Ubp: come proteggersi dal protezionismo

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Alcuni paesi hanno trovato diversi percorsi per affrontare l’aumento del protezionismo globale, spiega Koon Chow.

Chiara Merico di Chiara Merico22 giugno 2017 | 09:52

RISCHIO PROTEZIONISMO – L’aumento del rischio del protezionismo in materia di commercio globale di capitali e di lavoro è un tema d’investimento importante. Il protezionismo colpisce sia i mercati emergenti sia quelli sviluppati, spiega Koon Chow, Emerging Markets Macro and FX strategist di Union Bancaire Privée. Alcuni paesi hanno trovato diversi percorsi per affrontare l’aumento del protezionismo globale. Ciò è particolarmente vero per i mercati emergenti dove si stanno finalizzando nuovi accordi commerciali, si sta offrendo supporto a certi settori economici (in vista dell’arrivo del protezionismo) e si stanno facendo sforzi ufficiali per espandere il commercio in mercati regionali esistenti. Ci sono tre trend in particolare che gli investitori, nel tentativo di vincere il protezionismo, potrebbero tenere in considerazione al momento delle decisioni di investimento. Innanzitutto, gli investitori possono tentare di identificare i settori che sono naturalmente meno inclini al protezionismo: per esempio le azioni di società legate al comparto delle commodity hanno performato molto bene in questo ultimo anno fino a maggio 2017 rispetto all’azionario del comparto industriale. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che diverse società produttrici di materie prime nel mondo hanno pochi o addirittura zero competitor nei paesi in cui i governi potrebbero considerare di adottare politiche protezionistiche. Se, per esempio, gli Stati Uniti decidessero di bloccare le importazioni di metalli rari dalla Cina, Tesla farebbe fatica a realizzare i motori e le batterie dei propri veicoli.

LEGAMI DA RAFFORZARE – In secondo luogo, i mercati emergenti si stanno muovendo per rafforzare le alleanze politiche e commerciali tra di loro e con la Cina e potrebbero iniziare ad aumentare gli scambi con il Giappone. I paesi che possono migliorare i legami politici con la Cina e con altri grandi sostenitori del commercio libero (come il Giappone e l’Europa) potrebbero sovraperformare in un clima di crescita del protezionismo. Infine, un altro modo in cui un Paese potrebbe spingere la crescita del PIL è quello di far focalizzare i policy maker sul consumo interno e creare così dei “campioni nazionali”. Gli investitori dovrebbero quindi considerare, nelle proprie decisioni di asset allocation, l’impatto del protezionismo, tenendo conto di come i diversi paesi e le aziende siano in grado di aggirarlo, conclude Chow.

 

 

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