Bnp Paribas Am: l’euro si rafforza sulla scia del cambiamento implicito della politica monetaria della Bce

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La settimana scorsa, i mercati azionari hanno fatto segnare andamenti complessivamente contrastanti, mentre i rendimenti obbligazionari hanno in generale registrato un ulteriore ribasso.

Chiara Merico di Chiara Merico27 luglio 2017 | 09:07

ANDAMENTI CONTRASTANTI – La settimana scorsa, i mercati azionari hanno fatto segnare andamenti complessivamente contrastanti, mentre i rendimenti obbligazionari hanno in generale registrato un ulteriore ribasso favorito dall’affievolirsi dei timori connessi al ritmo che le banche centrali più importanti decideranno per rientrare dalle politiche espansive, spiega Colin Harte, head of research, active asset allocation, multi asset solutions di Bnp Paribas Am. Le dichiarazioni del presidente della Bce Draghi dopo la riunione del Consiglio direttivo del 20 luglio sono state interpretate in senso restrittivo dai mercati valutari e il successivo rafforzamento dell’euro ha penalizzato varie borse europee. Invece, i mercati obbligazionari del Vecchio Continente hanno interpretato le parole di Draghi in senso più espansivo. In tale contesto, il lieve peggioramento di alcuni dati macroeconomici USA ha ulteriormente corroborato la percezione che la stretta monetaria della Federal Reserve potrebbe essere più graduale del previsto. In effetti, lo slittamento implicito tra l’orientamento della politica monetaria statunitense e quello della zona euro ha favorito un’ulteriore fase di vigore dell’euro rispetto al dollaro USA e alle altre principali valute.

 

BCE: SVOLTA ESPANSIVA PER I MERCATI OBBLIGAZIONARI, RESTRITTIVA PER LE VALUTE – In occasione della conferenza stampa della BCE del 20 luglio, Draghi ha sottolineato il vigore della ripresa economica dell’area euro, ma ha segnalato anche che la BCE disponeva di ulteriori margini di manovra per sostenere l’economia se necessario, mentre è rimasto ambiguo sulla simmetria dell’obiettivo d’inflazione nel quadro della funzione di reazione della banca centrale, aggiunge Harte. I mercati obbligazionari europei hanno dato un’interpretazione espansiva delle dichiarazioni di Draghi, e il rendimento dei Bund decennali è sceso di sei punti base. Invece, i mercati delle valute hanno analizzato l’orientamento monetario della BCE alla luce delle politiche della Federal Reserve, piuttosto che valutarlo in termini assoluti, e dunque ne hanno dato un’interpretazione più restrittiva, spingendo l’euro verso l’alto dell’1,4% (ponderato per l’interscambio commerciale). Tale andamento ha penalizzato i mercati azionari europei e, a nostro avviso, metterà alla prova l’impegno della BCE sulla simmetria dell’obiettivo d’inflazione nell’ambito delle sue politiche monetarie, dato che l’apprezzamento dell’euro tenderà ad accentuare il ritardo dei prezzi al consumo rispetto al target statutario del 2%.

MERCATI FINANZIARI: PROSPETTIVE DIVERGENTI PER AZIONI E OBBLIGAZIONI – Per la maggior parte dell’anno, i mercati finanziari sono stati caratterizzati dalla divergenza delle prospettive economiche scontate nelle quotazioni azionarie e in quelle obbligazionarie. I mercati azionari sono stati tendenzialmente più ottimisti sulle prospettive dell’economia globale, e hanno messo a segno un forte rialzo, sottolinea Harte. Anche i mercati obbligazionari, che scontano prospettive più prudenti, sono però saliti notevolmente. Più di recente, tuttavia, i timori per le intenzioni delle banche centrali di inasprire la politica monetaria malgrado il raffreddamento dell’inflazione, un timido indebolimento dei dati economici europei e maggiori evidenze di una decelerazione dell’economia statunitense hanno cominciato a frenare diversi mercati azionari, innescando al contempo un’ondata di vendite sui mercati obbligazionari. Tale andamento poteva far pensare che gli operatori su entrambi i mercati stessero iniziando a scontare prospettive economiche simili. Dopo una breve pausa, sembra comunque che adesso i mercati azionari e quelli obbligazionari stiano puntando nuovamente su prospettive economiche diverse.

ALLOCAZIONE DEGLI ATTIVI: NESSUNA MODIFICA DI RILIEVO – Nell‘ambito del comparto obbligazionario, resta complessivamente invariata la posizione di duration sostanzialmente neutra, in una prospettiva di breve periodo. Nel lungo termine, invece, intendiamo tornare a un sottopeso in termini di duration, in particolare per quanto riguarda le obbligazioni europee, poiché prevediamo che la BCE sarà una delle prime tra le banche centrali più importanti ad adottare una funzione di reazione meno simmetrica dedicando maggiore attenzione a una gestione prudente dei mercati finanziari. Per quanto riguarda le altre strategie d’investimento, a nostro avviso la sopravvalutazione degli indici azionari USA è più accentuata rispetto ai listini europei, e pertanto deteniamo un sovrappeso nelle azioni dell’area euro rispetto ai mercati degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Tale posizione riflette anche il fatto che le nostre stime relative ai profitti societari nel Regno Unito sono molto più basse rispetto a quelle prevalenti, e di conseguenza prevediamo che le azioni britanniche faranno segnare una performance inferiore rispetto ai principali mercati azionari internazionali. Nel settore immobiliare quotato, i titoli europei hanno messo a segno un notevole rialzo quest’anno, mentre i REIT statunitensi hanno accusato un ritardo in termini di performance. Tale andamento corrobora la scelta di mantenere il sovrappeso nel mercato USA, poiché prevediamo un’inversione di tale divergenza nei prossimi mesi grazie all’impennata della domanda nel settore immobiliare statunitense. Per quel che concerne le obbligazioni societarie high yield, non riteniamo che i mercati abbiano scontato a sufficienza il recente ribasso dei prezzi del greggio e il rischio di un aumento delle insolvenze nel settore energetico statunitense. Infine, nei paesi emergenti privilegiamo il debito in valuta locale, che dovrebbe consentire di trarre vantaggio da un apprezzamento delle divise, conclude Harte.

 

 

 

 

 

 

 

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