Fondi, fuga dai bond high yield

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I deflussi netti registrati nella seconda settimana di febbraio sono stati superiori ai 10 miliardi di dollari, scrive Epfr Global nel suo ultimo rapporto, segnalando che si tratta della seconda peggior performance di tutti i tempi.

Chiara Merico di Chiara Merico21 febbraio 2018 | 09:38

FUGA DAI FONDI – Gli investitori fuggono dai fondi che investono in obbligazioni high yield. Come spiega Il Sole 24Ore, i timori di rialzo dei tassi negli Usa dopo la risalita dell’inflazione hanno innescato un’ondata di riscatti da questi prodotti. I deflussi netti registrati nella seconda settimana di febbraio sono stati superiori ai 10 miliardi di dollari, scrive Epfr Global nel suo ultimo rapporto, segnalando che si tratta della seconda peggior performance di tutti i tempi, da agosto 2014, quando i fondi che investono in questo genere di bond subirono riscatti netti per 11,38 miliardi di dollari in una settimana.

UN MERCATO DI GRANDI DIMENSIONI – Il mercato dei bond high yield – ad alto rendimento, quindi ad alto rischio – è cresciuto a dismisura negli ultimi anni, nota il quotidiano finanziario. Il 2017 in particolare è stato un anno da record in termini di emissioni, con oltre mille operazioni su un controvalore collocato pari a 508 miliardi e 552 milioni di dollari. Nel giro di 10 anni c’è stato un raddoppio. Un exploit che è coinciso con il crollo dei rendimenti dei titoli di Stato in tutto il mondo per effetto delle politiche monetarie ultraespansive delle banche centrali (Fed, Bce e Bank of Japan). Nel 2007 oltre l’80% dei titoli che facevano parte dell’indice Bank of America Global Bond aveva un tasso superiore al 4%. Oggi la percentuale di questi titoli si è ridotta a un misero 5%. In questo contesto gli investitori a caccia di rendimento hanno dovuto prendersi sempre più rischi, scegliendo appunto i bond high yield. Ma questa situazione ha creato moltissime distorsioni: la corsa ai bond high yield ha compresso notevolmente rendimenti e spread favorendo il ricorso all’indebitamento da parte delle imprese e ciò a lungo andare ha portato a un peggioramento della qualità del debito in circolazione. In un recente studio gli analisti di S&P Global Ratings hanno calcolato che oggi il 37% del debito corporate mondiale in circolazione risulti emesso da aziende che hanno un elevato grado di leva finanziaria. Ossia che, in termini di rapporto tra debito e utili, sono considerabili ad alto rischio insolvenza. In questa situazione, se la Fed alza i tassi più rapidamente del previsto le condizioni di accesso al credito per molte aziende Usa diventeranno peggiori, rendendo quindi più difficile rifinanziare il debito. C’è poi il rischio di mercato che potrebbe derivare da un’ondata di vendite, con le quotazioni delle obbligazioni corporate che sono lievitate negli ultimi anni.

 


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