Consultinvest: euro dollaro a fine corsa?

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L’euro inizia ad avere valutazioni speculative. Se fino a 12 mesi fa era diffusa l’opinione che si potesse raggiungere la parità tra euro e dollaro, oggi dopo ben 15 figure di un rally inatteso il consenso parla di un euro che può quanto meno reggere le attuali valutazioni elevate.

Chiara Merico di Chiara Merico6 settembre 2017 | 08:35

OCCHI PUNTATI SULL’EURO – Oggi la costante e invasiva presenza delle banche centrali e SWF sui mercati azionari e obbligazionari non determina certamente un contesto facile per approccio d’investimento di tipo “contrarian” anche se uno spiraglio pare ora aprirsi sul mercato dei cambi, spiega una nota di Consultinvest. Nello specifico l’euro inizia ad avere valutazioni speculative. Se fino a 12 mesi fa era diffusa l’opinione che si potesse raggiungere la parità tra euro e dollaro – parità in vero mai toccata visto che il minimo si registrerà appena sotto il 1.05 nel mese di dicembre – oggi dopo ben 15 figure di un rally inatteso il consenso parla di un euro che può quanto meno reggere le attuali valutazioni elevate.

CAMBIO DI VISIONE – Cosa ha giustificato questo repentino cambio di visione strategica ? Ex post alcuni fatti positivi per l’Eurozona: una decente ripresa economica che non si vedeva da anni, l’attenuarsi delle spinte anti-europeiste culminate con la vittoria di Macron in Francia e un ampio vantaggio politico della Merkel in Germania che dovrebbe confermarla alle prossime elezioni di Settembre (il 24) e infine – ma non meno importante – la convinzione che la Bce dovrà ridurre ulteriormente nei prossimi mesi il QE. Ma ci sono anche fattori negativi dal lato degli Usa: in primis la disastrosa partenza della presidenza Trump. Questa ha fallito totalmente l’obiettivo di un’agenda economica che doveva rilanciare la crescita; non è riuscita a “fare squadra” con il partito repubblicano per capitalizzare il vantaggio di una maggioranza al Congresso che ad Obama mancava; si trova ancora sotto il tiro di un’inchiesta potenzialmente foriera persino di un impeachment e ha mostrato diversi limiti di capacità manageriali. Poi contribuiscono anche le incertezze della Fed che non sembra riuscire a convincerei mercati che esista altro spazio per rialzi dei tassi d’interesse. Quindi, e come sempre, il mercato ha avuto ragione nello spingere al ribasso il dollaro (che ha perso in parte anche contro le altre valute). Ma oggi dobbiamo chiederci se il livello attuale del cambio non sconti già il peggiore dei mondi possibili per il dollaro e se non sarebbe eccessivo pretendere un suo ulteriore indebolimento (così come era troppo lo scorso anno pretendere la parità). Infatti l’attuale livello se da un lato pare più allineato sui valori commerciali di equilibrio di lungo periodo – non incorpora in alcun modo possibili “sorprese” positive per gli Usa, come pure possibili sorprese negative per l’area euro.

SORPRESE IN VISTA – Le sorprese positive per gli Usa possono arrivare da una più attenta gestione delle vicende e dell’agenda politica: per esempio con una mini riforma fiscale per le imprese che faciliti il rimpatrio degli utili esteri; da una economia che tiene egregiamente il ritmo di espansione del +2%; da una Fedche iniziando dal mancato reinvestimento dei titoli in scadenza avvia prima della Bce il cosiddetto tapering e continua ad alzare moderatamente i tassi d’interesse nominali. Così come non possiamo non tenere in debito conto eventi geopolitici negativi (non pare che manichino) in grado di scatenare una nuova fase di deleverage e portare al rimpatrio dei capitali Usa con conseguenti flussi sul dollaro. Per l’Eurozona le sorprese negative hanno una probabilità elevata visto l’elevato ottimismo delle aspettative attuali: la crescita economica vista tra i I e il II Trimestre (+2.2% tendenziale) pare difficilmente replicabile – come il mercato azionario inizia a scontare – vuoi per fattori straordinari visti nella prima parte dell’anno, vuoi per il rafforzamento dell’Euro che limiterà l’espansione degli utili societari. L’Italia dovrà affrontare un complicato budget pre elettorale ed elezioni da cui non pare probabile attendersi un governo unitario. Il riformista Macron quest’autunno incontrerà una dura resistenza nel riformare il mercato del lavoro francese con riflessi negativi anche sull’efficacia della sua agenda riformista europea. Agende di riforma e maggiore integrazione Europea che tipicamente passano dai facili e poco costosi annunci iniziali alla delusione per le difficoltà che si incontrano nel superare i costosi dettagli della loro implementazione: il caso flop della direttiva europea sulla risoluzione bancaria non applicata alle banche venete ne è una lampante dimostrazione. Quindi il livello attuale dell’euro dollaro esprime già prospettive estremamente negative per gli Usa e eccessivamente positive per l’area euro, prospettive che, nonostante ben 15 figure di rally viste in pochi mesi, pochi giudicano eccessive. Prospettive positive per l’euro che devono vincere anche l’ostacolo finanziario di un cospicuo differenziale di tasso d’interesse a vantaggio di dollaro, sia in termini nominali (ad 1 anno è del 1,7%) che deflazionati (1,3%). Pensare che l’euro abbia ulteriori spazi al rialzo ci pare forse un po’ troppo rischioso. In modo “contrarian” temiamo che la recente forza dell’euro sia eccessiva e destinata a scemare nel breve termine.

 

 

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