Bnp Paribas IP: i nervi dei mercati devono affrontare un’altra prova

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“Tuttavia”, ha spiegato Laura Tardino, strategist di Bnp Paribas Investment Parteners, “La Siria non rappresenta un rischio importante per i mercati finanziari internazionali”

di Redazione30 agosto 2013 | 07:33

RISCHI GEOPOLITICI – I tragici sviluppi della guerra civile in Siria – per quanto tragici – sinora non avevano avuto alcun impatto sui mercati finanziari. Questa settimana tuttavia la situazione è cambiata: il presunto utilizzo di armi chimiche da parte del regime siriano e l’eventualità di un intervento militare guidato dagli Usa hanno innervosito i mercati. Gli indici azionari e i rendimenti obbligazionari hanno registrato delle flessioni, mentre sono aumentare le quotazioni del petrolio e dell’oro. “Tuttavia, a nostro avviso”, ha spiegato Laura Tardino, strategist di Bnp Paribas Investment Parteners, “questo conflitto non rappresenta un rischio importante per i mercati finanziali internazionali anche se gli Stati Uniti (e i loro alleati) dovessero essere coinvolti. La Siria, infatti, non è un importante produttore di greggio e, al momento, i paesi produttori presentano ampi margini di capacità inutilizzata”.

IMMOBILIARE USA E TASSI
– “Dopo l’annuncio della Federal Reserve relativo ad un eventuale ridimensionamento (verso la fine dell’anno) dell’importo mensile destinato all’acquisto di attivi (usd 85 miliardi), i tassi ipotecari Usa sono saliti di altri 65 punti base, prolungando la tendenza al rialzo che dall’inizio dell’anno li ha fatti lievitare di 120 punti base. Tale andamento potrebbe avere delle conseguenze negative per il mercato degli immobili residenziali, che è stato uno dei sostegni principali per la fiducia dei consumatori, contribuendo alla ripresa dell’economia Usa”, ha continuato l’esperta.

RIFINANZIAMENTO DEI MUTUI
– “Solitamente gli effetti più immediati di un rialzo dei tassi ipotecari si ripercuotono sul rifinanziamento dei mutui e, infatti, le richieste di rifinanziamento hanno registrato una netta diminuzione verso metà maggio. Inoltre, negli ultimi due mesi sono diminuite anche le richieste di nuovi mutui, e ciò potrebbe segnalare una contrazione della domanda di case. I dati relativi alle vendite di abitazioni mostrano andamenti contrastanti: le vendite di case di vecchia costruzione sono aumentate, mentre quelle di immobili nuovi e i contratti preliminari hanno segnato un netto calo. I tassi ipotecari non sono ancora abbastanza elevati da provocare dei danni significativi, ma il loro andamento deve essere seguito con attenzione”.

I PREZZI DEGLI IMMOBILI
– I prezzi degli immobili residenziali hanno continuato a salire, rafforzando i bilanci delle famiglie e probabilmente anche la fiducia dei consumatori. Anche la fiducia delle imprese edili si è ulteriormente consolidata, anche se potrebbero verificarsi delle strozzature nella costruzione di nuove abitazioni legate alla disponibilità di terreni edificabili e di forza lavoro. Nel complesso, pare che la ripresa del mercato della casa si stia attestando su ritmi più lenti.

CONFERENZA DI JACKSON HOLE – “Nella conferenza annuale dei banchieri centrali che si tiene Jackson Hole negli Usa, si è discusso delle conseguenze a livello globale delle politiche monetarie non convenzionali, ma è stato difficile trovare una posizione condivisa da tutti i partecipanti. L’Fmi ha perorato la causa della collaborazione internazionale in questo campo, mentre alcuni paesi emergenti hanno auspicato che la Federal Reserve tenesse conto delle conseguenze internazionali della decisione di ridimensionare gli acquisti di attivi a sostegno della crescita nel quadro del programma QE3. Queste osservazioni sono state seccamente respinte dai funzionari della banca centrale Usa. Una valutazione degli effetti del QE3 (e della sua interruzione) sull’economia Usa e sui mercati finanziari risulta già abbastanza difficile da effettuare, e dunque tale reazione è parsa abbastanza giustificata”.

RIDIMENSIONAMENTO QE3 – “Inoltre, alcuni presidenti delle sedi regionali della Federal Reserve si sono espressi a favore di un rapido inizio del ridimensionamento del QE3, mentre altri preferiscono attendere ancora: tale disaccordo ha ulteriormente evidenziato la mancanza di una posizione consensuale al riguardo. Al momento, l’esito più probabile rimane l’annuncio dell’inizio del taglio del programma per il mese prossimo. In una prima fase, la Federal Reserve potrebbe gradualmente ridurre gli acquisti di Treasury per poi estendere più tardi i tagli ai titoli garantiti da ipoteche”.

MERCATI EMERGENTI, STIME RIBASSISTE
– “Al di fuori degli Usa, il previsto ridimensionamento del QE3 da parte della Federal Reserve ha penalizzato per lo più i paesi emergenti, che in molti casi hanno registrato un brusco indebolimento delle rispettive valute. In effetti, un’ampia parte della recente sottoperformance dell’indice MSCI Emerging Markets (espresso in usd) è riconducibile a tale deprezzamento e, in termini di valute locali, le azioni dei paesi emergenti hanno tenuto meglio”.

LE STIME DEGLI ESPERTI – “Considerando che le azioni emergenti offrono uno sconto del 25% rispetto a quelle dei paesi avanzati, riteniamo che al momento le quotazioni siano favorevoli, mentre, la svalutazione delle monete locali dovrebbe rendere gli acquisti ancora più interessanti. Tuttavia, anche secondo i nostri esperti, le stime prevalenti relative ai paesi emergenti sono decisamente ribassiste. Pertanto non vi è alcun motivo per modificare l’allocazione degli attivi. Abbiamo mantenuto invariate le posizioni sovrappesate nei mercati azionari di Europa e paesi emergenti. Infine, per il momento stiamo conservando la duration lunga nel segmento dei Bund tedeschi: tale posizione sarà chiusa se i rendimenti su questi titoli supereranno il 2%, livello che è stato toccato la scorsa settimana ma non superato”.

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