Schroders, Draghi si confermerà Super Mario?

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Secondo il chief economist Keith Wade vari fattori hanno delineato un quadro favorevole a potenziali ulteriori allentamenti di politica monetaria.

Chiara Merico di Chiara Merico9 marzo 2016 | 15:29

FATTORI FAVOREVOLI A UN NUOVO QE – “Forse è arrivato il momento che le autorità di politica monetaria pensino a qualcosa fuori dagli schemi, se vogliono mantenere la propria credibilità. In vista del meeting di giovedì 10 marzo della Banca centrale europea, sono tre i fattori ad aver delineato un quadro favorevole a potenziali ulteriori allentamenti di politica monetaria: i bassi prezzi del petrolio, i timori per la crescita globale e il deterioramento delle aspettative sull’inflazione basate sull’andamento del mercato”, sottolinea Keith Wade, chief economist & strategist di Schroders. “Risposte di politica monetaria simili a quelle già date in passato, cioè tagli dei tassi o un’espansione del QE, potrebbero non produrre nel medio periodo risultati significativamente diversi da quelli osservati finora, con crescita e inflazione basse, in un contesto di espansione economica globale debole. Sono queste considerazioni forse a spingere il mercato a chiedersi quali siano le politiche veramente efficaci che le banche centrali possono ancora porre in essere”.

NESSUN SEGNALE DI AUMENTO DELL’INFLAZIONE – “Ammettere la sconfitta di fronte alla persistente debolezza dell’inflazione comporterebbe una revisione al ribasso a livello globale dei target sui prezzi al consumo, qualcosa di completamente nuovo. In particolare, il presidente della Bce, Mario Draghi, è stato risoluto nel sottolineare di non essere disposto ad “arrendersi” alla bassa inflazione. Per almeno tutto lo scorso decennio, il credo generale dei mercati è stato che, al di là della situazione, le banche centrali avrebbero aiutato a limitare le perdite negli asset rischiosi, tagliando i tassi di interesse o introducendo il QE (idea conosciuta anche come “opzione put”). Questa scuola di pensiero è stata messa in discussione nelle ultime settimane, in quanto le ulteriori azioni di politica monetaria possibili a disposizione degli Istituti centrali appaiono limitate, perlomeno se confrontate a quelle disponibili in passato. La politica monetaria è stata mantenuta molto accomodante. Ciononostante, è difficile vedere segnali di forte crescita e inflazione”, spiega Wade. “Il problema dell’inflazione è che più a lungo resta bassa, più si consolidano le basse aspettative di lungo periodo sull’andamento della stessa.Questo non è solo un problema europeo, visto che le attesesull’inflazione media a 6-10 anni stanno calando in tutti i mercati principali. Anche le aspettative dei consumatori sull’indice dei prezzi al consumo si sono deteriorate negli ultimi anni. Le attese di medio-lungo periodo sull’inflazione hanno seguito un trend ribassista dal 2011 e i livelli attuali sono prossimi ai minimi storici (nonostante si mantengano ancora ben al di sopra del target di inflazione al 2%). Con l’inflazione, o l’assenza di essa, il meeting della Bce e le parole del presidente, Mario Draghi, saranno inevitabilmente un argomento chiave per gli investitori.Il mercato ha già soprannominato il presidente della Bce “Super Mario” dopo l’annuncio a sorpresa del programma di acquisto asset (QE) a gennaio 2015. Giovedì scopriremo se il soprannome sarà ancora meritato, dopo la delusione del meeting di dicembre”.

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