M&G: riflessioni sulla Cina e sugli altri emergenti

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L’analisi di Matthew Vaight, gestore del fondo M&G Global Emerging Markets, dopo le turbolenze dell’estate che sta finendo.

Maria Paulucci di Maria Paulucci31 agosto 2015 | 13:25
EFFETTO CINA – “I commenti sui Paesi emergenti si sono recentemente spostati dalla preoccupazione per quanto riguarda l’impatto di un eventuale rialzo dei tassi d’interesse negli Usa a timori per la situazione cinese. L’economia cinese sta senza dubbio rallentando, questo d’altronde era noto da anni, e il governo ha tentato di trasformare l’economia da un modello ad alto tasso di crescita, trainato dalle esportazioni, a un modello a crescita più bassa, ma più sostenibile, guidato dai consumi. Dunque, cosa è cambiato ora? A nostro avviso non molto. Sembra che gli attori nel mercato abbiano iniziato a reagire a notizie che non dovrebbero, in realtà, essere una sorpresa. La decisione da parte della banca centrale cinese di svalutare la moneta, lo scorso 11 agosto, sembra essere stato l’evento principale dietro all’ultimo sell-off azionario cinese, ed è stato considerato un chiaro segnale di un deterioramento della salute dell’economia”. Così scrive nel suo report Matthew Vaight, gestore del fondo M&G Global Emerging Markets.
 
LA POSIZIONE DI M&G – Come ha risposto M&G al recente brusco sell-off? “In primo luogo, ricordiamo che non siamo investiti nei titoli ‘A’ del mercato azionario. Nel momento in cui abbiamo analizzato le azioni ‘A’ in previsione del lancio di un programma di reciproco accesso al mercato lo scorso ottobre (che ha permesso agli investitori stranieri di accedere per la prima volta al mercato delle azioni ‘A’), il mercato sembrava costoso rispetto alla qualità delle società si potevano comprare. Il mercato è crollato negli ultimi tempi, tuttavia riteniamo che le valutazioni siano ancora costose, soprattutto se si prende in considerazione la qualità delle società quotate in questi mercati. La recentissima svendita dei titoli appare indiscriminata, tutto ciò che è correlato alla Cina è stato venduto dal punto di vista aziendale, settoriale e del paese. Abbiamo utilizzato i crolli del mercato per identificare i titoli per i quali l’entità della svendita non riflette in alcun modo cambiamenti negli investimenti della società. Abbiamo usato quei nomi presenti nel fondo che hanno retto meglio in quanto fonte di liquidità”.
 
LA SELEZIONE – “Abbiamo aggiunto alcuni nomi tecnologici di Taiwan: nonostante le recenti preoccupazioni relative alla Cina, questa zona era debole già da un mese a causa di risultati di Apple a luglio – che hanno mostrato margini in calo – e l’effetto domino sulla loro supply chain. Per quanto riguarda nomi di rilievo scambiati recentemente, abbiamo ridotto le posizioni in alcuni titoli coreani (E-Mart, Samsung, Hyundai) e Chedraui (azienda messicana) e Prosegur (impresa spagnola operante nella sicurezza con significative operazioni in America Latina) e stiamo stati aumentando le posizioni nei titoli tecnologici taiwanesi (Casetek, Hermes Microvision e Tsmc). Pur avendo ridotto alcuni nomi coreani, questa rimane una delle aree di maggiore sovrappeso del fondo e continuiamo a ritenere che le valutazioni estremamente basse di questi titoli non riflettono abbastanza certe soddisfacenti prestazioni operative e alcuni segni di miglioramento nei confronti degli azionisti, quali l’aumento dei dividendi”.
 

LE OPPORTUNITA’ DELLA VOLATILITA’ – “Crediamo”, conclude Haight, “che questa volatilità crei molte opportunità. Abbiamo a lungo affermato che esiste un’ampia gamma di valutazioni nel nostro universo d’investimento, dove i settori più popolati proprio perché molto affollati (settori difensivi, India, Asean) e le aree non particolarmente amate (settori ciclici, Asia nord, Brasile) risultano relativamente a basso costo. Questo è oggi ancora più vero”. 

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