Bnp Paribas Am: i timori alimentano la domanda di beni rifugio

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I toni espansivi dei banchieri centrali accentuano le pressioni sui rendimenti.

Chiara Merico di Chiara Merico14 settembre 2017 | 08:41

UNA SETTIMANA TURBOLENTA – La settimana scorsa è stata abbastanza turbolenta sul piano geopolitico, nota Colin Harte, head of research, active asset allocation, multi asset solutions di Bnp Paribas Am. In effetti, la Corea del Nord ha condotto un test nucleare di potenza elevata – unanimemente condannato dalla comunità internazionale – che ha indotto anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, di solito molto riservata, a dichiarare che le provocazioni di Pyongyang hanno raggiunto una “nuova dimensione”. Per i mercati finanziari questo ha rappresentato un buon motivo per far prevalere l’avversione al rischio, innescando un rialzo dei titoli obbligazionari con duration lunghe e favorendo la sovraperformance dei beni rifugio. Comunque, come vedremo più avanti, la minaccia coreana non è stata l’unica ragione a indurre i mercati alla prudenza. Intanto, i rendimenti dei Treasury USA sono scesi ai livelli registrati l’anno scorso prima delle elezioni presidenziali e il dollaro si è comportato bene assieme alle valute rifugio tradizionali come il franco svizzero e lo yen. Il ribasso dei rendimenti obbligazionari ha penalizzato i titoli del settore bancario, mentre i benefici per il settore immobiliare non sono stati all’altezza delle previsioni. Tale andamento potrebbe essere riconducibile alla persistente debolezza del dollaro che ha favorito le grandi imprese esportatrici rispetto alle società legate al mercato interno, come quelle immobiliari. Per quanto riguarda i dati macroeconomici, la scorsa settimana hanno fatto registrare andamenti più modesti. Negli Stati Uniti, gli ordinativi di beni durevoli per il mese di luglio sono risultati inferiori alle aspettative del mercato, mentre il dato core ha fatto segnare un leggero aumento. Nell’area euro, il PMI composito per il mese di agosto è rimasto invariato, e anche i prezzi alla produzione dell’eurozona hanno ristagnato risultando inferiori alle previsioni. In agosto, i dati hanno deluso le attese degli analisti anche nel Regno Unito – in particolare il PMI del settore edilizio e il PMI dei servizi che è crollato al minimi degli ultimi 11 mesi. La distribuzione degli attivi è rimasta invariata.

OBBLIGAZIONI IN RIALZO – Nel corso dell’estate le obbligazioni hanno messo a segno un notevole rialzo. Questa tendenza si è accentuata la settimana scorsa, facendo precipitare i rendimenti dei Treasury sino a sfiorare i minimi da inizio anno, vicino ai livelli registrati prima dell’elezione di Donald Trump nel novembre scorso, sottolinea Harte. Tale andamento è parzialmente riconducibile agli atteggiamenti bellicosi della Corea del Nord ma è stato favorito anche da altri fattori. In particolare, due alti funzionari della Federal Reserve – Lael Brainard, membro del Board of Governors, e il presidente della sede di Minneapolis, Neel Kashkari – hanno inviato ai mercati dei segnali accomodanti. In generale la Brainard propende per un orientamento espansivo, ma i rendimenti obbligazionari USA hanno comunque reagito alle sue parole. Questo dimostra l’attuale nervosismo dei mercati. Kashkari, invece, ha evidenziato la pazienza della Federal Reserve, sottolineando che “molto probabilmente i rialzi dei tassi decisi negli ultimi 18 mesi stanno rallentando la creazione di posti di lavoro, tagliando fuori molte persone, ostacolando la crescita dei salari e determinando un rallentamento dei prezzi al consumo e un calo delle aspettative di inflazione”. Le dimissioni del vicepresidente della Federal Reserve, Stanley Fisher, noto per le sue posizioni restrittive in materia di politica monetaria, è stata considerata un altro segnale favorevole all’orientamento espansivo, accentuando la pressione sui rendimenti. Fischer avrebbe dovuto dimettersi alla metà del 2018, ma ha deciso di abbandonare prima per ragioni personali. Le sue dimissioni dovrebbero concedere al Presidente Trump margini più ampi per rimodellare il consiglio di amministrazione della banca centrale, composto da sette membri. La prevalenza dell’avversione al rischio sui mercati è da attribuire anche ai timori per i danni che il recente uragano tropicale arrecherà all’economia USA. Inoltre, i nostri esperti prevedono che le cattive condizioni meteorologiche possano distorcere i dati congiunturali nei prossimi due mesi. Infatti le nuove richieste di sussidio di disoccupazione ne hanno già risentito, con un aumento di 52.000 unità in Texas. Tuttavia, le avversità meteo non dovrebbero essere in grado di penalizzare le prospettive di crescita degli USA nel medio periodo, considerando anche gli effetti per l’attività economica dell’aumento della spesa pubblica per la ricostruzione. L’innalzamento del tetto del debito degli Stati Uniti ha rappresentato un altro spauracchio per i mercati, ma è stato di breve durata, dopo che il Congresso ha deciso di rinviare a dicembre l’esame del provvedimento. Un eventuale fallimento dell’accordo sull’innalzamento dei limiti di spesa avrebbe potuto determinare un’insolvenza dei titoli di Stato USA: un evento senza precedenti. Ebbene, il presidente Trump ha sorpreso i mercati ed ha concordato con i leader del Partito Democratico una tregua di tre mesi, superando la riluttanza dei Repubblicani e dichiarando che vi erano buone ragioni per eliminare interamente il tetto del debito pubblico USA.

 BCE: CONTRAZIONE DEL QE ANCORA LONTANA – La riunione del Consiglio direttivo della BCE non ha riservato alcuna sorpresa e il presidente Mario Draghi non ha accennato al vigore della moneta unica, dichiarando solo che “la recente volatilità dei tassi di cambio rappresenta una fonte di incertezza che deve essere tenuta sotto controllo”, aggiunge Harte. Inoltre, Draghi ha minimizzato eventuali preoccupazioni, affermando che l’apprezzamento dell’euro era dovuto ai fondamentali economici dell’area, che ha trovato riscontro anche nell’aggiornamento delle previsioni di crescita della BCE. È incoraggiante rilevare che la ripresa dell’attività economica è robusta e coinvolge tutti i settori. Inoltre gli economisti della BCE hanno apportato solo una lieve modifica alle attese d’inflazione, ignorando apparentemente eventuali effetti correlati al rafforzamento dell’euro e mostrandosi dunque poco preoccupati da tale andamento. Gli operatori dei mercati valutari hanno considerato il discorso di Draghi un segnale di ottimismo e l’euro ha continuato a guadagnare terreno. Draghi ha aggiunto che il Consiglio della BCE ha discusso in maniera “molto preliminare” delle prospettive del programma di allentamento quantitativo, lasciando intendere che un annuncio sull’avvio della contrazione degli acquisti di attivi potrebbe arrivare a ottobre, in occasione della prossima riunione del Consiglio direttivo.

ALLOCAZIONE DEGLI ATTIVI: POSIZIONE LUNGA SUL DOLLARO, SOTTOPESO IN TERMINI DI DURATION – Sui mercati valutari, il gestore sta mantenendo la posizione lunga in USD rispetto all’euro: si tratta di una strategia di lungo periodo guidata dalla forte convinzione dei nostri analisti. Infatti, non è da escludere che la valuta statunitense riparta al rialzo in tempi brevi, anche perché pare che i PMI dell’area dell’euro siano arrivati al punto di svolta e potrebbero segnalare un cambiamento imminente del clima di mercato. Nel comparto obbligazionario deteniamo un sottopeso in termini di duration, in particolare per quanto riguarda le obbligazioni europee, poiché prevediamo che la BCE sarà una delle prime, tra le banche centrali più importanti, a dedicare maggiore attenzione a una gestione prudente dei mercati finanziari, rimarcaHarte. Per quanto riguarda le altre strategie d’investimento, secondo i nostri analisti la sopravvalutazione degli indici azionari USA è più accentuata rispetto ai listini europei e pertanto deteniamo un sovrappeso nelle azioni dell’area dell’euro rispetto ai mercati di Stati Uniti e Gran Bretagna. Resta invariato il sovrappeso nel mercato immobiliare degli Stati Uniti poiché prevediamo un’inversione di tale divergenza nei prossimi mesi grazie all’impennata della domanda di immobili negli USA.

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