Bnp Paribas IP: è tempo di sottopesare i Paesi emergenti

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Secondo gli esperti, la crescita dell’economia mondiale rimane su livelli modesti e la debolezza degli utili societari nelle aree in via di sviluppo potrebbe avere ripercussioni negative sugli indici azionari.

di Redazione29 marzo 2013 | 11:59

SOTTOPESATI GLI EMERGENTI – “Dopo aver chiuso la posizione sottopesata nelle azioni del Giappone, per quanto riguarda l’allocazione azionaria sul piano geografico sotto pesiamo i Paesi emergenti”. Parola degli analisti di Bnp Paribas Investment Partners, secondo cui “la crescita dell’economia a livello mondiale rimane su livelli modesti e la debolezza degli utili societari nelle aree in via di sviluppo potrebbe avere ripercussioni negative sugli indici azionari”. “Continuiamo a sottopesare la posizione azionaria a livello globale alla luce dei problemi irrisolti dell’area euro, delle conseguenze del drenaggio fiscale negli USA e della correzione al ribasso delle stime sugli utili societari”. Le azioni, sostengono gli analisti, presentano fondamentali positivi rispetto alle obbligazioni, come il dividend yield più elevato rispetto al rendimento obbligazionario. “Sul piano tattico, riteniamo che il rialzo alimentato dalla politica monetaria potrebbe esaurirsi a breve”.


BUONE NOTIZIE DAGLI USA –
Ad oggi, gli indicatori della fiducia delle imprese USA hanno registrato un certo miglioramento. I nuovi ordinativi per i beni durevoli sono aumentati più del previsto grazie agli incrementi nei settori della difesa e dell’aerospaziale. Negli ultimi tempi, gli ordinativi e le spedizioni di beni capitali hanno segnalato la solidità degli investimenti societari. Parte di questa attività potrebbe essere riconducibile alla ricostituzione delle scorte ed all’attività di recupero successiva all’uragano Sandy. Resta da vedere per quanto tempo questa fase potrà durare, ma gli indicatori prospettici segnalano un rafforzamento della crescita.

MA LA FEDERAL RESERVE NON MODIFICA LE PROPRIE POLITICHE
– Il programma di acquisto di attivi della Federal Reserve non subirà alcuna modifica in tempi brevi. La banca centrale USA ha abbassato le proprie stime di crescita sottolineando l’inasprimento delle politiche fiscali e l’aumento delle tensioni sui mercati finanziari. Il presidente della Federal Reserve, Bernanke, ha dichiarato che i tassi d’interesse sarebbero rimasti bassi per un notevole periodo di tempo dopo la fine del QE3. Tuttavia qualora il tasso di disoccupazione scendesse rapidamente il piano della banca centrale di concludere il QE3 ben prima di innalzare i tassi potrebbe essere messo a repentaglio. Ad ogni modo, la Federal Reserve esaminerà altre informazioni – e in particolare ulteriori parametri del mercato del lavoro – prima di intervenire. Per quanto riguarda le politiche fiscali, i nostri esperti concordano con l’analisi della Federal Reserve: la fiducia dei consumatori è scesa ai minimi della fascia in cui ha oscillato sin dall’inizio del 2012, segnalando un ulteriore indebolimento dei consumi. Pertanto il miglioramento del mercato dell’edilizia residenziale è positivo, ma dubitiamo che i guadagni di ricchezza immobiliari saranno monetizzati per essere destinati ai consumi dato che le famiglie sono più caute dopo la scoppio della bolla immobiliare e che il rifinaziamento dei mutui è ancora più difficile rispetto al periodo precedente la crisi finanziaria.

UN NUOVO ACCORDO PER CIPRO – Cipro ha evitato l’insolvenza, ma a nostro avviso la situazione è radicalmente cambiata nel settore finanziario dell’Eurozona e l’attuazione del piano di salvataggio di Cipro non è privo di rischi. Il piano, infatti, è stato subordinato a una serie di condizioni: un programma di austerità per ridurre i deficit di bilancio e delle riforme strutturali in particolare per il settore finanziario. Verranno poi introdotte delle misure per evitare una corsa agli sportelli dopo la riapertura delle banche. Gli avvenimenti di Cipro potrebbero innescare una fuga di capitali verso altri paesi, sebbene la base dei depositanti delle banche cipriote presenta caratteristiche abbastanza peculiari. L’intenzione dei vertici politici e delle autorità monetarie di far partecipare gli obbligazionisti alle perdite potrebbe provocare un declassamento delle banche più piccole dei paesi periferici dell’area dell’euro. Infine, il caso di Cipro mostra che la zona euro manca ancora di un sistema comune di garanzia dei depositi e di un meccanismo di liquidazione delle banche in default.

CLIMA DI MERCATO: PEGGIORA NELLA ZONA EURO, MIGLIORA IN GIAPPONE
– Gli indici PMI della zona euro relativi all’attività manifatturiera ed al settore dei servizi sono sprofondati in territorio negativo, spegnendo le speranze di una ripresa rapida. Il PMI relativo ai servizi in Francia è precipitato a livelli appena superiori al minimo registrato durante la recessione del 2008/09, mentre il PMI manifatturiero della Germania e scivolato sotto quota 50. Il clima di mercato in Giappone ha registrato un miglioramento, ma i dati reali non sono uniformemente positivi e in particolare il disavanzo commerciale si è ampliato. Tale andamento potrebbe essere dovuto ad un effetto particolare: quando una valuta si deprezza in un primo momento la bilancia commerciale peggiora poiché le importazioni diventano più care. Solo nel lungo periodo, il saldo migliora quando le famiglie e le imprese sostituiscono i beni importati con beni nazionali più economici. Tuttavia, il peggioramento del deficit commerciale è dovuto parzialmente all’aumento del costo dell’energia importata dopo la chiusura di alcuni reattori nucleari ed è di carattere strutturale. Inoltre, anche l’invecchiamento della popolazione dovrebbe avere un effetto negativo sulla bilancia commerciale.

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