Chicche d’Oriente, ecco dove trovare le migliori performance obbligazionarie

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di Redazione16 agosto 2017 | 09:45

“Negli ultimi tre anni le performance degli investimenti e la crescita del mercato del reddito fisso in Asia sono state fenomenali. In particolare, secondo il JPMorgan Asian Credit Index (JACI), in quel periodo il rendimento totale del mercato del credito asiatico denominato in dollari si è attestato al 17,49%. Al contempo, spiega Clifford Lau, responsabile reddito fisso Asia di Columbia Threadneedle Investments, anche il mercato in valuta locale ha generato nello stesso lasso di tempo un discreto rendimento totale del 9,31% su base coperta in USD, nonostante il tendenziale indebolimento delle valute della regione, tradottosi in un rendimento totale in USD di appena il 2,14%”.

“La performance positiva delle obbligazioni asiatiche non è ascrivibile solo alle prospettive economiche più promettenti e al miglioramento degli utili societari in Asia, ma anche ai notevoli afflussi verso i mercati emergenti, che hanno favorito la regione con la maggiore allocazione. Fintanto che le condizioni di mercato in Asia e nei mercati emergenti rimarranno stabili, la dinamica di crescita dei nuovi investimenti dovrebbe restare sostenuta. La capitalizzazione del mercato del credito asiatico denominato in dollari è destinata a raggiungere l’importante traguardo di USD 1.000 mld (dagli attuali USD 744 mld) probabilmente entro i prossimi due anni circa, a giudicare dal ritmo rapido delle nuove emissioni negli ultimi anni. Solo nei primi quattro mesi di quest’anno l’universo del credito asiatico in dollari ha visto nuove emissioni per USD 90 mld (un aumento di oltre il 100% su base annua), l’inizio d’anno più impressionante mai registrato dall’avvento delle obbligazioni asiatiche come asset class”.

“Comprendere il contesto favorevole dei flussi d’investimento contribuisce senz’altro a rafforzare la fiducia degli investitori nelle obbligazioni asiatiche, ma la decisione di restare investiti o meno dovrebbe sempre basarsi i) sull’andamento della crescita economica nella regione, ii) sulle previsioni sugli utili e iii) sulle tendenze della spesa per investimenti e dell’indebitamento delle aziende asiatiche.
Nel valutare la solidità fondamentale dei mercati della regione, notiamo che il lento ciclo della spesa per investimenti, che ha cominciato a rallentare durante la crisi finanziaria globale, ha ridotto la leva lorda delle società asiatiche e migliorato la loro liquidità. I progressi in termini di crescita dell’EBITDA e la creazione di debito più lenta nei bilanci societari, riconducibili alla ripresa dell’attività aziendale, degli utili e dei prezzi dell’energia, si sono tradotti in un miglioramento della copertura degli oneri finanziari e della capacità di servizio del debito”.

“Ai fini del nostro studio sulle obbligazioni corporate asiatiche, la seguente tabella sintetizza alcune statistiche sulla base dei recenti risultati delle imprese della regione nell’esercizio 2016. Osserviamo che la crescita dell’EBITDA è stata sostenuta, mentre la leva netta è diminuita. In termini di performance settoriale, tra le obbligazioni IG asiatiche la tecnologia ha sovraperformato, mentre le telecomunicazioni hanno registrato un andamento piatto. Per quanto riguarda l’alto rendimento, in base ai risultati dell’esercizio finanziario 2016 le società immobiliari e industriali hanno sovraperformato le loro omologhe e le telecomunicazioni hanno evidenziato una crescita negativa. In particolare, nell’esercizio 2016 i titoli immobiliari cinesi hanno messo a segno risultati eccezionali. L’EBITDA è salito del 25% su base annua, grazie all’ottimo fatturato su contratti stipulati nel 2015/2016. Il rapporto debito/EBITDA è rimasto invariato a quota 7x anno su anno, un miglioramento dal livello di 7,6x del primo semestre 2016. Anche la leva finanziaria netta è migliorata dal 78% al 71% su base annua, alla luce della crescita più sostenuta del capitale proprio. La performance complessiva del settore immobiliare cinese è stata una piacevole sorpresa per molti investitori”.

“Tuttavia, le emissioni legate alla spesa per consumi nelle economie asiatiche, in particolare in Cina, rimangono il nostro segmento preferito, nel contesto della transizione da una crescita trainata dalla produzione manifatturiera verso un modello basato sui consumi interni. Apprezziamo anche i settori che beneficeranno dell’espansione della classe media, come la salute, l’alimentazione e il tempo libero. Siamo inoltre alla ricerca di titoli di credito con potenziale di deleveraging attraverso l’incremento degli utili, in quanto il governo affronta il problema dell’eccesso di capacità (ad es. di acciaierie e cemento) mediante progetti infrastrutturali di enormi dimensioni (progetto One Belt One Road)”.

“Sul versante economico, l’Asia dovrebbe registrare una crescita del PIL del 6,0%, mentre le previsioni d’inflazione rimangono favorevoli al 2,5%. Le delusioni sul fronte delle politiche reflazionistiche degli Stati Uniti e gli attuali attriti politici alla Casa Bianca hanno turbato chi puntava su un apprezzamento dell’USD e su una diminuzione della duration. La sensibilità delle valute e dei tassi asiatici all’USD e ai Treasury USA dovrebbe restare elevata, ma i rapporti più distesi fra l’Asia (in particolare la Cina) e gli Stati Uniti riaccendono la speranza che la crescita globale non risenta in misura eccessiva di frizioni commerciali indesiderate. È inoltre possibile che la reflazione delle economie asiatiche prosegua (sebbene questo tema abbia avuto origine negli Stati Uniti, dopo l’elezione di Trump): il lancio di nuovi prodotti previsto per la fine di quest’anno manterrà vivace il ciclo tecnologico della regione, favorendo paesi come Corea e Taiwan. Quanto ai cicli dei tassi d’interesse, l’orientamento accomodante delle banche centrali asiatiche sembra tuttavia superato e, semmai dovesse verificarsi, il prossimo intervento sul fronte monetario dovrebbe essere un innalzamento dei tassi. In quest’ottica, i mercati dei tassi locali offrono un potenziale di rialzo ridotto, a eccezione forse dell’Indonesia, se i recenti progressi economici e in termini di riforme del paese si tradurranno in un aumento del rating di S&P a investment grade”.

Perché investire nel reddito fisso asiatico?
Offre diversificazione: un’incursione nel reddito fisso asiatico permette agli investitori di accedere a un mercato che spesso si trova in una fase diversa del ciclo economico, politico e del credito rispetto ai mercati occidentali core. Tra l’altro, in molti casi la crescita economica in Asia supera quella della maggior parte delle altre regioni.
Valutazioni interessanti: in un contesto d’investimento che spesso sembra non offrire reddito senza rischi eccessivi, il reddito fisso asiatico può rappresentare un’opportunità d’investimento allettante in termini sia assoluti che relativi. Le obbligazioni della regione offrono rendimenti nettamente più elevati rispetto alle omologhe statunitensi ed europee con rating analogo.
Un mercato dinamico: il reddito fisso asiatico è un mercato dinamico che si apre a un numero crescente di nuovi investitori. Questo segmento, che include emittenti sia in dollari USA sia in valuta locale, è profondo, investibile e vanta una capitalizzazione di mercato di circa USD 1.400 mld. L’asset class è infatti cresciuta di oltre quattro volte negli ultimi sei anni.

Conclusioni
“Il contesto del reddito fisso globale sarà reso più difficile da dinamiche reflazionistiche, tra cui una politica fiscale più espansiva negli Stati Uniti e una migliore tenuta dei mercati dell’energia e delle materie prime a livello mondiale, nonostante i recenti intoppi. Tuttavia, da tempo ormai non osserviamo un’espansione sincronizzata a livello regionale e alcuni segnali indicano che questo fenomeno potrebbe essere ben avviato e sostenere il rally degli asset rischiosi. Al contempo, attualmente il mercato finanziario nel suo complesso quota a prezzi che non lasciano alcun margine per attutire eventuali shock di mercato. I cambiamenti ciclici e strutturali che interessano le economie globali (rivoluzioni trainate dalla tecnologia) e le dinamiche demografiche (invecchiamento della popolazione) influiranno in modi molto diversi su vari segmenti delle nostre asset class, stravolgendo la nostra idea convenzionale di correlazione di mercato, ritorno verso la media, volatilità implicita e costruzione del portafoglio (emittenti pubblici o privati, gestione attiva o passiva, azioni o reddito fisso, mainstream o ad hoc)”.

“Indipendentemente da ciò, riteniamo che i mercati del reddito fisso asiatico offrano ancora temi interessanti da esplorare, ad esempio in settori dinamici come la tecnologia, la salute e l’e-commerce in Cina o nell’ambito dell’orientamento ancora accomodante, seppur meno interventista, delle banche centrali della regione sui tassi d’interesse e le valute. Un approccio attivo e flessibile permetterà ancora agli investitori di beneficiare di questi temi e delle svariate fonti di crescita dell’Asia. Crediamo inoltre che lo stile della nostra gestione attiva creerà valore e aiuterà i nostri investitori ad affrontare gli alti e bassi causati dalla volatilità del mercato”, conclude l’esperto.

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