Strategie factor investing, Invesco ci crede un sacco

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Uno studio di Invesco prevede un incremento significativo del peso delle strategie factor investing nei prossimi cinque anni.

Maria Paulucci di Maria Paulucci3 ottobre 2017 | 10:56

Nuovo studio condotto da Invesco sulle tendenze del Global Factor Investing. Lo studio prevede un incremento significativo del strategiepeso delle strategie factor investing nei prossimi cinque anni, con gli investitori istituzionali che aumenteranno le loro allocazioni portandole al 18% entro il 2022. L’indagine evidenzia anche che le allocazioni alle strategie factor investing (così chiamate perché puntano su fattori specifici
come per esempio il valore, la volatilità, la qualità e il rendimento, n.d.r.) sono salite al 14% degli asset under management complessivi. In tutta Europa, poi, sono le compagnie d’assicurazione e i fondi patrimoniali sovrani a guidare l’aumento delle allocazioni fattoriali. Infine, lo studio sottolinea che gli investitori nordamericani ed europei sono interessati alle strategie fattoriali obbligazionarie e a quelle multi-asset.

Sergio Trezzi (nella foto), managing director, head of retail distribution Emea (ex UK) & Latam, ha dichiarato: “La crescita del factor investing negli ultimi 12 mesi dimostra il valore che esso può avere nel portafoglio di un investitore. Per molti il processo di adozione è ancora agli albori, ma gli intervistati hanno fatto intendere chiaramente che esso assumerà maggiore importanza nel corso del tempo. Poiché le politiche delle banche centrali hanno portato i tassi di interesse ai minimi storici, gli investitori sono sempre più consapevoli del fatto che la qualità della diversificazione nei loro portafogli è molto più debole rispetto al passato. Ciò potrebbe incentivare la domanda di strategie fattoriali obbligazionarie allo scopo di ridurre il rischio e di migliorare la diversificazione e la performance”.

“Gli investitori, oltre che alle strategie obbligazionarie, si stanno dimostrando interessati all’espansione degli investimenti fattoriali in ambito multi-asset, sottolineando l’opportunità di sviluppo dei prodotti”, prosegue Trezzi. “Considerando il fatto che solo un terzo degli investitori è riuscito ad allocare una quota di portafoglio nelle strategie fattoriali preferite, riteniamo che questi prodotti siano la prossima evoluzione dopo gli investimenti fattoriali in azioni. In questo modo saremo in grado di fornire agli investitori una più ampia gamma d’offerta, rafforzando ulteriormente gli investimenti fattoriali come terzo pilastro a fianco alle strategie attive e passive fondamentali”.


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