AB: i tori azionari europei devono essere selettivi

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Nella benevolenza di dati e sentiment, meglio non abbandonare la cautela, spiegano i due gestori di AB.

Chiara Merico di Chiara Merico1 settembre 2017 | 12:05

RESTARE CAUTI – Per gli azionari europei le prospettive sembrano delle più rosee, ma nella benevolenza di dati e sentiment, meglio non abbandonare la cautela, spiega una nota di Tawhid Ali, gestore Global and International Value Equities, e Andrew Birse, gestore European Value Equities di Alliance Bernstein. Analizzando la situazione attuale, si nota come gli azionari europei, seppur rallentando la loro corsa, segnino ancora un +5% da inizio anno, ravvivando l’ottimismo nei confronti di questa asset class, che dovrebbe beneficiare da una crescita solida e bilanciata dell’Eurozona e, in particolare, di alcuni Paesi come l’Italia che sono tornati a crescere su base annua. Un ruolo chiave nel rafforzamento della fiducia degli investitori lo ha avuto anche il calo del rischio politico, con le rassicurazioni arrivate dalla Francia e dalle probabilità che in Germania sia ancora Angela Merkel ad imporsi alle urne, e i risultati della recente indagine Eurobarometro che mostrano un ampio sostegno dell’opinione pubblica europea all’euro, soprattutto nei principali Paesi della regione. Questo ottimismo è condivisibile per molti aspetti. Tuttavia, la storia mostra come la performance dei mercati azionari sia scarsamente correlata all’economia locale, senza contare la presenza di qualche vento contrario alla crescita degli utili per le società europee, come il rafforzamento dell’euro per gli esportatori e i dati recenti secondo cui il potere di determinazione dei prezzi sarebbe in calo.

LA MENTALITA’ GIUSTA – Crediamo che adottare la mentalità di un imprenditore anziché quella di un investitore a breve termine possa aiutare ad identificare quelle società capaci di resistere a tali sfide, aziende la cui redditività è ancora sottostimata. Queste si possono raggruppare in tre tipologie. In primis le aziende impegnate a migliorare i propri margini, incrementando così il guadagno per gli azionisti. Prendiamo un caso concreto: il produttore di componentistica per automobili francese Faurecia che ha effettuato una riduzione strutturale dei costi in Nord America e in Europa, liquidando tutte quelle poco efficienti. In secondo luogo, ci sono le società con un vantaggio competitivo durevole. Molte aziende europee, operanti soprattutto nei settori di produzione specialistica e con una forte tradizione ingegneristica, hanno le risorse e il know-how necessari a mantenere una redditività in crescita, pur restando sottovalutate dagli investitori. Grifols, una società spagnola, è uno dei principali produttori mondiali di farmaci emoderivati. A nostro avviso, il livello operativo e il know-how della società costituiscono un vantaggio competitivo sottostimato, ma sostenibile. Infine, da identificare sono i settori con dinamiche positive in atto. Acquistare titoli di società quando è in atto un miglioramento delle condizioni di un settore, ad esempio dopo che la concorrenza sui prezzi da parte dei nuovi operatori si è placata, o dopo una riduzione della capacità produttiva, si rivela spesso una strategia vincente. Di tali opportunità oggi in Europa se ne troviamo parecchie in settori come telecomunicazioni e tecnologia. La società tedesca Siltronic ha beneficiato del buon andamento della domanda e dell’offerta nel settore dei wafer in silicio (usati per la produzione di semiconduttori). Dopo anni di eccesso di offerta in questo settore, si assiste adesso a una domanda forte e crescente di lastre di silicio che sta determinando un innalzamento dei prezzi in quello che era ritenuto un settore standardizzato e mal strutturato. In conclusione, è importante ricordare che un quadro macroeconomico positivo non sempre si traduce in mercati azionari forti. Siamo del parere che gli investitori in azioni europee che puntano su società come quelle appena descritte abbiano una migliore opportunità di ottenere rendimenti consistenti e duraturi.

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