Foà (AcomeA): “Value e contrarian, ecco il nostro stile di gestione”

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Intervista al fondatore di AcomeA e decano dell’industria dei fondi comuni, che ripercorre la sua storia professionale e spiega perché, nel lungo termine, sono premianti le strategie d’investimento basate sulla scelta dei titoli con due caratteristiche: i buoni fondamentali e un rapporto rischio/rendimento asimmetrico.

di Redazione18 settembre 2017 | 12:45

Alberto Foà è il decano dell’industria dei fondi in italia. Gestore obbligazionario, comincia la sua carriera alla corte di Abbondio (storica figura di spicco della borsa e della finanza italiana degli anni ’70 e ’80) dove subito dimostra un talento fuori dal comune per le obbligazioni e le divise. Carattere forte e indipendente, si butta poco più che trentenne anche a fare l’imprenditore e nel 1994 fonda Anima SGR. Grazie all’arrivo di importanti partner  come Giordano Martinelli, Giovanni Brambilla e Roberto Brasca, nei 10 anni successivi il team si affermerà come uno tra i più performanti grazie a uno stile di gestione distintivo. Nel 2010 terminata l’esperienza in Anima, oggetto di take over da parte di Banca Popolare Milano, Foà fonda assieme ai suoi soci storici AcomeA SGR.
Gli ingredienti della gestione sono gli stessi di un tempo e che hanno permesso a Foà & C. di vincere numerosi premi: condizione di indipendenza dei gestori, stile di gestione attiva, value e contrarian con portafogli molto diversificati .

AcomeA nasce nel 2010. Dopo una vita passata con grande soddisfazione sui mercati e sulla gestione dei fondi, dove ha trovato la motivazione per ripartire da zero ?

La precedente esperienza imprenditoriale mi ha convinto che il risparmio gestito e la finanza personale sono di importanza fondamentale per le famiglie e la società. Il mio scopo è sempre stato di dare il massimo servizio per gli utenti del risparmio e in questo senso, non sono ancora soddisfatto. Vogliamo fortemente contribuire a migliorare tutto il settore e la soddisfazione di chi ne fruisce, cioè i risparmiatori.

Cosa vi siete portati via dalla precedente esperienza?
Gli anni in Anima sono stati straordinariamente formativi per me e penso per tutte le persone che ci hanno lavorato. Potrei parlare per ore. Per quanto riguarda il mercato, personalmente ho maturato la convinzione che prima o poi, i mercati finanziari ritornano sempre alla realtà oggettiva dei fatti. In questo processo ritorno alla realtà, spesso non indolore, si possono realizzare in Borsa performance straordinarie.

Lei e il suo team vi siete affermati come gestori attivi e orientati al valore. Di fatto in cosa consiste il vostro metodo e come si differenzia da altri approcci?

Il nostro approccio è molto semplice e non ci siamo inventati nulla di nuovo. Sui mercati esistono situazioni in cui i prezzi dei titoli divergono enormemente da quello che sono i fondamentali, cioè la realtà. E’ qui che si possono realizzare forti utili. Poi oltre alla capacità di riconoscere i titoli più sottovalutati, dopo 20 anni di lavoro gomito a gomito abbiamo sviluppato un processo molto efficiente per gestire in modo dinamico la posizione, sia quando il mercato ci da ragione, sia quando ahimè ci dà torto.
E’ uno stile di gestione consolidato, che fa oramai parte del nostro intimo e ha dimostrato di funzionare molto bene negli anni. Esiste tuttavia un costo psicologico da pagare: per ottenere performance superiori ed evitare perdite fatali, spesso occorre essere preparati a momenti di volatilità.

Tra il picking (scegliere il titolo “giusto”) e la gestione dinamica della posizione, quale è l’aspetto più importante per la performance ?

Direi che sono due aspetti fondamentali della gestione. Credo che nel 90% dei casi, il rendimento di un investimento sia catturato entrando a livelli di prezzo interessanti. E’ quindi fondamentale comprare “bene”; questo avviene su un titolo con buoni fondamentali, un rapporto rischio/rendimento fortemente asimmetrico e, generalmente, il mercato contro. La gestione dinamica e contro ciclica della posizione spesso può trasformare anche un ranocchio, in un principe.

I detrattori dello stile value argomentano che si tratti di un buy & hope (compra e spera n.d.r). Ovviamente ci sono tonnellate di ricerche che dimostrano che il value sia uno degli stili di investimento più affidabili. Tuttavia, come si gestisce l’attesa che spesso è necessaria per vedere una posizione generare rendimenti positivi?

La mia esperienza degli ultimi 30 anni di mercati finanziari è che il “value” funziona. Punto. Però non funziona subito. E molti, in mezzo al guado, abbandonano. Invece bisogna avere costanza. Il costo di ottenere performance superiori è proprio questo: puoi passare da periodi, anche lunghi, in cui il mercato ti rema contro. Tuttavia, grazie a un approccio ai mercati graduale e molto diversificato, queste fasi sono proprio il momento in cui poniamo le basi per un extra rendimento dei fondi.

Quali sono state negli ultimi anni le posizioni che ricalcano perfettamente il vostro modo di pensare ai mercati e agli investimenti?

Nel 2011 la crisi dello spread. In quel momento il mercato era convinto di un default parziale del Paese e di una probabile uscita dell’Italia dall’euro. Molte istituzioni cominciarono a vendere BTP al 7% di rendimento. La nostra considerazione invece fu che il 7% di rendimento remunerava in modo più che proporzionale il rischio Italia: era il miglior trade che avessi visto negli ultimi anni. L’Italia era semplicemente “too big too fail”. Dopo qualche settimana infatti lo spread tornò a scendere e il nostro fondo di liquidità che aveva comprato semplici CCT guadagnò oltre il 15%. Altri esempi più recenti sono stati il nostro posizionamento sul debito governativo emergente negli ultimi 3 anni, e il rilevante sovrappeso sulla banche italiane nel nostro fondo Italia PIR.

Spiegata così, dimostrate una incrollabile fiducia nel fatto che il mercato possa sempre “correggere” un errore di valutazione. E se questo non succedesse? Come fate a capire di aver sbagliato?

Siamo consapevoli che la fiducia che ci viene data dal Consulente che sceglie il nostro fondo per il suo cliente, non è a tempo indeterminato. Proprio per questo cerchiamo di avere portafogli molto diversificati e basiamo il rendimento prospettico dei nostri fondi su più catalizzatori possibili.

Veniamo alla gestione del rischio: negli anni ne abbiamo visti di tutti i tipi. Il VaR, il controllo della volatilità, e così via. Come vi comportate in AcomeA? Avete stop loss basati sui rendimenti settimanali o mensili?

Pensiamo che il VaR sia uno strumento non opportuno per gestire i rischi in un fondo. Non abbiamo stop loss basati sui prezzi. Il nostro sistema proprietario ci segnala di aumentare l’esposizione al rischio in presenza di prezzi calanti e diminuirlo durante i rally. Questo approccio ci consente nel tempo di avere uno sharpe ratio elevato.

15 fondi. Vista l’attuale congiuntura sui mercati, quali sono i più attrattivi oggi?

Siamo molto competitivi sulla gestione della liquidità a breve termine (AcomeA Breve Termine) con un fondo globale a rischio di cambio coperto. Anche sull’obbligazionario, grazie a un fondo con mandato molto ampio (AcomeA Performance, riusciamo a deliverare rendimenti molto interessanti. Per la parte multi-asset abbiamo una gamma completa (AcomeA Patrimonio Dinamico), che ammortizza l’emotività del cliente. Che poi è la prima ragione di perdita di rendimento da parte del sottoscrittore.

Come gestite la comunicazione alle reti e ai consulenti?

Oggi AcomeA SGR ha più di trenta accordi di collocamento con Banche e Reti di Consulenti. Siamo molto presenti sul territorio, grazie a una team commerciale competente e attivissimo. Anche noi gestori siamo attivi sugli incontri di formazione coi consulenti. E’ fondamentale portare il gestore in aula. E’ lui, in definitiva, a cui il Consulente affida il denaro dei clienti. Anche se viviamo in un’era digitale, è molto importante guardare negli occhi chi prende le decisioni. E noi siamo a disposizione.

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