Bnp Paribas IP: crescita lieve nel breve termine

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Le curve dei tassi tendono a inclinarsi e questo suggerisce un atteggiamento prudente, spiega Joost van Leenders, chief economist del team Multi asset solutions.

Chiara Merico di Chiara Merico22 settembre 2016 | 06:37

EMERGENTI, TENDENZA AL RIALZO – I dati economici in arrivo dai paesi emergenti negli ultimi mesi stanno segnando una tendenza al rialzo e, dopo il miglioramento dell’interscambio commerciale in Cina che si è riflesso sui dati di altri paesi, anche le ultime cifre sono risultate superiori alle stime, spiega Joost van Leenders, chief economist del team Multi asset solutions di Bnp Paribas IP

PAESI EMERGENTI: MIGLIORANO LE PROSPETTIVE – La Cina non è stata il solo paese a pubblicare dati commerciali in ripresa. L’indicatore che abbiamo elaborato basandoci sui paesi che segnalano tempestivamente i dati – Brasile, Cile, Cina, India, Corea del Sud e Taiwan – è migliorato, passando da forti contrazioni mensili su base annua a tassi solo lievemente negativi (in dollari USA) e in agosto le esportazioni di questi paesi (Cina esclusa) hanno registrato una lieve crescita (sia in valuta locale sia in dollari). I Cyclical Leading Indicators (CLI) elaborati dall’OCSE sono migliorati per Cina, Corea del Sud, India, Brasile, Russia e Turchia, per citare solo alcuni paesi, anche se in parecchi casi il miglioramento si è limitato al passaggio dal territorio negativo a un livello neutro. Dal punto di vista degli investitori ciò potrebbe rappresentare un campanello d’allarme, poiché gli indici azionari sono un fattore di cui tiene conto la maggior parte di questi indicatori. Tuttavia, anche il PMI manifatturiero medio dei paesi emergenti è migliorato. I dati dell’economia cinese risultati superiori alle stime includono la crescita della produzione industriale e delle vendite al dettaglio, mentre gli investimenti fissi non sono ulteriormente diminuiti pur restando bassi nel settore manifatturiero. Le cifre relative all’edilizia residenziale hanno mostrato un maggiore equilibrio – con le vendite che hanno superato le unità in costruzione – e in agosto c’è stata anche una lieve accelerazione del credito. Al momento riteniamo che le prospettive economiche per i paesi emergenti siano tendenzialmente neutre e non più negative. Tuttavia, nutriamo dei timori per la sostenibilità e la solidità dell’attuale miglioramento a causa di vari fattori: gli effetti positivi delle massicce misure di stimolo monetario e fiscale in Cina potrebbero attenuarsi verso la fine dell’anno, le famiglie brasiliane sono ancora in forte difficoltà a causa del crollo dell’occupazione, l’indebitamento ha raggiunto livelli rischiosi in alcuni paesi – in particolare in Cina – e, infine, pare poco probabile che la zona euro e gli Stati Uniti siano in grado di rilanciare con forza la domanda, aggiunge van Leenders.

USA: DATI ANCORA INFERIORI ALLE ATTESE – Un rallentamento dei consumi delle famiglie rispetto ai ritmi elevatissimi del secondo trimestre era prevedibile tenendo conto del modesto incremento del reddito disponibile. Le due flessioni mensili consecutive delle vendite al dettaglio core paiono riconducibili soprattutto a una compensazione del vigore dei mesi precedenti. In ogni caso, il forte calo delle vendite di auto e la stagnazione dell’indice di fiducia dovrebbero essere tenuti d’occhio. Gli altri rischi ruotano attorno alla debole redditività delle aziende e alle possibili conseguenze per gli investimenti e l’occupazione. Le società potrebbero contrastare le pressioni sui ricavi attraverso un miglioramento della produttività – soluzione difficile nel breve periodo – alzando i prezzi – opzione che non offre molto margine di manovra – oppure tagliando i costi a scapito dell’occupazione. Anche l’espansione dell’indebitamento delle società rappresenta un rischio – sebbene per il momento poco rilavante – grazie al valore elevato degli attivi finanziari e alla modestia dei tassi d’interesse, sottolinea van Leenders. Ad ogni modo, non sarà difficile fare meglio in termini di crescita del PIL: la crescita media nella prima metà dell’anno si è attestata appena sull’1% su base trimestrale annualizzata e l’indice GDPNow, elaborato dalla Federal Reserve di Atlanta praticamente in tempo reale, la settimana scorsa segnalava un’espansione del PIL pari al 3% nel terzo trimestre, un obiettivo che pare raggiungibile alla luce del miglioramento del ciclo delle scorte di magazzino.

ALLOCAZIONE DEGLI ATTIVI: CURVE DEI TASSI PIÙ RIPIDE IN PROSPETTIVA – Nel corso del mese le curve dei tassi di vari paesi hanno registrato una brusca inclinazione. Tali andamenti sono riconducibili alla scelta della Bce di non modificare il programma di acquisto di attivi e di non affrontare il problema della scarsità di emissioni disponibili, nonché al timore che la Banca del Giappone tenti di favorire un’inclinazione della curva dei rendimenti. È probabile che una lieve evoluzione dell’orientamento delle banche centrali abbia indotto i mercati ad adeguarsi in una certa misura. In generale, gli andamenti economici superiori alle attese tendono a essere accompagnati da una curva dei tassi più ripida. Tuttavia quando l’estate scorsa l’indicatore USA che rileva la percentuale di dati inattesi ha toccato i massimi, la curva dei tassi si è addirittura appiattita: adesso, con il calo dell’indice e l’inclinazione della curva, questa correlazione pare più equilibrata. Ad ogni modo, una curva dei tassi più ripida può penalizzare l’economia globale a causa dei livelli elevati di indebitamento ed è suscettibile di determinare un’ulteriore aggiustamento dei prezzi degli strumenti finanziari. In altre parole, rappresenta una nuova fonte di incertezza per gli investitori. Secondo noi, al momento le prospettive dell’economia globale sono sostanzialmente neutre per le azioni. La crescita dovrebbe registrare un certo miglioramento nel breve termine, ma non particolarmente robusto – mentre i rischi al ribasso restano elevati e la sostenibilità nel lungo periodo di tale miglioramento resta in dubbio. Inoltre, l’espansione modesta, la scarsa crescita della produttività e l‘inflazione bassa rendono l’attuale contesto particolarmente difficile per gli utili societari. Le difficoltà per il malconcio settore energetico dovrebbero gradualmente attenuarsi – lasciandosi alle spalle la flessione – ma non prevediamo un forte incremento dei profitti. Per il momento, dunque, preferiamo mantenere un’allocazione degli attivi prudente, conclude van Leenders.

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