Pictet: Brexit, un mese dopo reazione composta dai mercati

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I danni sono stati circoscritti ad alcuni settori azionari europei (banche italiane in primis), mentre sulle valute la tensione si è sfogata sulla sterlina, spiegano Andrea Delitala eMarco Piersimoni.

Chiara Merico di Chiara Merico24 agosto 2016 | 09:57

DANNI CIRCOSCRITTI – “A un mese da Brexit, si nota che la reazione dei mercati è stata composta: i danni sono stati circoscritti ad alcuni settori azionari europei (banche italiane in primis), mentre sulle valute la tensione si è sfogata sulla sterlina”, spiegano Andrea Delitala, head of investment advisory, e Marco Piersimoni, senior portfolio manager di Pictet Asset Management. “Le borse guadagnano circa 3 punti percentuali e i rendimenti obbligazionari risalgono timidamente +0.2% (sul decennale USA a 1.6% e rendimento Bund tedesco -0.03%). I vincitori dell’ultima fase di mercato sono gli emergenti che beneficiano di afflussi record da parte di investitori alla ricerca di rendimenti. L’indice delle sorprese macro negli Usa è decisamente migliorato. La Fed manterrà aperta la porta per eventuali rialzi che comunque non arriveranno prima di fine anno data l’assenza di pressioni inflazionistiche e l’impegno elettorale negli Usa. Gli asset di rischio (soprattutto EM) dovrebbero continuare a beneficiare di questo stato di (apparente) calma. Il dibattito sul mercato si sta spostando verso politiche fiscali espansive (in primis in Giappone e UK, ma anche negli Usa): le ricadute saranno positive soprattutto per il settore delle infrastrutture”.

LA VOLATILITA’ E’ SCESA A SORPRESA – “Un mese dopo Brexit, la volatilità è sorprendentemente scesa su livelli estremamente bassi su tutte le asset class principali. Il livello raggiunto dai tassi prezza probabilmente uno scenario di stagnazione secolare e indica una preferenza valutativa per le azioni rispetto alle obbligazioni”, notano Delitala e Piersimoni. “Le incertezze geopolitiche di fondo sono però ancora tutte sul tavolo: entro la fine dell’estate il dibattito sulle elezioni negli Usa entrerà nel vivo. Sul reddito fisso riduciamo i rischi dato i livelli raggiunti da tassi e spread di credito. Per quanto riguarda la componente azionaria l’area geografica di preferenza resta quella dei paesi emergenti. Le prospettive per le azioni Usa ci sembrano migliorate soprattutto per quelle società esposte al tema dello stimolo fiscale (spese per infrastrutture). L’esito degli stress test non ha dissipato i dubbi sulla solidità degli istituti bancari che continuano a soffrire a causa della mancanza di fiducia degli investitori sulla solidità dei bilanci bancari (sofferenze in primis). Probabilmente questa incertezza ci accompagnerà anche nei prossimi mesi”.

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