Jackson (Source): pollice alto per Eurozona e Giappone

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Ecco le preferenze di portafoglio di Paul Jackson, head of multi-asset research in Source

di Elisa Zeri30 settembre 2015 | 11:33

Giappone e Europa e un po’ di debito sovrano emergente. Sono queste le preferenze di portafoglio di Paul Jackson, head of multi-asset research in Source, società di investimento e uno dei principali fornitori di Etp a livello europeo con un patrimonio gestito di oltre 19 miliardi di dollari, 80 fondi di cui 29 autorizzati al mercato italiano.

Segno più per Eurozona e Giappone

L’Europa e il Giappone stanno vivendo una fase di espansione delle loro economie nazionali, in contrasto con quelle degli Stati Uniti e Regno Unito, che risultano maggiormente sviluppate. nel mondo obbligazionario, il debito dei mercati emergenti (EM) potrebbe offrire dei rendimenti più appetibili per i prossimi 12 mesi, sebbene le valute potrebbero indebolirsi ulteriormente rispetto al dollaro statunitense. Data la recente recessione di alcuni paesi emergenti, questa dovrebbe rappresentare un’opportunità per i mercati obbligazionari nel trarre ulteriori benefici. Spiega: “l’azionario di banche e real estate è in cima alle nostre preferenze. Le valutazioni sono buone e siamo in un punto in cui la domanda di credito è in crescita. Stimiamo che l’equity europeo cresca, su base annua, del 9% sui prossimi 6 anni mentre quello giapponese del 12%. Il debito emergente, inoltre, secondo noi, è quello col miglior potenziale tra gli asset del fixed income con un 6% di crescita sui prossimi 5 anni”. Intanto l’attuale volatilità presente in diversi mercati ha reso l’investitore più prudente. Ma “l’economia globale continua a crescere, anche se con moderazione, e la probabilità di un rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed potrebbe non essere così preoccupante come molti investitori sembrano ipotizzare. Non siamo eccessivamente preoccupati. La nostra analisi mostra che i mercati azionari tendono a performare bene durante i cicli di stretta finanziaria della Fed, soprattutto rispetto ai titoli governativi e alle obbligazioni investment grade. Ciò che invece riteniamo più preoccupante sarebbe un drammatico rallentamento dell’economia globale, che i dati attuali sembrano al momento non suggerire”.

Lo spettro della Cina

Secondo Jackson i timori sul rallentamento economico in atto in Cina siano eccessivi, visto che l’aumento del debito del paese sarà autofinanziato e gran parte del credito bancario finanziato dai depositi. Inoltre, la Banca Popolare cinese ha a sua disposizione strumenti politici non ancora utilizzati. Spiega: “sono tutti molto preoccupati per la Cina e per la scarsa trasparenza del Governo cinese ma il Paese sarà l’economia più grande al mondo ed è, senza dubbio, nel processo di una dinamica di crescita sempre maggiore”. L’esperto riconosce che la crescita economica cinese sta rallentando “ma questo potrebbe avere più un impatto sul mercato delle commodity che sull’azionario e su altri asset rischiosi”.

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