Royce (gruppo Legg Mason): ecco perché scegliere le small cap

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Storicamente, dicono i gestori, le società ben gestite e capitalizzate in maniera prudente hanno rappresentato investimenti solidi. E tornerà a essere così.

di Redazione29 novembre 2013 | 10:00

PICCOLA CAPITALIZZAZIONE – Parlando di small cap statunitensi, la performance degli ultimi anni, se osservata con maggiore attenzione, rivela con chiarezza che per un certo periodo di tempo i mercati hanno ricompensato soprattutto le imprese più indebitate a discapito delle società con una capitalizzazione più prudente. A sostenerlo in un recente report sono Chuck Royce e Frank Gannon, rispettivamente presidente e co-chief investment officer e portfolio manager di Royce (gruppo Legg Mason). “L’Operation Twist della Fed, iniziata nel settembre 2011, ha provocato frenetici acquisti di titoli obbligazionari che hanno distorto la realtà nella condotta degli investitori e delle multinazionali, fenomeno che ha iniziato a penalizzare seriamente i titoli di qualità nel mercato delle small cap. Ciò detto, le ripercussioni di quel tipo di politica stanno iniziando a esaurirsi”.

SCELTE DI INVESTIMENTO
– “L’approccio d’investimento basato sulla gestione attiva cerca d’individuare le società meglio gestite e più solide dal punto di vista dei fondamentali”, spiegano i gestori. “Si tratta in definitiva delle imprese migliori poiché dotate della capacità di capitalizzare nel lungo termine. Ciò consente loro di offrire potenzialmente agli investitori i rendimenti auspicati sotto forma di dividendi, buy back o altri metodi ragionevoli e prudenti di allocazione del capitale. Le società forti dal punto di vista finanziario sono ben posizionate per crescere. Gli attivi di queste aziende derivano più dagli utili non distribuiti che dal capitale conferito. Ciò significa che queste imprese hanno il potenziale per autofinanziarsi come imprese di successo”.

COME SELEZIONARE – “E tuttavia”, proseguono i gestori, “questa tipologia di società non ha tratto vantaggio dagli interventi della Fed, soprattutto nell’asset class delle small cap. In realtà, i provvedimenti adottati dalla banca centrale americana hanno impedito che avvenisse l’atteso processo darwiniano che generalmente si manifesta in seguito a una recessione: di solito, infatti, le imprese di maggiore qualità e non indebitate riescono a sfruttare gli errori delle aziende caratterizzate da un eccesso di leva, le quali devono ricorrere ai finanziamenti e hanno difficoltà ad accedere ai mercati di capitali. Ci stiamo muovendo in territorio sconosciuto, mentre prosegue l’inondazione di liquidità generata dai programmi di allentamento quantitativo. È probabile però che la fiumana sia destinata a prosciugarsi presto. Storicamente”, concludono, “le società ben gestite e capitalizzate in maniera prudente hanno rappresentato investimenti solidi e riteniamo che tornerà a essere così”.

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