Bnp Paribas IP: i rialzi di mercato non sono in linea con dati fiacchi

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Joost van Leenders, chief economist del team Multi asset Solutions, propone un’analisi dei fattori in grado di innescare una correzione sui mercati.

Chiara Merico di Chiara Merico8 settembre 2016 | 08:20

RIALZO DOPO I DATI USA – Per quanto possa sembrare strano, le ultime notizie negative per l’economia USA hanno spinto al rialzo numerosi mercati finanziari: in effetti, dopo l’inattesa flessione dell’ISM manifatturiero e gli ultimi dati sull’occupazione – risultati inferiori alle attese – persino i mercati azionari hanno fatto segnare un lieve rialzo, spiega Joost van Leenders, chief economist del team Multi asset Solutions di Bnp Paribas IP. I listini azionari in Europa, Giappone e mercati emergenti hanno recuperato terreno negli ultimi giorni e anche le valute dei paesi emergenti si sono rafforzate. Naturalmente, tali andamenti sono riconducibili al fatto che l’indebolimento dei dati economici dovrebbe annullare le possibilità di un incremento dei tassi in settembre. Come abbiamo spiegato la scorsa settimana, qualora i tassi fossero stati innalzati nel corso del mese il giro di vite avrebbe sollevato il dibattito sull’eventualità di un nuovo rialzo entro la fine dell’anno e avrebbe potuto innescare un adeguamento delle attese al riguardo per quest’anno e per il prossimo. Tutto ciò, adesso, pare molto meno probabile. Le ultime indicazione rilevate presso i responsabili degli acquisti delle società (PMI) hanno riservato sorprese positive e negative rispetto alle attese, ma nel complesso i PMI segnalano una crescita globale piuttosto fiacca. Sui mercati permane un clima generalmente positivo che, tuttavia, non è sorretto da un sensibile miglioramento dei fondamentali e pertanto l’allocazione prudente degli attivi è rimasta invariata.

PMI: CRESCITA DEBOLE IN PROSPETTIVA – Il nostro PMI manifatturiero globale ponderato per il PIL è arretrato, collocandosi sulla media registrata negli ultimi dodici mesi soprattutto a causa del rallentamento dell’attività economica nei paesi avanzati. La crescita è risultata complessivamente stabile nei paesi emergenti, mentre il miglioramento della fiducia delle imprese ha segnato il passo. Anche il PMI globale relativo ai servizi ha registrato una lieve flessione, ma segnala ancora una crescita modesta. Tali andamenti hanno lasciato il PMI composito globale sostanzialmente invariato ma su un livello inferiore rispetto alla media degli ultimi 12 mesi nei paesi avanzati e superiore nei paesi emergenti. Invece, è incoraggiante rilevare che – dopo aver ristagnato al di sotto dei 50 punti tra maggio 2015 e giugno 2016 – il PMI composito relativo ai paesi emergenti negli ultimi due mesi è salito. Ad ogni modo, non abbiamo avuto molti riscontri di tali indicazioni positive nei dati reali: la crescita della produzione industriale è migliorata nei paesi emergenti, ma ciò è dovuto più all’inversione di tendenza in Brasile e Russia che a una vera accelerazione, come mostrano anche i dati del commercio internazionale che restano fiacchi, aggiunge van Leenders. L’area euro ha fatto riscontrare pochi dati superiori alle attese: il PMI manifatturiero in Francia è scivolato ancora in territorio negativo ed è precipitato bruscamente sotto quota 50 anche in Italia. Tuttavia, il miglioramento nel settore dei servizi in questi due paesi è stato rassicurante. La sorpresa più rilevante è venuta dalla Gran Bretagna, dove il PMI ha recuperato le perdite successive alla Brexit. Nonostante al momento l’impatto negativo del referendum pare sia stato sovrastimato, riteniamo che sia troppo presto per una valutazione definitiva. Nei paesi emergenti, la battuta d’arresto della ripresa nel settore manifatturiero in Brasile ha deluso le attese degli analisti, analogamente alle flessioni in Cina e Corea del Sud. Il dato debole registrato in Turchia era abbastanza prevedibile date le turbolenze in quest’area. L’India ha spiccato in positivo con un recupero molto rilevante nel settore dei servizi, mentre il Giappone ha deluso, registrando solo un lieve miglioramento del PMI manifatturiero e una flessione di quello dei servizi. Tali andamenti non paiono in linea con la vivacità del mercato del lavoro e con il rialzo dei salari, delineando un quadro contrastato dell’economia nipponica.

USA: GLI ULTIMI DATI AFFOSSANO LE PROBABILITÀ DI RIALZO DEI TASSI – Incredibilmente, l’indice ISM manifatturiero ha registrato una flessione brusca e inattesa. Tale andamento potrebbe essere facilmente liquidato come un caso isolato, ma il calo delle componenti dell’indice ISM manifatturiero è stato generalizzato. I nuovi ordinativi al netto delle scorte, che anticipano con una buona correlazione l’indice complessivo, sono scesi a un livello che ne implica un calo ulteriore. Inoltre, la perdita di posti di lavoro sottolinea il ristagno prolungato dell’occupazione in campo manifatturiero negli Stati Uniti. Il rapporto di agosto sul mercato del lavoro è risultato inferiore alle attese ma non del tutto negativo: la crescita dell’occupazione ha frenato e il numero di disoccupati è aumentato, anche se tale andamento non è stato abbastanza robusto da incidere sul tasso di disoccupazione, che si è mantenuto al 4,9%. L’incremento delle retribuzioni ha subito una decelerazione di pari passo con la riduzione della settimana lavorativa media, ponendo le premesse per un rallentamento dei consumi, sottolinea van Leenders. La conseguenza principale di questi dati è che, a nostro avviso, un inasprimento monetario nel corso del mese è divenuto molto improbabile: le probabilità di rialzo dei tassi secondo gli operatori di mercato sono scese di 10 punti percentuali, attestandosi al 33%. In un contesto caratterizzato anche da un aumento dei prezzi al consumo molto lento e da attese d’inflazione basse, riteniamo che gli ultimi dati confermino l’ipotesi di un rinvio a dicembre del prossimo rialzo dei tassi della Federal Reserve.

ALLOCAZIONE DEGLI ATTIVI: POSIZIONI DIFENSIVE IN VISTA DI TURBOLENZE – I mercati possono ignorare i dati economici deludenti perché comportano la permanenza dei tassi di interesse su bassi livelli per un periodo più lungo. Tuttavia, gli esperti si dovrebbero interrogare sulle probabilità di una correzione dei listini nei prossimi mesi. Pertanto – dato che consideriamo troppo elevate le quotazioni di numerosi strumenti finanziari – abbiamo mantenuto un posizionamento in funzione della prospettiva di un peggioramento del clima di mercato: deteniamo dunque posizioni sottopesate nel comparto azionario a livello globale, nel debito dei paesi emergenti in valuta forte e nel segmento delle materie prime, rimarca van Leenders.

UNA CORREZIONE IN PROSPETTIVA: I FATTORI IN GRADO DI INNESCARLA – Una correzione potrebbe essere innescata dal livello eccessivo delle quotazioni ma – visti i tassi di interesse ancora bassi e i rendimenti obbligazionari modesti – molti strumenti potrebbero rimanere su livelli sopravvalutati ancora per un po’. Tuttavia, in un mercato che è salito troppo rispetto ai livelli ritenuti giustificati dagli analisti, una flessione potrebbe essere provocata anche dalla pubblicazione di dati economici o di profitti societari inferiori alle attese. I profitti delle imprese statunitensi sono in calo da diversi trimestri e il rischio è che le aziende inizino a tagliare i costi salariali. Una fase di calo dei profitti trimestrali spesso prefigura un rallentamento della crescita economica e, infatti, tale andamento è accompagnato da un indebolimento degli indicatori prospettici della zona euro. In Giappone, il governatore della banca centrale Kuroda ha dichiarato che la revisione della politica monetaria di questo mese non comporta una riduzione delle misure di allentamento. Si potrebbe fare di più per quanto riguarda la qualità e la quantità degli acquisti di attivi della Banca del Giappone oppure accentuare i tassi d’interesse negativi. Tuttavia, il rischio è che la banca centrale nipponica deluda le attese, alimentando i dubbi sulla capacità delle banche centrali di raggiungere gli obiettivi (in materia d’inflazione, crescita o occupazione) nelle circostanze attuali. Infine, la congiuntura è caratterizzata da incertezze legate alla situazione politica, in particolare all’esito delle elezioni presidenziali americane, al referendum costituzionale in Italia, alle difficoltà per formare un nuovo governo in Spagna e alle elezioni in Germania, dove i partiti euroscettici stanno guadagnando terreno (anche se questo probabilmente rappresenta un problema meno grave per la Germania che per gli altri Stati membri dell’Unione Europea), conclude van Leenders.

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