M&G, il prezzo del petrolio in calo impatta sempre meno sull’inflazione

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Per Richard Woolnough la pressione al ribasso esercitata dai prezzi petroliferi sul tasso di inflazione continuerà a indebolirsi con la progressiva avanzata del mercato ‘orso’ per il petrolio.

Chiara Merico di Chiara Merico30 dicembre 2015 | 14:25

INFLUENZA SEMPRE MINORE – “Uno dei principali fattori che hanno consentito all’inflazione di rimanere bassa nonostante il vigore dell’economia nelle maggiori economie occidentali è stato il deprezzamento del petrolio“, spiega Richard Woolnough, gestore obbligazionario di M&G Investments. “Data l’altissima volatilità del prezzo negli ultimi 18 mesi, è interessante osservare l’influenza sempre minore del petrolio sull’inflazione finale effettiva. In Regno Unito, le variazioni dei prezzi petroliferi si fanno sentire sull’inflazione nel modo più diretto attraverso il prezzo della benzina. Il declino del costo del prodotto all’origine si traduce in un calo del prezzo alla pompa. Quest’ultimo, però, non dipende solo dal prezzo del petrolio, ma include i costi di trasporto, il margine al dettaglio e, soprattutto, tasse e accise. Secondo petrolprices.com, il costo di un litro di benzina si può scomporre come segue: Accisa: 57,95p; Prodotto: variabile; Distributore/consegna: 5p IVA: 20%”.

IL RAPPORTO – “Basandoci su questi dati, possiamo esaminare in che modo le variazioni del prezzo del petrolio (prodotto) possono incidere sull’inflazione complessiva. Man mano che il prezzo del petrolio scende, l’impatto sul prezzo della benzina diventa meno significativo in quanto rappresenta una quota sempre minore del prezzo totale alla pompa”, sottolinea il gestore. “Quindi, un calo del 50% del prezzo del petrolio da 160 a 80 dollari si traduce in una diminuzione del 35% del prezzo della benzina, da 267 a 172 pence. Un ulteriore deprezzamento del petrolio del 50%, da 80 a 40 dollari, fa scendere la benzina del 28% e un declino del 50% da 40 a 20 dollari comporta una diminuzione di solo il 19% del prezzo alla pompa”.

EFFETTO SECONDARIO – “Esiste poi un effetto secondario dei prezzi petroliferi deboli: man mano che il prezzo cala, diminuisce anche la relativa quota nel paniere di inflazione. Di conseguenza, la diminuzione del prezzo dell’energia diventa meno rilevante ai fini dell’inflazione complessiva. La spinta discendente dei prezzi petroliferi si sta avvicinando alla fine e produce un effetto sempre minore sull’inflazione. Considerando la scarsità in altre aree, come il mercato del lavoro, saremmo sorpresi di vedere un’inflazione ancora così bassa nel 2016. La pressione al ribasso esercitata dai prezzi petroliferi sul tasso di inflazione continuerà a indebolirsi con la progressiva avanzata del mercato ‘orso’ per il petrolio”, conclude Woolnough.

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