Il consulente del futuro? Quello che saprà leggere un bilancio: parola di un ex big di Merril Lynch

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A dirlo è Enrico Vergani, Vice President Financial Advisory Merrill Lynch e docente universitario. La traspaarenza delle informazioni è tutto, spiega, ma le aziende non amano l’apertura verso l’esterno, soprattutto se non sono quotate.

di Redazione13 novembre 2014 | 10:12

Incontro Enrico Vergani a margine di un suo intervento in Bocconi sull’’importanza dell’’analisi di bilancio. Ex Merrill Lynch Wealth Management, docente universitario, pubblicista, ora nei consigli di amministrazione di alcune aziende italiane, davanti ad un caffè’ mi confronto sulle dinamiche evolutive della consulenza finanziaria in Italia.

Lavori nel settore della consulenza finanziaria sui grandi patrimoni da ormai 15 anni. Cosa sta succedendo?
L’’aspetto più’ interessante che caratterizza il settore oggi e’ che le banche hanno smarrito il loro ruolo storico di fornitrici di carburante per il motore dell’’economia: l’’impresa privata. Prima erano loro a finanziare le idee degli imprenditori. Adesso, invece, mi sembra di aver letto che qualcuno vuole che la banca si metta a vendere tablet. Nessun rischio, margini bassi e nessun problema di compliance. Ho qualche perplessità’.

Quindi?
L’’humus imprenditoriale ha bisogno di capitali come prima e piu’ di prima. In mancanza dei fornitori storici, nell’’impresa sta maturando l’’orientamento al mercato dei capitali privati e il punto d’incontro tra domanda e offerta e’ quasi sempre il consulente finanziario.

Una nuova figura ma con che competenze?
Lo sforzo del mercato della consulenza finanziaria credo andrà’ nella direzione di incrementare la diffusione e il controllo sulla qualità delle informazioni cosi’ da migliorare l’’allocazione delle risorse: il denaro, infatti, tendenzialmente, dovrebbe andare nella direzione che offre migliori prospettive ovvero laddove si offrono informazioni accurate. Cio’ significa che chi sarà’ in grado di leggere e di giudicare un bilancio diventerà merce rara e meglio remunerata”.

Ostacoli?
Il punto e’ che chi investe dovrebbe avere una ragionevole fiducia nei confronti delle notizie e delle informazioni fornite, tuttavia le aziende non amano particolarmente la trasparenza e l’’apertura verso l’’esterno, soprattutto se non quotate.

Marco Mazzoni

Magstat Consulting


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