Pictet, cosa aspettarsi in caso di Brexit

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Un voto favorevole all’uscita della Gran Bretagna dall’Ue stenderà una ‘nube nera’ sulle prospettive di crescita economica a livello globale, spiega la nota di Pictet.

Chiara Merico di Chiara Merico23 giugno 2016 | 09:04

UNA NUBE NERA – “Un voto favorevole all’uscita della Gran Bretagna dall’Ue stenderà una ‘nube nera‘ sulle prospettive di crescita economica a livello globale e sull’andamento dei mercati finanziari nel breve periodo. La domanda di investimenti difensivi come l’oro, i titoli governativi americani, tedeschi ed inglesi, il franco svizzero, lo yen giapponese ed anche il dollaro americano, salirà sicuramente. Lo shock sulla fiducia dei consumatori e sui piani di investimento da parte delle società avrà anche un impatto negativo sulle economie della Gran Bretagna e dell’Europa continentale nel medio periodo”, si legge in una nota della Pictet Asset Management Strategy Unit (PSU).

COSA ATTENDERSI IN CASO DI USCITA – “Se il voto sarà a favore dell’uscita, ci aspettiamo di vedere una serie di stimoli monetari importanti e coordinati da parte delle principali banche centrali a livello globale. La Bank of England e la BCE saranno molto probabilmente le più attive – ci possiamo aspettare swap sulle valute e prestiti agevolati per supportare il sistema bancario. La Bank of England ha l’obiettivo di abbassare i tassi di interesse – al momento allo 0,5% – e ripartire il Quantitative Easing. Allo stesso tempo, la banca centrale svizzera molto probabilmente interverrà sul mercato dei cambi per tamponare un probabile apprezzamento del franco svizzero. Inoltre, qualsiasi tipo di deterioramento delle condizioni finanziarie a livello globale spingerà la Federal Reserve a ritardare il rialzo dei tassi molto probabilmente al prossimo anno”, spiega la nota. “Immaginando come i mercati finanziari potrebbero reagire nell’eventualità di un’uscita, le valute saranno chiaramente al centro dell’attenzione. Avvicinandoci al voto e con l’aumentare dell’incertezza dell’esito finale, la sterlina si è deprezzata pesantemente contro il dollaro. Anche il posizionamento degli speculatori è molto negativo. A nostro parere, l’indebolimento della sterlina e lo sbilanciamento del posizionamento degli investitori potrebbe servire per limitare una ulteriore movimento al ribasso della valuta inglese. Lo stesso non può essere detto per l’euro, che potrebbe subire un forte deprezzamento contro il dollaro, dato che al momento la valuta europea non è stata colpita”.

GLI SCENARI
– “Anche se i titoli azionari dell’eurozona da metà aprile sono scesi del 10% circa, ci aspettiamo ulteriori spinte al ribasso, almeno di un altro 10% subito dopo un eventuale voto di uscita. Nel medio periodo lo scenario dei titoli azionari europei dipenderà principalmente dalla risposta che sarà data dalle banche centrali e da come procederanno i negoziati fra Gran Bretagna ed Unione Europea”, prosegue l’analisi di Pictet. “In Gran Bretagna, i titoli azionari delle società focalizzate sul mercato domestico dovrebbero essere quelle che soffriranno maggiormente, mentre gli esportatori di beni e servizi con mercati target fuori dall’Unione Europea dovrebbero tenere bene, perché potrebbero trarre beneficio da una sterlina più debole. Con gli investitori che diminuiscono l’esposizione alle asset class più rischiose e con il dollaro Americano che si apprezza, i mercati emergenti potrebbero soffrire nel breve periodo; nel medio lungo periodo invece, una Fed più accomodante e un dollaro stabile o più debole potrebbero supportare sia i mercati azionari che quelli obbligazionari di queste aree. I rendimenti dei titoli governativi americani, tedeschi e inglesi dovrebbero scendere sensibilmente, ma in Gran Bretagna, le attese di una maggiore inflazione, a causa di una valuta più debole, dovrebbe limitare i guadagni dei “gilts”. I titoli obbligazionari societari e quelli governativi emessi dai paesi del sud Europa, che si sono comportati abbastanza bene da inizio anno, sembrano essere particolarmente vulnerabili, e quindi soggetti a forti vendite in caso di uscita della Gran Bretagna. In particolare, i titoli governativi dei paesi periferici sono vulnerabili perché gli spread dei loro rendimenti sono ancora molto compressi. Siamo particolarmente preoccupati per il riacutizzarsi della crisi in Italia: il paese è ancora l’anello debole della zona euro e le banche hanno accumulato una grande quantità di titoli di stato negli ultimi anni”.

LE IMPLICAZIONI POLITICHE – “Le implicazioni politiche di una uscita della Gran Bretagna sono estremamente difficili da valutare. L’uscita potrebbe potenzialmente servire come forza destabilizzatrice, dando impulso ai movimenti populisti che si oppongono all’attuale establishment in Europa. – In alternativa, anche se è uno scenario poco probabile, soprattutto nel breve periodo, l’uscita della Gran Bretagna potrebbe velocizzare l’integrazione politica degli altri stati membri, alimentando le capacità della regione di competere con la Gran Bretagna in aree come quella bancaria e finanziaria. Anche la Svizzera ed il Lussemburgo potrebbero trarre beneficio nel lungo periodo, come possibili centri finanziari. E’ importante ricordare che, mentre una clausola per l’uscita esiste nel trattato di Lisbona, il meccanismo di uscita non è testato, dato che l’unico paese che ha lasciato l’Unione Europea è la Groenlandia, quando ha ottenuto maggiore indipendenza dalla Danimarca. Alcuni negoziati dovranno essere ratificati da ciascuno dei 27 stati rimanenti, processo difficile e soggetto ad una prolungata incertezza. Inoltre gli accordi dovranno essere eventualmente negoziati con un nuovo governo inglese, la cui composizione potrebbe essere diversa da quella attuale”, fa sapere la nota di Pictet.

COSA ASPETTARSI IN CASO DI “REMAIN” – “La storia insegna che gli indecisi solitamente votano per mantenere lo status quo. Su queste basi, l’alta percentuale di indecisi (13% del totale) indica che molto probabilmente la Gran Bretagna resterà nell’Unione Europea, a nostro parere. Nell’eventualità che dal voto emerga un’indicazione di rimanere nell’Unione Europea, ci aspettiamo delle vendite sui molti investimenti di tipo difensivo che hanno guadagnato negli ultimi tempi, come lo yen giapponese, i titoli governativi europei e l’oro. Al contrario, le valute e quelle asset class sulle quali gli investitori hanno costruito delle posizioni “short”, come la sterlina, l’Euro, i titoli azionari europei ed inglesi, dovrebbero recuperare in modo significativo. I sondaggi fatti alla fine della scorsa settimana indicano un forte “momentum” in favore dell’uscita. Ma nell’ultimo weekend c’è stato un forte cambiamento in favore della permanenza – gli ultimi sondaggi di Bloomberg indicano un 3% di vantaggio per rimanere (45% vs 42%), esattamente al contrario di quanto registrato una settimana fa. Gli indecisi rappresentano circa il 13% del totale. L’affluenza sarà il fattore critico: con un’alta partecipazione, diciamo attorno al 70%, dovrebbe essere favorita la permanenza nell’Unione”, conclude la nota.

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