AllianceBernstein: high yield immune al tapering, ma sarà balzo Bund

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In settembre il presidente della Bce inizierà a preparare i mercati alla strada verso una politica monetaria meno accomodante.

Chiara Merico di Chiara Merico26 luglio 2017 | 14:46

APPUNTAMENTO A SETTEMBRE – Tapering sì, tapering no. Questa la domanda ricorrente ad ogni intervento del numero uno della Banca centrale europea, Mario Draghi, interrogativo che però finora ha raccolto solo previsioni e nessuna sicurezza, spiega Jorgen Kjaersgaard, head of European Credit di AllianceBernstein. A nostro parere, il momento fatidico in cui la cortina dell’incertezza verrà finalmente sollevata arriverà in settembre: il presidente dell’Istituto europeo inizierà a preparare i mercati alla strada verso una politica monetaria meno accomodante, sulla quale si continuerà a speculare nei mesi a venire, mentre la stretta effettiva sarà graduale e portata avanti nel corso del 2018. Dietro l’atteggiamento attendista della Bce c’è più che altro la volontà di aspettare ulteriori rilevazioni macroeconomiche, numeri che dovrebbero rendere più chiaro il quadro inflazionistico e di crescita e legittimare, quindi, la mossa di Francoforte. Una questione di percentuali che scorre su un binario parallelo rispetto alle urne tedesche che non dovrebbero, quindi, giocare un ruolo chiave nel ritardare i piani dell’Eurotower. Indubbiamente, l’avvio del tapering si farà sentire sull’andamento del mercato del credito e, in particolare, spingere i ritorni sui titoli sovrani, una risalita che dovrebbe riportare il rendimento del Bund intorno all’1% entro la fine dell’anno, ad un livello che non si vede dal giugno del 2015. A seguire verranno anche i tassi degli altri bond governativi, compresi quelli italiani.

PREPARARSI ALLA STRETTA – Il programma di acquisto della Bce, il cosiddetto Quantitative easing, ha infatti indotto gli investitori a sobbarcarsi maggiori rischi e a prolungare la durata del proprio portafogli alla ricerca di ritorni più elevati, aggiunge Kjaersgaard. Questa dinamica dal lato della domanda ha colpito le obbligazioni investment-grade dei Paesi dai bilanci meno problematici e appiattito la curva dei rendimenti, rendendo alcuni bond a lunga durata particolarmente vulnerabili alle scelte della Bce. Nonostante il rialzo dei rendimenti sul debito sovrano, crediamo comunque che le prospettive del segmento high-yield europeo rimangano generalmente positive. La crescita economica si rafforza, la leva finanziaria è modesta e i debitori non si stanno sovraccaricando di maggiori passività. Molte delle nuove emissioni, infatti, hanno visto come fine ultimo quello di rifinanziare il debito esistente a condizioni più vantaggiose, cosa che non va ad incidere sul tasso di default. Come prepararsi quindi all’avvento della stretta monetaria? Consigliamo agli investitori di tagliare la duration del proprio portafoglio, puntando su titoli a scadenza corta, data la probabile impennata dei rendimenti e la contrazione dei prezzi a lungo termine. Più nel dettaglio, meglio aumentare l’esposizione al comparto high yield e al settore finanziario, uniche aree propriamente ripagate per il loro rischio intrinseco, facendo particolare attenzione alle obbligazioni Additional Tier 1. Le AT1 sono conosciute anche con il nome di Contingent Convertible bonds (CoCo) e si collocano sul fondo della scala del debito in termini di subordinazione: le cedole possono essere sospese; possono essere convertiti in azioni; possono essere svalutati totalmente. Queste securities sono ad alto rischio, ma anche molto interessanti per chi va alla ricerca di opportunità di rendimento.

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