Gazzoletti (Oddo BHF AM): “Così cresceremo in Italia”

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Intervista al direttore generale e responsabile per il nostro Paese della casa di gestione franco-tedesca. In rampa di lancio quattro strategie“doc”portate in dote da Frankfurt Trust.

Francesca Vercesi di Francesca Vercesi26 ottobre 2017 | 10:32

Il risparmio gestito italiano continua a marciare a tassi di crescita record. A fine luglio ha tagliato il traguardo dei 2.021 miliardi di euro di patrimonio in gestione, con una raccolta che nei primi sette mesi dell’anno ha superato quella complessiva del 2016. Non c’è dunque da stupirsi se il mercato italiano dell’asset management si fa ogni giorno più affollato di protagonisti, italiani ed esteri, pronti a conquistarlo a suon di nuovi prodotti e strategie. Cosa rende così interessante il nostro mercato? BLUERATING lo ha chiesto a Lorenzo Gazzoletti (nella foto), direttore generale e responsabile Italia di Oddo BHF Asset Management, divisione del risparmio gestito del gruppo franco-tedesco indipendente
 Oddo BHF (100 miliardi di asset in gestione). Che per il 2018 ha già quattro nuove strategie in rampa di lancio.

Perché il mercato italiano è così affollato da player stranieri?

Rispetto ad altri mercati europei, quello italiano mostra da qualche tempo una caratteristica importantissima: veder crescere contemporaneamente sia la raccolta istituzionale sia quella retail. Quest’ultima soprattutto registra un dinamismo unico in Europa, grazie a un modello distributivo che mette in campo sia private banker indipendenti sia reti di consulenti finanziari, che drenano in modo massiccio miliardi dai bilanci bancari verso il risparmio gestito. I tassi bassi
 ci sono in tutta Europa, è questo tipo di struttura che in Italia fa
la differenza. Anche sul versante istituzionale stiamo assistendo a un certo dinamismo che non vede molti altri esempi al di là delle Alpi. Questo perché, da una parte la riforma delle pensioni, con la creazione del secondo e terzo pilastro, in Italia è arrivata più tardi rispetto ad altri paesi, e dall’altra questo ha fatto sì che fondi negoziali e casse di previdenza abbiano saldi tecnici positivi da investire.

Siamo di fronte dunque a 
un mutamento nel settore istituzionale in generale, e 
in quello delle fondazioni in particolare? È anche la vostra sensazione, visto che a partire da questa primavera avete deciso di premere l’acceleratore della crescita su questo versante?


Il mercato bancario italiano è stato a lungo sotto i riflettori europei nel recente passato, per almeno tre motivi: la riforma delle banche popolari e la riorganizzazione che ne è seguita; il ciclo di aumenti
di capitale portati a termine
 con successo; la creazione di un mercato di npl-non performing loans. Si può dire che siamo 
di fronte a una vera e propria rivoluzione per il sistema bancario italiano, della quale le fondazioni sono state un po’ l’artefice.

Numeri e prospettive come quelle attuali del gestito italiano non possono che alimentare la competizione tra asset manager. Voi di Oddo BHF AM siete in Italia dal 2011 e siete cresciuti velocemente fino a raggiungere gli 1,3 miliardi di masse gestite dalla branch milanese, come pensate di crescere ulteriormente e guadagnare posizioni sull’affollato scacchiere italiano?

Ci consideriamo degli specialisti delle corporate europee. Ciò 
vuol dire che guardiamo all’investimento in Europa con un approccio fondamentale, di lungo periodo, su tutte le corporate, guardando sia all’equity sia al credito, sia all’asset allocation sia all’absolute return. E lo facciamo con soluzioni innovative, potendo contare su team di esperti altamente specializzati che operano nei tre centri di gestione del gruppo: Parigi per l’equity, Düsseldorf per tutto il credito e
 le gestioni quantitative – dove
 c’è una grossa scuola statistica – e Francoforte per l’asset allocation. L’obiettivo è creare soluzioni sempre più innovative per una clientela sempre più sofisticata ed esigente. Grazie alle acquisizioni fatte dal gruppo in Germania, di cui la grande banca privata BHF
 e l’asset manager Frankfurt Trust sono state le ultime, abbiamo potuto allargare e rafforzare la nostra scuderia di prodotti con numerose soluzioni e strategie di asset allocation e con una gamma multiasset composta da prodotti total return come l’Oddo BHF Credit Opportunities, un fondo absolute return che agisce su 
tutte le classi di credito, e l’Oddo Horizon Alpha, un total return 
che investe in società europee
 con uno short quantitativo e che punta a depotenziare volatilità e correlazione. Credit Opportunities, nello specifico, è un prodotto che si focalizza sulla creazione di valore del credito, in cui ci possono essere posizioni tattiche dove approfittare di alcune condizioni forti sulla curva dei tassi, però con una sensibilità ai tassi prossima allo zero.

Progetti?

In rampa di lancio, per il 2018, abbiamo poi quattro nuove strategie che ci ha portato in dote Frankfurt Trust, che hanno tutte tra le quattro e le cinque stelle Morningstar. Stiamo parlando
 di una gamma di soluzioni flessibili che andrà ad affiancare le tradizionali long-only, gestite da diversi team che collaborano da oltre quindici anni. Si tratta di BHF Total Return, BHF Value Balanced, BHF Value Leaders e BHF Flexible Allocation. La prima strategia, BHF Total Return, ha come obiettivo quello di sovraperformare l’indice EONIA di +200 bps cercando di limitare la volatilità ex post al di sotto dell’8%. Può investire
fino al 100% in obbligazioni utilizzando uno stile di gestione attivo e flessibile su tutto lo spettro obbligazionario; per le azioni – fino al 40% – utilizza un approccio sistematico attivo volto ad attenuare la volatilità e ottimizzare il rendimento sul medio termine e può investire fino al 10% in commodity. BHF Value Balanced ha l’obiettivo più ambizioso di sovraperformare l’indice EONIA
di +400 bps, cercando di limitare
la volatilità ex post al di sotto
del 12%. Per realizzare il suo obiettivo, la strategia punta più sugli investimenti azionari di qualità con una percentuale fino
al 60% e con una esposizione anche al mercato dei titoli high yield e emerging market fino al 10%. BHF Value Leaders mira invece a ridurre la volatilità con
un approccio focalizzato sui dividendi e investe tra il 70 e
100% in azioni e fino a 30% in bond e valute – l’esposizione alla parte obbligazionaria può essere interamente investita in titoli HY
e dei mercati emergenti -. Infine abbiamo BHF Flexible Allocation, che mediante un approccio molto flessibile privo di benchmark
punta a partecipare massimamente alle fasi di rialzo del mercato e al contrario a ridurre rapidamente i rischi in quelle di ribasso; investe tra il 20 e il 100% in azioni a livello globale con un significativo focus sul mercato europeo. A oggi questa strategia presenta un’esposizione pari 10% in fondi d’investimento.

L’investitore-risparmiatore italiano è da sempre considerato ricco ma è anche vero che ha spesso, anche recentemente, preso batoste pesanti. Come
è cambiato nel suo approccio all’investimento, soprattutto
ora che non si può rifugiare tra le braccia dello Stato e dei suoi titoli?
Gli investitori chiedono sempre più specializzazione. Abbiamo l’impressione che di fronte a gamme di prodotti troppo affollate e variegate il cliente resti sempre un po’ dubbioso, preferendo magari meno soluzioni ma più focalizzate. Una cosa è sicura però: gli investitori chiedono sempre
di più risk-adjusted performance: l’attenzione al comportamento
del prodotto finanziario in fasi di elevata volatilità è molto alta da parte del cliente e pesa sempre
di più nella percezione della performance complessiva del prodotto. Di qui la spinta verso prodotti absolute return, convessi.

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