Bnp Paribas Ip: I mercati sperano nelle banche centrali

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Liquidato il sovrappeso azionario e la posizione sottopesata nel debito emergente in valuta locale.

Chiara Merico di Chiara Merico29 febbraio 2016 | 07:25

CONCENTRARSI SUI DATI MACRO – “Ora che le imprese più importanti hanno pubblicato i risultati reddituali, i mercati possono tornare a concentrarsi sui dati macroeconomici, senza tuttavia perdere d’occhio le politiche monetarie. Nel complesso, i dati macroeconomici non sono stati positivi, ma ciò non ha impedito un rialzo dei mercati azionari: in effetti, la pubblicazione di previsioni ancora più prudenti da parte della Federal Reserve ha indotto gli investitori a sperare in un allontanamento della prospettiva di nuovi rialzi dei tassi e che il deterioramento delle stime di crescita mantenesse le altre banche centrali saldamente ancorate a politiche espansive”, spiega Joost van Leenders, chief economist del team Multi Asset Solutions di Bnp Paribas Ip.

INDICATORI PROSPETTICI INFERIORI ALLE ATTESE – “Gli ultimi dati rilevati dai responsabili degli acquisti negli USA, in Europa e in Giappone si sono rivelati inferiori alle attese, determinando una flessione dei PMI nelle tre aree: questo indice negli USA è notevolmente arretrato, attestandosi ai minimi registrati nell’ottobre 2012; nell’eurozona è sceso al livello più basso dell’anno; in Giappone si è mantenuto appena sopra la soglia che separa la crescita dalla contrazione, tornando al livello di giugno dell’anno passato. Le componenti dell’indice relative alla produzione ed agli ordinativi nazionali ed esteri si sono complessivamente indebolite, mentre le componenti relative ai prezzi hanno continuato a segnalare pressioni deflative”, nota van Leenders. “Nell’area euro si è indebolito anche il PMI dei servizi e, di conseguenza, il PMI composito è sceso ai minimi degli ultimi 12 mesi: va sottolineato che quest’ultimo parametro, al livello attuale, indica un rallentamento della crescita, pur segnalando ancora un’espansione dell’attività economica. I dati, a livello dei singoli paesi, hanno mostrato che il settore manifatturiero tedesco è in difficoltà a causa della fiacca crescita globale, ma il PMI dei servizi sta mostrando la buona tenuta del mercato interno. In Francia, invece, il settore manifatturiero è migliorato, mentre l’indice dei servizi ha registrato una flessione inattesa. Per quanto riguarda la Germania e la Francia, gli indicatori prospettici più importanti – come l’Ifo e l’INSEE –segnalano un rallentamento della dinamica di queste economie: l’indice tedesco Ifo è sceso per il terzo mese consecutivo, mentre la flessione dell’indice INSEE ha seguito il rialzo di gennaio e, dunque, il quadro è meno chiaro”, aggiunge il gestore. “In Cina i PMI non sono ancora stati pubblicati ma l’indicatore del clima di mercato NMI, che presenta una buona correlazione con gli indici relativi a manifattura e servizi, si è indebolito. Infine, gli ultimi dati riguardanti l’interscambio commerciale dei paesi emergenti sono stati anemici, e la costante flessione degli ordinativi dall’estero che si registra a Taiwan suggerisce che questa fase di debolezza non è ancora stata superata”.

CONSUMATORI PIÙ PRUDENTI – “L’indebolimento dell’attività economica a livello globale sinora non ha penalizzato né l’occupazione né il mercato dell’edilizia residenziale nei paesi avanzati più importanti, ma la fiducia dei consumatori ne ha risentito: nell’area euro, infatti, questo indicatore è sceso ai minimi storici nel giro di un anno e anche negli USA ha registrato un notevole calo. In Cina il livello medio dal settembre 2014 è sceso rispetto agli anni precedenti. Pertanto, analizzando i dati provenienti dai vari paesi, il quadro complessivo che emerge sembra caratterizzato da una volatilità mensile; ma l’aspetto saliente è che la tendenza al rialzo degli ultimi anni si è già trasformata in un leggero trend al ribasso, o, nel migliore dei casi, in un ristagno su bassi livelli a partire dai primi mesi del 2015. Gli ultimi dati suggeriscono che l’attuale fase di rallentamento congiunturale sembra destinata a continuare, ma abbiamo rilevato anche indicazioni di un possibile rilancio dell’economia statunitense nel trimestre in corso. Nell’area euro vi sono pochi segnali di ripresa, tuttavia, anche se la crescita si mantenesse sullo 0,3% su base trimestrale, tale risultato sarebbe lievemente superiore al potenziale e dovrebbe favorire un ulteriore calo della disoccupazione. Infine, siamo più cauti sulle prospettive di crescita in Giappone e nelle aree emergenti”, aggiunge van Leenders.

ALLOCAZIONE DEGLI ATTIVI: PRESA DI PROFITTO DOPO IL RIMBALZO AZIONARIO – Per il gestore “il fatto che i mercati finanziari abbiano messo in dubbio l’efficacia delle politiche monetarie non significa che le banche centrali siano divenute irrilevanti. In marzo, la BCE deciderà se è necessario un ulteriore allentamento monetario ed è probabile che i dati deludenti rilevati dagli indicatori prospettici risveglieranno l’opposizione in seno al Consiglio direttivo ad un’accelerazione dell’allentamento quantitativo. Le ultime dichiarazioni delle autorità monetarie USA indicano che i vertici della Federal Reserve sono abbastanza incerti sulle prospettive dell’economia e sull’impatto che la volatilità dei mercati e l’inasprimento delle condizioni creditizie potrebbero avere sulla crescita, ma sono anche consci dei timori del mercato su nuovi incrementi dei tassi. Questa consapevolezza ha consentito ai mercati di stabilizzarsi. A nostro avviso, un nuovo rialzo dei tassi a marzo pare poco probabile, ma riteniamo che sia prematuro escludere eventuali giri di vite nel corso dell’anno. Tendiamo a escludere che l’inflazione possa decollare, ma riteniamo che un rilancio della crescita e un lieve aumento dei prezzi al consumo potrebbero lasciare dei margini per un rialzo dei tassi verso la fine dell’anno e non pensiamo che i mercati azionari siano pronti a tale eventualità”.

IL PREZZO DEL GREGGIO – “I mercati sono ancora molto sensibili alle oscillazioni del prezzo del greggio. Quando la Russia e l’Arabia Saudita hanno concordato di mantenere la produzione ai livelli di gennaio, i prezzi hanno avuto un’impennata e i mercati azionari hanno seguito al rialzo. Tuttavia, i prezzi sono nuovamente calati quando è emerso che l’eccesso di offerta globale stimato dalla International Energy Agency ammonterà a circa un milione e mezzo di barili al giorno nel primo semestre del 2016, e che nel corso dell’anno non vi sarà alcuna riduzione dell’offerta. Al contempo, l’Iran sta tornando sul mercato del petrolio dopo la revoca delle sanzioni, e dunque anche i nostri esperti prevedono che l’eccesso di offerta non si ridurrà in tempi brevi e tendono a escludere che, per il momento, i prezzi del greggio possano offrire un sostegno duraturo alle azioni”, sottolinea van Leenders. “Abbiamo realizzato i profitti maturati sul sovrappeso tattico nei mercati azionari dei paesi avanzati, in particolare in USA e Giappone, grazie al recente rimbalzo degli indici favorito dal miglioramento del clima di mercato e dalla riduzione delle posizioni short. Vari fattori, come i multipli di mercato, le prospettive economiche e le stime di crescita, delineano un quadro complessivamente negativo per le azioni, e anche le operazioni di fusione e acquisizione hanno rallentato, attenuando gli effetti positivi di questo fattore. Abbiamo mantenuto i profitti in liquidità per essere in condizione di rispondere rapidamente ai movimenti dei mercati. Nel comparto obbligazionario, abbiamo liquidato la posizione sottopesata nel debito dei paesi emergenti denominato in valuta locale. Secondo i nostri esperti, i mercati emergenti presentano prospettive di crescita negative, che paiono ancora meno incoraggianti alla luce dei recenti sviluppi dei bilanci pubblici, mentre molte valute di questi paesi sono rimaste sotto pressione. Pertanto, oltre ad aver raggiunto livelli che giustificavano una presa di profitto, nutrivamo timori sempre maggiori sul detenere un’esposizione in valute emergenti deboli ponderate in base all’indice dei titoli di Stato”.

STRATEGIE TOTAL RETURN: POSIZIONI PIÙ DIFENSIVE – “Nel quadro delle strategie total return, abbiamo ridotto il beta del portafoglio attraverso delle posizioni short nelle azioni europee e nel segmento delle obbligazioni societarie USA investment-grade rispetto alla liquidità. Una scossa inattesa della politica monetaria USA verso la fine dell’anno potrebbe incidere negativamente sulle obbligazioni societarie investment-grade. In un’ottica di gestione complessiva del portafoglio, intendevamo costituire una posizione di liquidità per assorbire eventuali shock di mercato. Negli Stati Uniti abbiamo assunto una posizione lunga in REIT rispetto alla ponderazione dei servizi di pubblica utilità: a nostro avviso, infatti, le società immobiliari dispongono di maggiori capacità di fissare i prezzi di mercato rispetto alle utility e, al contempo, di multipli più interessanti. Il nostro indicatore del posizionamento dei mercati segnala, in media, una posizione sovrappesata degli investitori nel settore immobiliare, sebbene non molto accentuata”, conclude van Leenders.

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