Greco (Jp Morgan Am): “Come navigare sui mercati, in uno scenario senza precedenti”

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Parla l’head of European Funds della nota casa di gestione: “ probabilmente ci sarà un’intera generazione di persone che non vedrà mai i tassi d’interesse del secolo scorso”.

Andrea Telara di Andrea Telara12 ottobre 2017 | 09:40

“Molti investitori devono metterselo in testa: i tassi d’interesse rimarranno bassi ancora a lungo e probabilmente ci sarà un’intera generazione che non vedrà mai gli alti livelli di costo del denaro dei decenni scorsi”. Parola di Massimo Greco, manager italiano che vive a Londra, head of European Funds Business di Jp Morgan Asset Management. Durante l’International Media Tour 2017 organizzato dalla sua società nella capitale britannica, Greco ha decritto “lo scenario inedito” in cui si trovano oggi i mercati finanziari, che impone agli investitori di basare le loro strategie su due pilastri: la diversificazione del portafoglio e l’orientamento al medio-lungo termine negli obiettivi di rendimento.

“Se qualcuno avesse previsto dieci anni fa che le banche centrali avrebbero inondato di liquidità i mercati come hanno fatto dal 2008 in poi”, dice Greco, “nessuno gli avrebbe creduto”. Ciò significa, secondo Greco, che ci troviamo di fronte a una situazione senza precedenti nella storia, dove ottenere rendimenti abbastanza elevati con i titoli a reddito fisso e privi di rischio è impossibile. Senza dimenticare, poi, che tutte le principali asset class sono reduci da performance molto consistenti e i potenziali di rialzo sono inevitabilmente limitati. Tra il 2013 e il 2017, per esempio, l’indice statunitense S&P 500 ha guadagnato oltre il 45% mentre i prezzi dei bond governativi europei, grazie anche alle spinte della Bce, si sono rivalutati di oltre il 20%.

Con questo scenario di fondo, scegliere una strategia vincente sui mercati non è facile e occorre necessariamente costruirsi un portafoglio ben diversificato. Anche perché, sottolinea Greco, “il livello di correlazione tra le diverse asset class si è molto abbassato ed è tornato ai livelli di normalità, ciò attorno alle medie storiche”. Negli anni scorsi, infatti, gli interventi delle banche centrali hanno indubbiamente condizionato i mercati e i prezzi delle azioni e dei bond si sono mossi nella stessa direzione, cioè verso l’alto, facendo crescere anche i livelli di correlazione.

Ora che la correlazione si è di nuovo abbassata, diversificare il portafoglio è una tappa obbligata, perché ovviamente permette agli investitori di mitigare le perdite di una asset class con le eventuali perfomance positive di un ‘altra asset class. A questo proposito, l’head of European Funds Business di Jp Morgan Asset Management ha fatto alcuni esempi concreti dei benefici derivanti dall’inserire nell’asset allocation anche un sub-portafoglio di strategie alternative, che investono negli hedge fund, nel settore immobiliare e nel private equity.

Se tra il 1990 e il 2014 un investitore avesse dedicato alle strategie alternative una quota del 20% del portafoglio e destinato la restante parte alle azioni e ai bond, avrebbe ottenuto un rendimento medio annuo superiore (con una volatilità inferiore) rispetto a chi invece avesse investito soltanto nelle tradizionali asset class, cioè nell’equity e nelle obbligazioni. Secondo Greco, c’è poi un’altra considerazione importante da fare: azzeccare il timing sui mercati, cioè individuare il momento giusto per investire e disinvestire, è sempre un’operazione difficilissima e non di rado dannosa. La dimostrazione arriva facendo qualche simulazione su dei portafogli investiti in azioni dell’indice Msci Europe tra il 2001 e il 2016.

Un investitore che avesse mantenuto ferma la sua asset allocation per 15 anni avrebbe ottenuto un rendimento medio annualizzato del 3,4%. Chi invece avesse investito e disinvestito più volte il proprio portafoglio cercando di azzeccare il momento giusto per posizionarsi sui mercato , avrebbe corso il rischio di subire notevoli perdite nel caso di qualche errore di valutazione. Se per esempio lo stesso investitore non fosse stato presente sui mercato nelle 10 migliori sedute di borsa tra il 2001 e il 2016, avrebbe collezionato una perdita media annualizzata dello 0,8%, invece di ottenere un rendimento positivo. Ecco perché occorre investire con una logica di medio-lungo termine senza correre il rischio di farsi male cavalcando i rialzi e i ribassi di listini.

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