Morris (Bnp Paribas Am): “2018, la ripresa continua”

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Attenzione ad alcuni rischi: in particolare al ritorno dell’inflazione e a un eccesso di zelo da parte delle banche centrali.

Chiara Merico di Chiara Merico13 dicembre 2017 | 10:33

RIPRESA IN ATTO – Il 2018 si presenta all’insegna di una ripresa globale sincronizzata e ciclica, che invita però a fare attenzione ad alcuni rischi: in particolare al ritorno dell’inflazione e a un eccesso di zelo da parte delle banche centrali. Ne è convinto Daniel Morris, global investment strategist di Bnp Paribas Asset Management, che ieri ha incontrato la stampa specializzata a Milano.

ALTRI 3 RIALZI DALLA FED – Dal punto di vista macro, gli Usa mostrano dati economici leggermente più deboli, ma sempre a livelli alti, mentre l’Europa è ormai indirizzata verso la strada della ripresa. Negli Usa la curva dei rendimenti si sta appiattendo, ma questo non implica un rischio immediato di recessione: gli occhi di tutti sono puntati sulle prossime mosse della Fed, che a febbraio vedrà Jerome Powell prendere il posto di Janet Yellen. Secondo Morris, dopo il nuovo aumento dei tassi previsto questa settimana – il terzo del 2017 – il prossimo anno la banca centrale Usa aumenterà i tassi ancora 3 o 4 volte, “ed è una buona idea quando, come in questo momento, c’è crescita ma non c’è inflazione”. Un altro tema al centro del dibattito è la riforma fiscale dell’amministrazione Trump: a questo proposito, Morris ha sottolineato che in casi come questo i mercati si possono fare influenzare dalle decisioni del Congresso, anche se non sempre, ma di certo non dalle dichiarazioni o dai tweet del presidente.

EUROPA, ANCORA QE – In Europa, secondo Morris, la crescita dovrebbe ormai continuare a un ritmo superiore al 2% per quasi tutti i Paesi, eccezion fatta per l’Italia, penultima in classifica, davanti solo al fanalino di coda, la Gran Bretagna della Brexit. Il programma di Quantitative easing messo in atto dalla Bce di Mario Draghi dovrebbe proseguire almeno fino a settembre e forse anche fino alla fine dell’anno; uno dei principali rischi per la crescita viene invece dal rafforzamento dell’euro, che se arrivasse a un livello dell’1,30 rispetto al dollaro avrebbe conseguenze non trascurabili.

EMERGENTI E CINA – I Paesi emergenti, invece, potrebbero giovarsi del progressivo indebolimento del dollaro nei confronti delle loro divise. Un altro aspetto da tenere in conto è l’andamento dell’economia in Cina, dove le riforme dovrebbero procedere a passo più spedito: nello Standing committee i membri a favore delle riforme sono passati infatti da 3 a 5. La crescita dovrebbe rallentare dal 6,5% a circa il 6% nel 2018; la seconda economia al mondo, sottolinea Morris, presenta comunque degli aspetti problematici perché non è mai molto chiaro cosa succede, sia sul fronte politico sia dal punto di vista economico.

LE SCELTE – Per quanto riguarda l’asset class azionaria, Morris sostiene che i titoli Usa hanno già prezzato lo scenario di mercato migliore, e c’è poco valore rimasto. I mercati emergenti sono caratterizzati da rischi in calo e outlook positivo. Sul fronte delle obbligazioni, molto dipenderà dalle decisioni delle banche centrali, che sembrano intenzionate a una stretta nonostante l’apparente mancanza di inflazione. Le maggiori opportunità in questa asset class si troveranno nei leveraged loans, nel credito investment grade e nel debito dei Paesi emergenti.

 

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