Perché il mercato fa meglio dei gestori

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La differenza media è del 2,5%. Colpa dei costi. Ma anche del timing di entrata e uscita sui titoli.

di Redazione4 giugno 2014 | 07:52

NECESSITA’ MATEMATICA – Pubblichiamo alcuni stralci di un interessante articolo di Alessandro Pedone, pubblicato dal sito www.aduc.it, sul rapporto tra le performance del mercato e quella dei gestori attivi. La media dei fondi comuni d’investimento, anno dopo anno, fa peggio dei mercati di riferimento. Questo non perché i gestori siano tutti un branco di incapaci. Tutt’altro. Il fatto è che non possono fare diversamente. È una necessità matematica che la media di coloro che fa gestione attiva abbia rendimenti netti inferiori alla media del mercato.

L’IPOTESI – Per comprendere il punto ipotizziamo che il mercato sia composto da due categorie di investitori, quelli che fanno gestione passiva (acquistano una porzione dell’intero mercato senza mai cambiare) e quelli che fanno gestione attiva (quindi cambiano costantemente i titoli nei quali investire in base a presunte capacità di selezionare gli investimenti migliori). Gli investitori che scelgono una politica di gestione passiva avranno un rendimento esattamente pari alla media del mercato. È matematico. Ma se questo è vero, come è vero, anche l’altra categoria di investitori, nella media, avrà il rendimento medio del mercato con la differenza che mentre tutti gli investitori passivi avrà ottenuto lo stesso risultato, gli investitori attivi avranno ottenuto una grande varietà di risultati che mediamente sarà la stessa degli investitori passivi.

STOCK PICKING – A ben guardare, però, c’è un’altra differenza fondamentale. Per vendere e comprare titoli, gli investitori attivi subiscono molti costi (costi informativi, costi di transazione, commissioni varie, ecc.). Questo significa che, mediamente, il rendimento netto degli investitori attivi sarà peggiore di quello degli investitori passivi. Questo ragionamento vale per lo stock-picking (cioè la presunta capacità di selezionare i migliori titoli del mercato) mentre non vale per il così detto market timing, cioè la presunta capacità di entrare quando i prezzi sono bassi ed uscire quando i prezzi sono alti.

LA COSA PEGGIORE – Purtroppo, se è vero che i fondi comuni d’investimento (quelli che non devono investire in un determinato mercato e quindi hanno un limitatissimo margine per fare “market-timing”) mediamente devono fare peggio dei loro mercati di riferimento è anche vero che, secondo tutte le analisi, questa non è la cosa peggiore. La cosa peggiore è che gli investitori entrano ed escono da questi fondi nel momento sbagliato ottenendo, mediamente, un rendimento ben peggiore rispetto a quello conseguito dal fondo (già inferiore a quello di un fondo a gestione passiva).

RENDIMENTI A CONFRONTO – Secondo gli ultimi dati di Morningstar negli ultimi dieci anni, la differenza fra il rendimento conseguito dai fondi e quello effettivamente conseguito dagli investitori è stata di circa il 2,5% medio annuo. Perdere il 2,5% medio annuo per dieci anni è una cifra spaventosa! Significa avere un capitale più basso di circa un quarto. Sicuramente un danno maggiore di quello che può fare, in media, la gestione attiva rispetto a quella passiva.

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