualificazione e diversificazione dei portafogli.

Quali sono i problemi che il settore dovrà affrontare e risolvere il prossimo anno?

La sfida per l’asset manager è quella di offrire al cliente soluzioni convincenti in due aree principali. La prima è quella degli obbligazionari a più elevato “valore aggiunto”, in grado di ripristinare quei flussi di rendimento ormai scomparsi nell’area dei governativi e dei prodotti plain vanilla. La seconda riguarda i prodotti multi-asset di nuova generazione, caratterizzati da rischio moderato, limitato utilizzo di equity e soprattutto da una dinamica della volatilità in grado di assicurare all’investitore un “viaggio confortevole” oltre che una “meta interessante”.

Cosa c’è da fare ancora a livello normativo?
L’industria dell’asset management ha ormai raggiunto livelli di trasparenza e di coerenza normativa trasversale che possono essere considerati un vero e proprio benchmark per altri settori dell’industria finanziaria. Gli ulteriori progetti normativi a livello europeo consentono il raggiungimento di livelli di eccellenza tali da rassicurare pienamente gli investitori.

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