Bnp Paribas IP, rendimenti obbligazionari bassi per gran parte del 2014

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Laura Tardino, strategist di Bnp Paribas Investment Partners, evidenzia che il mercato del lavoro è ancora molto debole, e i salari registrano incrementi minimi…

di Redazione29 novembre 2013 | 11:11

I MERCATI PERDONO SLANCIO – Nel corso della settimana i mercati azionari hanno in parte perso slancio. Dopo un percorso che fino a questo punto dell’anno è stato molto positivo, è possibile che gli investitori stiano realizzando delle prese di profitti, anche perché gli ultimi dati economici paiono contrastati e vi sono ancora delle incertezze sia sul ridimensionamento del QE da parte della Federal Reserve, sia sul negoziato per definire il bilancio 2014 e l’innalzamento del tetto del debito negli Usa. “A nostro avviso”, spiega Laura Tardino, strategist di Bnp Paribas Investment Partners, nella strategia settimanale diffusa dalla società, “il miglioramento delle prospettive economiche globali è già stato scontato nelle quotazioni e le politiche monetarie espansive hanno spinto i mercati azionari internazionali su livelli elevati. Privilegiamo i listini europei, che presentano valutazioni relativamente interessanti e potrebbero beneficiare del miglioramento dei profitti societari, favorito da un rafforzamento della crescita e dei margini (che al momento sono abbastanza bassi). Più o meno per le stesse ragioni, valutiamo favorevolmente anche le azioni dei Paesi emergenti”.

RENDIMENTI BASSI: L’IMPATTO SULL’ECONOMIA – “Secondo le nostre previsioni, i rendimenti obbligazionari rimarranno bassi per gran parte del 2014. Il mercato del lavoro è ancora molto debole, e i salari registrano incrementi minimi. Persino in Giappone, dove la disoccupazione è bassa e la banca centrale ha lanciato un imponente programma di allentamento quantitativo, le retribuzioni lorde non registrano una crescita significativa da parecchi anni a questa parte e questa tendenza non è cambiata negli ultimi tempi. Gli acquisti di obbligazioni da parte della banca centrale hanno stimolato l’aumento dell’inflazione, ma al contempo hanno contribuito a contenere i rendimenti. Negli Stati Uniti, la banca centrale potrebbe iniziare a ridurre gli acquisti del QE nei prossimi mesi: ciò potrebbe spingere i rendimenti verso l’alto (e non solo negli USA), ma dato che la Federal Reserve e altre banche centrali mirano a mantenere i tassi su livelli modesti, i margini di rialzo dovrebbero essere limitati. La Federal Reserve potrebbe mantenere bassi i tassi di interesse anche dopo che la percentuale dei disoccupati sarà scesa al di sotto della soglia del 6,5%. Questo livello potrebbe persino essere abbassato, e ciò spingerebbe ancora più avanti nel tempo eventuali incrementi dei tassi. Intanto, grazie alla riduzione del deficit di bilancio USA, un ridimensionamento degli acquisti di titoli di Stato da parte della Federal Reserve avrebbe conseguenze meno gravi in termini di eventuali pressioni al rialzo sui tassi”.

I FONDAMENTALI DELLE ECONOMIE EMERGENTI NON SONO PEGGIORATI – “Alcuni membri del Consiglio direttivo della BCE hanno parlato apertamente di acquisti di attivi, ma riteniamo che questa soluzione sia poco probabile nel breve periodo, alla luce delle resistenze prevalenti ai vertici della BCE. Tuttavia se l’inflazione dovesse scendere ulteriormente, la BCE potrebbe adottare nuove misure per mantenere più a lungo i tassi su livelli bassi”. “Gli interessi modesti offerti dalle obbligazioni e il rendimento contenuto delle azioni, incoraggerà ancora gli investitori a cercare remunerazioni più elevate. In questa prospettiva, abbiamo optato per una posizione sovrappesata nel debito emergente in dollari. Nei prossimi mesi il ridimensionamento del QE dovrebbe essere negativo per questa classe di attivo, ma i fondamentali delle economie emergenti – come le ingenti riserve valutarie – non sono peggiorati e riteniamo che i rendimenti offerti da questi titoli rimarranno relativamente elevati”.

OCCHIO AI TITOLI HIGH YIELD – “Anche il sovrappeso nel settore immobiliare USA è riconducibile alla ricerca di rendimenti più elevati, poiché il rapporto tra domanda e offerta (calo della percentuale di locali inoccupati e scarsa attività di costruzione) e le valutazioni dei titoli immobiliari offrono prospettive interessanti.  Allo stesso modo, deteniamo un sovrappeso nel segmento obbligazionario high-yield europeo rispetto alle obbligazioni investment grade. Al momento, infatti, gli spread sui titoli investment grade sono contenuti e non presentano un elevato potenziale di rialzo. In un contesto caratterizzato dalla domanda di remunerazioni più consistenti, i titoli high-yield dovrebbero comportarsi meglio”.


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