Schroders, il brand prende vita

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La casa di gestione britannica cambia il marchio e accende i riflettori sui veri protagonisti: i consulenti finanziari. Parla country head – asset management per l’Italia Luca Tenani: “i Millennials saranno la nuova generazione di investitori ma anche di consulenti Dobbiamo iniziare ad attrezzarci per cominciare con loro.

Francesca Vercesi di Francesca Vercesi12 giugno 2017 | 08:30

L’industria del risparmio gestito sta attraversando certamente una delle fasi di maggior cambiamento ed evoluzione dalla sua nascita: nuove tecnologie, nuove regole, nuovi bisogni. Con più di 200 anni di storia e un business globale, ma gestito anche a livello locale, come dimostra la presenza ultraventennale in Italia, il gruppo inglese Schroders è pronto ad accettare la sfida e rinnova il brand. BLUERATING ne parla con Luca Tenani, country head Italy – asset management.

Partiamo dal brand: nuovi colori, nuovo logo, nuova grafica. Cosa c’è alla base di questo cambiamento?
Non si tratta di una rottura con il passato, ma della sua naturale evoluzione. Se non ci fossimo mai evoluti non avremmo fatto un percorso così lungo, di oltre due secoli e sette generazioni. Il passato è importante perché definisce ciò che siamo, ma è altrettanto importante la direzione verso cui ci orientiamo. E questo ha più a che fare con il presente e, soprattutto, con il futuro. È con questo spirito che abbiamo rinfrescato la nostra immagine. Quello che non è cambiato sono le nostre convinzioni e i nostri obiettivi. Anzi, con la nuova grafica (che meglio si presta al mondo digitale e dinamico che viviamo oggi) intendiamo valorizzarli ancor di più. Il simbolo della “O” aperta rappresenta infatti la prospettiva di Schroders sul mondo e sulla vita delle persone. Come una lente che mette a fuoco l’obiettivo, è metafora della nostra capacità di interpretare dati e informazioni, del focus sui bisogni di coloro che ci hanno affidato i loro risparmi e della responsabilità che abbiamo nei confronti della società intera.
Questo è un tema su cui vale la pena soffermarsi.
Decisamente sì. Noi, e tutta l’industria, abbiamo un ruolo sociale chiave: il gestito è funzionale alla stabilità dei mercati e più in generale al sistema economico. Favorisce poi un impiego più produttivo del risparmio delle famiglie, migliora il profilo di rischio/rendimento dei portafogli e permette di soddisfare le esigenze di vita delle persone, specialmente in un contesto in cui vivremo più a lungo e potremo contare sempre meno sulle tradizionali fonti di reddito, inclusa la pensione statale.
Il caso italiano è abbastanza esemplificativo. Su cosa si sta lavorando?
Innanzitutto proprio la necessità di rendere più esplicito al grande pubblico questo ruolo sociale del risparmio gestito nello sviluppo dei singoli, delle famiglie, dell’intero Paese. Anche per questo abbiamo accolto con favore i Pir e il circolo virtuoso che innescano in chiave di educazione finanziaria, oltre che per il mercato e il tessuto economico locale. A tal proposito il nostro fondo Schroder ISF Italian Equity sarà presto reso disponibile per essere inserito in un conto Pir. Con i Pir, ci auguriamo che i livelli di investimento degli italiani si innalzino ma soprattutto si innalzi l’orizzonte temporale rispetto alla media attuale di 2,6 anni, emersa da una nostra recente ricerca.
Le società di promozione finanziaria e di private banking stanno facendo da tempo un ottimo lavoro nel far capire ai clienti i benefici del risparmio gestito e riteniamo sia fondamentale continuare su questa strada. Per i consulenti sarà inoltre cruciale interpretare le diverse esigenze, sempre più sofisticate, dei risparmiatori, tenendo conto anche degli aspetti emotivi che influenzano le decisioni e aiutandoli a orientarsi nel mare magnum dell’offerta disponibile. Ovviamente, noi asset manager dobbiamo sentirci parte attiva affiancando i distributori giorno per giorno, con programmi di formazione e informazione, che li sostengano nel loro delicato compito.
L’avvento della Mifid 2 renderà ancora più necessaria e tangibile questa interazione a due vie tra asset manager e distributori a beneficio dell’investitore finale…
Proprio Mifid 2, insieme ai meccanismi innescati dalla gestione passiva, pone un’altra sfida per l’industria, legata alla pressione sui costi. I gestori attivi devono rafforzare l’impegno nel dimostrare la propria capacità di aggiungere valore al netto delle spese. Inoltre, è necessario rivedere modelli e processi, anche e soprattutto facendo leva sulla tecnologia. Ormai tutti parlano di Big Data: l’organizzazione e analisi di questi dati è la nuova frontiera. I vincitori saranno quelli che sapranno organizzare e interpretare i flussi informativi anche per innovare e migliorare le strategie di comunicazione nei confronti degli investitori e dei consulenti finanziari.
Con il web che la farà da padrone.
È vero, saranno richiesti sempre maggiori investimenti sulle piattaforme digitali per incorporare nuove funzionalità, ma soprattutto contenuti interattivi personalizzati. I sistemi analitici predittivi stanno iniziando ad aiutarci ad anticipare le necessità dei clienti e a offrire loro un servizio di qualità superiore. Ciò è particolarmente importante poiché i Millennials saranno non solo gli investitori di domani ma anche la nuova generazione di consulenti finanziari. Dobbiamo quindi iniziare ad attrezzarci per comunicare con loro, come e dove vogliono: una sfida nata con il nuovo millennio, proprio come quella della sostenibilità, legata agli aspetti ambientali, sociali e di governance aziendale.
Intende gli investimenti responsabili?
Molti parlano di investire responsabilmente. Si tratta di un filone che anche a noi sta a cuore. Ci sono tanti miti legati al tema, come il fatto che l’Sri sia strettamente sinonimo di evitare i titoli non etici o fare investimenti green. Bene, riteniamo si debba andare oltre.
E in che modo?
Gli aspetti Esg per noi devono essere integrati nel processo d’investimento in ogni asset class. Il principio alla base è che i cambiamenti ambientali, i trend demografici, le diseguaglianze sociali rappresentano delle sfide cruciali per tutti i tipi di aziende, a ogni latitudine. Nella costruzione dei nostri portafogli dobbiamo tenerne conto. Non solo: riteniamo di poter e dover essere parte attiva nella gestione delle società in cui investiamo, esercitando i nostri diritti di voto affinché prevalgano strategie sostenibili, nell’interesse dei nostri clienti.
Fin qui, abbiamo parlato di quanto l’industria sia cambiata, di quanto ancora cambierà.

Ma come si traduce tutto questo nell’offerta al cliente?
Abbiamo una nuova prospettiva al riguardo su cui stiamo lavorando. Gli asset manager tendono a focalizzarsi più sulle proprie capacità di gestione che sul punto di vista di chi c’è alla fine della catena del valore. Un risparmiatore concepisce invece un prodotto d’investimento come una soluzione a un proprio problema: non importa tanto come funziona il meccanismo sottostante, quanto piuttosto il risultato ottenuto. Specialmente in ottica retail, riteniamo ci si debba sintonizzare di più su questa lunghezza d’onda organizzando l’offerta attorno a specifici bisogni da soddisfare.
Può farci qualche esempio concreto?
Parlando di prodotti, le strategie flessibili e decorrelate restano una componente importante del portafoglio per diversificarlo e cercare valore indipendentemente dai movimenti direzionali del mercato: Schroders continuerà a sviluppare la propria gamma di prodotti multi-asset e liquid alternative. Con l’inflazione che torna in scena, riteniamo inoltre importante fornire ai risparmiatori soluzioni per difendere il valore reale del proprio capitale. Per esempio il nostro fondo Schroder ISF Global Cities reinterpreta l’investimento immobiliare dando l’opportunità di partecipare con la logica del fondo d’investimento alla crescita delle città del futuro: le metropoli più promettenti e dinamiche a livello globale.

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