UBP: oro, partenza sprint a inizio 2018

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Il metallo giallo ha toccato i massimi da metà settembre 2017, alimentato da vari fattori: le costanti tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Corea del Nord, la decisione del presidente statunitense di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e, più recentemente, la minaccia di una crisi politica ed economica in Iran.

Chiara Merico di Chiara Merico10 gennaio 2018 | 14:05

MASSIMI IN AVVIO DI ANNO – L’oro ha aperto il 2018 facendo i fuochi d’artificio, toccando i massimi da metà settembre 2017, alimentato da vari fattori: le costanti tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Corea del Nord, la decisione del presidente statunitense, Donald Trump, di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e le conseguenti tensioni nel mondo islamico e, più recentemente, la minaccia di una crisi politica ed economica in Iran, spiega Névine Pollini, senior analyst commodities di Union Bancaire Privée – UBP. Questi eventi destabilizzanti hanno spinto gli investitori preoccupati a cercare sicurezza nell’oro, anche se il suo status di copertura contro le turbolenze geopolitiche non si è rivelato molto affidabile negli ultimi tempi. Ciononostante, l’oro rimane comunque il bene rifugio più sicuro se una di queste situazioni dovesse dar luogo a una crisi vera e propria. Ulteriori e più probabili fattori di supporto al rally dell’oro sono stati il recente calo del dollaro ai minimi in tre mesi e l’appiattimento della curva dei rendimenti. Stranamente, l’oro ha iniziato la scalata a metà dicembre, appena dopo il terzo rialzo dei tassi d’interesse del 2017 da parte della Fed, mentre il rendimento dei titoli di Stato decennali Usa provava ad avvicinarsi al 2,5%. Ciò non solo era indice di una crescita economica globale continua e sincronizzata, ma indicava anche che il disegno di legge sulla riforma fiscale da poco approvato poteva dare nei prossimi anni un ulteriore slancio all’economia e all’inflazione americana. I rendimenti più elevati sono stati sostenuti anche dalla prospettiva di un aumento del debito per finanziare la riforma fiscale, che, secondo il Congressional Budget Office, incrementerebbe il rapporto disavanzo/Pil dal 3,5% nel 2018 al 5,5% nel 2020. Le minute della riunione del 12-13 dicembre del FOMC, hanno confermato che la maggior parte dei membri del Comitato rimane ottimista sull’andamento dell’economia statunitense e mantiene “un approccio graduale per alzare gli obiettivi di riferimento”. Nel 2018, la Fed dovrebbe continuare a ridurre il proprio bilancio e procedere con tre rialzi dei tassi, come attualmente previsto dal dot plot. Tuttavia, alcuni membri del FOMC hanno espresso preoccupazione per i rischi legati ad un ritmo più rapido di rialzo dei tassi d’interesse, tra cui ad esempio “la possibilità che le pressioni inflazionistiche crescano eccessivamente se la produzione aumentasse ben oltre il massimo livello sostenibile”. Ciò potrebbe avvenire a seguito di stimoli fiscali (il piano di riforma dovrebbe infatti incoraggiare consumi e investimenti) o essere reso più probabile dalle condizioni favorevoli ancora predominanti sui mercati finanziari.Per tutti questi motivi manteniamo un atteggiamento molto cauto nei confronti dell’oro, visto che riteniamo che il suo andamento verrà trainato soprattutto dal ciclo di irrigidimento della Fed e dal suo conseguente impatto sul dollaro. Ultimamente le tensioni geopolitiche e l’andamento incerto delle cripto-valute, a cui si sono aggiunti i tradizionali acquisti in Cina prima del Capodanno Lunare, hanno sostenuto l’oro come bene rifugio. Nel più lungo termine, tuttavia, siamo convinti che l’oro si stabilizzi in una fascia compresa tra i 1.100 e i 1.350 dollari, con un rialzo limitato nei prossimi anni.

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