Legg Mason lancia un nuovo fondo sui mercati emergenti

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Il Legg Mason Martin Currie Global Emerging Markets è disponibile all’interno della gamma di fondi di diritto irlandese.

Chiara Merico di Chiara Merico11 dicembre 2017 | 14:56

IL FONDO – Legg Mason, una delle più importanti società di gestione patrimoniale al mondo con 754 miliardi di Aum, annuncia il lancio del nuovo fondo Legg Mason Martin Currie Global Emerging Markets, disponibile all’interno della gamma di fondi di diritto irlandese. Il fondo si baserà sul consolidato processo su cui poggia la strategia Global Emerging Markets di Martin Currie. Sarà guidato da Kim Catechis, head of global emerging markets di Martin Currie (affiliata Legg Mason), e dalla sua squadra di esperti manager. Il team si occupa già della strategia per i mercati emergenti, che conta oltre 1,9 miliardi in gestione e incorpora una varietà di fondi e numerosi mandati di investimento per clienti da tutto il mondo. Il Legg Mason Martin Currie Global Emerging Markets Fund combina un approccio high-conviction, volto alla generazione di alfa, a molteplici livelli di gestione del rischio che includono analisi ESG. L’obiettivo del fondo è di garantire la crescita del capitale a lungo termine, investendo in società attente a parametri di sostenibilità nei paesi emergenti. Il team si atterrà al processo di investimento attualmente in uso, che si basa sull’analisi dei fondamentali e la scelta di azioni bottom-up allo scopo di generare sovraperformance di lungo periodo. L’analisi ESG è saldamente incorporata nel processo, allo scopo di comprendere meglio la situazione delle società e prendere decisioni più consapevoli. L’analisi ESG consente infatti al team di scovare potenziali rischi e opportunità, e identificare aree in cui impegnarsi per un coinvolgimento attivo con i vertici delle aziende, portando quindi la “conviction” ad un livello ancora maggiore. Ricordiamo che Martin Currie ha ricevuto dal PRI (Principles for Responsible Investment), a cui aderisce dal 2009, un rating A+ in 3 categorie. A dimostrazione del suo impegno nelle attività di engagement, l’anno scorso il team Emerging Markets si è impegnato in 43 attività di questo tipo e ha votato per ben 27 volte in maniera contraria all’amministrazione delle società in cui investe in almeno una delle risoluzioni in discussione nelle assemblee degli investitori.

L’ALLOCAZIONE – Il portafoglio high-conviction punta a possedere tra 40 e i 60 titoli, con un’allocazione diversificata per paese e elevato active share. Il rendimento lordo del Global Emerging Markets Representative Account negli ultimi 12 mesi è stato del 25,5%, rispetto al 16,3% dell’indice MSCI Emerging Markets. Il tema di investimento più importante del portafoglio attualmente è la tecnologia, il che riflette l’importanza di questo settore per i mercati emergenti. Una delle holding più grande è il player cinese dell’e-commerce Alibaba, che ha beneficiato di una crescita esponenziale degli acquisti online, di una maggior penetrazione nella Cina rurale e di un aumento nel numero di clienti paganti per il suo cloud business. “Da una prospettiva di governance, la società ha mostrato un crescente volontà di migliorare la trasparenza, cosa che ovviamente apprezziamo” dichiara Kim Catechis, commentando così il lancio del nuovo fondo: “Le società dei mercati emergenti sono già dominanti in molte industrie, e stanno lottando per esserlo in molte altre. Servizi bancari, beni strumentali ed energia sono solo alcune delle aree che presto saranno guidate dal mondo in via di sviluppo. La sfida per gli investitori è tradurre il vantaggio competitivo dei mercati emergenti in ritorni reali e sostenibili – e crediamo che la nostra strategia sia in questo senso la soluzione giusta”. Matteo Lenardon, deputy country head Italia di Legg Mason, aggiunge: “I mercati emergenti sono molto importanti nell’agenda dei nostri clienti, e noi siamo contenti di poter permettere ai nostri clienti di beneficiare dell’intelligente processo di investimento di Martin Currie. Le compagnie del fondo Global Emerging Markets non si comportano necessariamente come le controparti dei paesi sviluppati, e spesso si trovano di fronte a sfide e opportunità molto diverse. Per navigare in maniera sicura questo contesto i gestori hanno bisogno di competenze specialistiche, una comprensione minuziosa delle singole compagnie e dei loro rischi e, forse più di ogni altra cosa, di grande esperienza”.


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