Columbia Threadneedle Investments: cosa si nasconde dietro il rischio geopolitico

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Colin Moore, cio globale di Columbia Threadneedle Investments, ritiene che l’aspetto più intrigante del rischio geopolitico per gli investitori sia l’opportunità che esso crea.

di Diana Bin7 maggio 2015 | 10:06

L’ANALISI DELL’ESPERTO – Nonostante la minaccia posta dal rischio geopolitico, i mercati finanziari globali rimangano vivaci, probabilmente proprio perché il rischio geopolitico stesso ha una natura fondamentalmente costante. Ne è convinto Colin Moore (nella foto), cio globale di Columbia Threadneedle Investments, che si domanda però quanto questa caratteristica sia cambiata e se la probabilità di una crisi in grado di scatenare turbolenze sui mercati sia aumentata.

RISCHIO GEOPOLITICO – Il rischio geopolitico, continua Moore, “è la possibilità che la politica estera di un Paese influenzi o turbi le dinamiche politiche interne e la politica sociale di un altro Paese o di un’altra regione”, anche se “questa definizione non coglie pienamente la portata del termine nel mondo di oggi”. Esiste infatti un numero crescente di gruppi allineati con un’ideologia anziché con un Paese tradizionale: è questo il caso, per esempio, di Boko Haram in Nigeria e dello Stato Islamico (Isis) in Medio Oriente. Questi gruppi rappresentano un rischio geopolitico significativo. Non solo. La creazione e il successivo crollo dei più grandi imperi del mondo hanno comportato cambiamenti delle strutture politiche e, molto spesso, conflitti armati. Le guerre possono influire sui mercati, ma non è detto che ciò avvenga sempre. La possibilità che un conflitto si estenda ad aree di più intensa attività economica, o piuttosto il timore di una sua estensione, sembrano essere influenzati dal coinvolgimento di una o più “superpotenze”, ovvero Paesi/regioni/gruppi che controllino il 20% circa del Pil mondiale, abbiano una significativa capacità militare e siano in grado di proiettare quel potere militare a livello globale.

UNA SOLA SUPERPOTENZA –
Oggi “gli Stati Uniti sono l’unico Paese che soddisfa tutti e tre i criteri, ma è evidente dalle loro azioni che la Russia e la Cina non sono disposte ad accettare lo status quo. Entrambi i Paesi puntano a esercitare maggiore influenza sui territori ad essi limitrofi, ma anche nella più ampia arena globale. C’è da aspettarsi che la Cina espanda notevolmente la propria presenza navale, creando a sua volta potenzialmente maggiori tensioni con gli Stati Uniti. Nel frattempo, la Cina è confinata ma sempre più assertiva nelle sue rivendicazioni territoriali. Sebbene di portata regionale, queste azioni creano un potenziale rischio geopolitico globale acuendo le tensioni con diversi Paesi vicini. La Russia da parte sua ha intrapreso una campagna per riaffermare la propria influenza politica ed economica sulle ex Repubbliche Sovietiche e sta mettendo alla prova le reazioni della Nato e dell’Ue, ma non crediamo che intenda scatenare una guerra vera e propria”.

MANCANZA DI DINAMISMO – Più verosimilmente assisteremo a un intensificarsi delle attività in stile “Guerra fredda”, con conseguenze globali per i livelli di spesa militare. Il rischio per i mercati finanziari potrebbe giungere non tanto da un’escalation del conflitto armato in Ucraina, quanto piuttosto dal dirottamento delle risorse economiche verso la difesa, il che potrebbe non sortire sulla crescita economica globale lo stesso effetto moltiplicatore di altre forme di investimento. Una significativa fonte di apprensione per gli investitori è la mancanza di dinamismo dell’espansione economica globale e qualsiasi fattore mini la fiducia in un’accelerazione della crescita potrebbe ripercuotersi sulle valutazioni.

LA REAZIONE DEGLI INVESTITORI – “A nostro avviso, la reazione degli investitori al rischio geopolitico può essere sintetizzata come segue: a meno che la portata della crisi non venga rafforzata da fattori che minacciano la crescita economica mondiale, come il coinvolgimento di una superpotenza (aumento del rischio di un’escalation del conflitto e di un indebolimento della fiducia dei consumatori), un rischio per i prezzi del petrolio (aumento dei costi di trasporto e dei fattori di produzione, ed erosione del potere d’acquisto dei consumatori) o un rischio per il sistema finanziario globale (la risultante contrazione del credito si ripercuote negativamente sull’attività economica), il premio al rischio si riduce rapidamente. Pertanto, la maggior parte degli eventi geopolitici non provoca reazioni persistenti o significative sui mercati globali”.

FIDUCIA NELLE BANCHE CENTRALI – Quanto alla reazione composta degli investitori all’attuale abbondanza di rischi geopolitici, questa potrebbe essere favorita dalla fiducia riposta nel fatto che le banche centrali farebbero tutto il possibile per smorzare l’impatto della possibile escalation/propagazione delle minacce esistenti. Un’eventuale fine del quantitative easing potrebbe essere accompagnata da un aumento della sensibilità degli investitori a potenziali shock.

OPPORTUNITA’
– “Ma se è vero che il rischio geopolitico rappresenta raramente una minaccia significativa e persistente per i mercati finanziari nel loro insieme, perché dedichiamo tanto tempo ad analizzarlo? L’aspetto più intrigante del rischio geopolitico per gli investitori è l’opportunità che esso crea. Ci sono sempre stati e ci saranno sempre investitori che reagiscono in modo eccessivo agli eventi, e tale volatilità crea occasioni per coloro che sanno mantenere i nervi saldi. Ma ancor più importante è il fatto che il rischio geopolitico può condurre al cambiamento”.

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